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298 - 05.05.06


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Se gli effetti sono inintenzionali

Paolo Natale con
Mauro Buonocore



“Siamo alle prese con l’ultimo regalo avvelenato di Berlusconi”. La sera del 10 aprile scorso, mentre le previsioni continuavano a fallire e la tensione saliva, il sistema elettorale sembrava il vero protagonista. Dalle parole di Daniele Capezzone tutta l’amarezza e il disappunto per quella legge che aveva provocato tante polemiche nel momento in cui venne promossa dal governo. Proporzionale pieno, liste bloccate, premi di maggioranza diversi, nazionale alla Camera e regionale al Senato. Alla fine il risultato è venuto fuori, l’Unione ha prevalso di pochissimo al Senato, ma si è sfiorato un clamoroso nulla di fatto se le due coalizioni si fossero aggiudicate ciascuna una maggioranza. E se la legge elettorale è stato il protagonista del thriller elettorale, il Parlamento ne è forse la vittima principale. Così spiega Paolo Natale, docente Metodologia della ricerca sociale e Analisi dei sondaggi alla Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Milano, che prima delle elezioni ha analizzato con attenzione questo proporzionale sulle pagine del quotidiano Europa, e noi abbiamo cercato per analizzare il risultato elettorale.

“Il sistema elettorale è stato un vero protagonista perché ha determinato la composizione di Camera e Senato in maniera significativa, direi addirittura stravagante. Pensiamo ad esempio a quanto è successo per il Senato: prima che fossero conteggiati i voti degli elettori residenti all’estero una piccolissima maggioranza di voti aveva conferito una minima maggioranza, di un solo seggio, al centro destra. Alla Camera, invece, una vittoria conseguita ugualmente con un minimo scarto di consensi ha dato all’Unione un’ampia maggioranza. Nei fatti il nuovo Parlamento è un po’ la vittima di questa legge un po’ balzana che si sono inventati”.

Certo non si può dire che il nuovo sistema, con tutte le sue peculiarità, abbia favorito una parte politica o l’altra. Certamente, sostiene il prof. Natale, era strutturato per avvantaggiare la Casa delle Libertà che “è meno capace di portare a sé voti di coalizione di quanto non sappia fare il centro sinistra; però gli effetti pratici hanno portato un risultato del tutto opposto: l’Unione ha vinto, mentre con il vecchio sistema misto, maggioritario e proporzionale, avrebbe certamente ottenuto di meno. La cosa si fa un po’ ingarbugliata. La Casa delle Libertà ha fatto una riforma elettorale in tutta corsa a pochi mesi prima delle elezioni, mentre invece gli sarebbe convenuto votare con la vecchia legge? “Noi adesso basiamo il nostro ragionamento sui partiti e non sulle coalizioni – spiega Natale – ma se parlassimo soltanto delle due coalizioni che stanno dietro ai due candidati premier, il potenziale del centro sinistra è molto più elevato e quindi credo che avrebbe vinto lo stesso, ma con un margine di seggi molto più limitato alla Camera e, al contrario, assai più ampio al Senato”.

Una delle chiavi per capire gli effetti dei questo sistema elettorale sul risultato finale sta nel premio di maggioranza, nazionale alla Camera e regionale al Senato. “Da una parte, il premio su base nazionale ha consentito all’Unione di raggiungere almeno 340 seggi alla Camera, una solida maggioranza con pochi voti di differenza sugli avversari” sottolinea il prof. Natale, e continua: “Al Senato però, il premio calcolato su base regionale ha consentito all’Unione di giungere anche lì a una vittoria, se pur risicata. Ma se invece il premio fosse stato nazionale, la Casa delle Libertà, che al Senato ha avuto più voti in assoluto degli avversari, avrebbe vinto provocando due maggioranze diverse nelle diverse camere e quindi sarebbero state necessarie nuove elezioni”.

E se guardiamo ai numeri dei partiti che cosa possiamo notare?
“Si parla molto spesso del fatto che il centro destra abbia tenuto bene, ma io non sono molto d’accordo” risponde Paolo Natale invitando a leggere i numeri: “Confrontando le ultime elezioni con i risultati del 2001, vediamo che Forza Italia ha perso un milione e mezzo di voti, e molti sono gli elettori che hanno cambiato il loro voto. Certo – continua il professore – dobbiamo sottolineare una buona tenuta del voto di coalizione, superiore a quella del voto intracoalizionale, in altre parole possiamo notare un passaggio di voti tra partiti dello stesso schieramento. Questa, però, è da un po’ di tempo una caratteristica dell’elettorato italiano che si sente più vicino a una coalizione che a un partito. Questa caratteristica era presente già cinque anni quando privilegiò Forza Italia, mentre quest’anno se ne è giovata l’Udc. Ma il fatto più interessante di queste elezioni – conclude il prof. Natale – è il ridimensionamento del centro destra”.


 

 

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