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298 - 05.05.06


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Partito democratico. Subito

Enrico Morando



Questo articolo è tratto dal sito dell'associazione Libertą Eguale, dalle cui pagine il leader della corrente liberal-riformista dei Ds, Enrico Morando, esprime la necessità della formazione del Partito Democratico.

Il risultato elettorale consegna al centro sinistra il diritto e dovere di governare. Ma il Paese è allo stremo: non cresce a ritmi accettabili da più di dieci anni; è seduto su se stesso e sulle sue mille corporazioni, chiuse ai giovani e incapaci di premiare il merito; è politicamente diviso tra due schieramenti (e questo va benissimo) che non si riconoscono reciprocamente (e questo va malissimo). Di fronte a questo Paese, il governo Prodi può farcela solo se, nel centro sinistra, prende corpo un grande partito riformista, che sia garanzia di cambiamento (i partiti così come sono non sono capaci di produrlo) e di stabilità (senza un partito egemone, il centro sinistra è esposto a tutti i venti).

Il voto dimostra non solo la necessità del partito democratico, ma anche la possibilità. Riassumo le obiezioni che si sono sempre avanzate alla proposta del partito democratico. La prima: col proporzionale, due più due non ha mai fatto quattro. La lista dell'Ulivo prenderà meno voti dei due partiti separati. La seconda: con la lista dell'Ulivo e del futuro partito democratico, si apre una voragine a sinistra, perché il partito democratico è inesorabilmente percepito come “moderato”. La terza: la lista dell'Ulivo è una stanca riedizione del compromesso Dc-Pci e i “laici” non la voteranno. La quarta: senza un partito di “centro” - la Margherita - chi intercetterà i voti in uscita da Forza Italia? Le risposte stanno nei numeri: 1) Ulivo 31,42% dei voti. Ds più Margherita, al Senato, 28,22%. Sia detto solo per inciso: con questi numeri, il centro sinistra, con la lista dell'Ulivo in entrambi i rami del parlamento, avrebbe vinto le elezioni anche al Senato; 2) Rifondazione Comunista, al Senato: 7,37%. Alla Camera: 5,84%. In cifra assoluta: alla Camera Rifondazione Comunista raccoglie 2.229.604 e al Senato 2.528.624. Sì, avete letto bene. Sono di meno alla Camera, con quattro milioni di aventi diritto in più, che al Senato. E, siccome è impossibile che tra i giovani elettori Rifondazione Comunista non abbia preso un voto, questo significa che ci sono migliaia e migliaia di elettori della lista dell'Ulivo che, al Senato, hanno votato Rifondazione Comunista. Tutti “moderati”?; 3) Rosa nel pugno, alla Camera: 2,60%. Al Senato: 2,49%. Uno scostamento irrilevante, malgrado tutta la campagna elettorale si sia concentrata sul voto “laico” alla Camera per la Rosa nel pugno; 4) Al Senato, il centro destra sopravanza il centro sinistra piuttosto nettamente. Alla Camera, vince il centro sinistra di venticinquemila voti. Al Senato, la Margherita era presente con la sua lista. Alla Camera, c'era l'Ulivo. Chi ha intercettato più voti in fuga da Forza Italia?

Così, i numeri fanno giustizia di tutte e quattro le obiezioni. Quindi, il partito democratico è possibile. Poi, si può non essere capaci di farlo. Ma questo è un'altra questione.

 

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