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297 - 14.03.06


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Fede e ragione in
dialogo a New York




“Come testimoni delle verità del cuore e come maestri del linguaggio, gli scrittori possono aiutare a colmare le distanze tra la passione della fede e la chiarezza della ragione”. E’ dedicato a fede e ragione il Pen World Voices 2006, il convegno organizzato ogni anno dal Pen American Center, la prestigiosa associazione letteraria newyorkese. Dal 25 al 30 aprile, al New York Festival of International Literature, si alterneranno scrittori e pensatori di fama mondiale, come Amartya Sen e Hans Magnus Enzensberger.

“Ragione e fede sono sempre coesistite in una difficile simbiosi. In ogni era le persone hanno cercato di trovare delle ragioni per spiegare le propri più profonde credenze – spiega il Pen presentando l’evento – Ma, come diceva Pascal, il cuore non risponde sempre agli argomenti della ragione. Oggi nel mondo fede e ragione sembrano sempre più estranei. Le religioni competono con la scienza. Fondamentalisti, postmodernisti e realisti geopolitici mettono tutti in discussione i punti di riferimento liberali e umanisti, come democrazia, uguaglianza e diritti umani. Le vecchie e le nuove ortodossie si combattono. Mentre i fanatismi religiosi seminano violenza, i sogni della ragione producono tecnologie amorali tanto terribili quanto gli inferni delle religioni”.

Il Pen, fondato nel 1922, riunisce circa 3000 scrittori, editori e traduttori di rilievo, promuove la comprensione tra i popoli ed è stato diretto negli ultimi due anni dal romanziere indiano Salman Rushdie (sta per passare il testimone a Ron Chernow). Si parte martedì 25 con Salman Rushdie e il turco Orhan Pamuk. Mercoledì si parlerà della religione come oggetto della scrittura, e della fede in America e nel mondo: interverranno tra gli altri il tedesco Hans Magnus Enzensberger, il polacco Adam Michnik, l’americano E. L. Doctorow, l’israeliano David Grossman, il britannico Martin Amis. Del multiculturalismo e dei limiti della tolleranza parlerà, giovedì, il tedesco-iraniano Navid Kermani. Sabato discuteranno di religione e libertà d’espressione l’olandese Ian Buruma e lo svizzero Tariq Ramadan, mentre domenica chiuderanno la 5 giorni nwyorkese Salman Rushdie e l’indiano Amartya Sen, Nobel per l’economia.

Per l’Italia saranno presenti Roberto Calasso, Melania G. Mazzucco e Gianni Riotta. Ha invece declinato l’invito l’editorialista del Corriere della Sera Magdi Allam, in aperta polemica con l’invito rivolto dal Pen a Tariq Ramadan. Nato a Ginevra nel 1962, Ramadan è nipote di Hasan al Banna, il fondatore dei Fratelli musulmani. Ha scritto più di 20 libri sull’Islam (tra cui “Essere musulmano europeo”) ed è visiting fellow ad Oxford. Professore di studi islamici all’Università di Notre Dame (in Indiana), fu costretto ad abbandonare quando gli Stati Uniti gli revocarono il visto nel 2004 applicando il Patriot Act, che permette al governo di bandire dagli Usa scrittori e studiosi stranieri che si mostrano critici verso le politiche americane: per molti, infatti, Ramadan è un estremista, per aver peraltro definito “giustificabili”, in un suo noto libro, i kamikaze palestinesi. Non la pensa così il premier britannico Tony Blair, che lo ha arruolato in una task force che sta studiando le radici del fondamentalismo islamico nel Regno Unito. Non la pensa così il Pen, che invitandolo a New York sfida nuovamente il Patriot Act, contro il quale è impegnato in una battaglia legale. La pensa così, invece, Magdi Allam, che dice di non voler “legittimare” Ramadan. Allam, egiziano, è ostile al movimento dei Fratelli Musulmani, ed è stato accusato pubblicamente di essere un “bugiardo” dallo stesso Ramadan, verso il quale aveva scritto interventi molto duri..

Salman Rushdie, padrone di casa, ha cercato di convincere Magdi Allam, che però è rimasto sulle sue posizioni e non andrà a New York. Il commentatore del Corriere vive da alcuni anni sotto scorta, per esser stato minacciato tempo fa da un fondamentalista islamico. Curioso che non si sia fatto convincere da Rushdie, che, pur essendo il simbolo mondiale dei “ricercati” dal fondamentalismo islamico (sulla sua testa ancora pende, parzialmente revocata, la fatwa khomeinista), ha voluto fortemente lo scomodo Ramadan all’incontro di New York. In nome della libertà d’espressione.
(dcp)


 


 

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