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294 - 17.02.06


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I commenti
della stampa araba

A cura di Samiha Khalil



Da giornali e siti internet del mondo arabo, i commenti e le osservazioni di intellettuali, politici, giornalisti sull’esito delle elezioni palestinesi.
Ne proponiamo qui una breve rassegna.


“Il risveglio da un’illusione”
La vittoria di Hamas ha annunciato la fine di una fase politica all’interno del movimento palestinese, in cui Fatah ha fallito nel gestire le negoziazioni di pace e nel formare un leadership pulito. Ciò non sminuisce il ruolo negativo che ha avuto Israele nell’ostacolare qualsiasi tentativo di negoziazione e nell’attaccare la leadership, dimostrando di non volere, realmente, dialogare con palestinesi moderati. Il popolo palestinese ha trovato in Hamas la sua salvezza, dopo il continuo peggioramento della sua vita, un movimento attivo in grado di aiutare il popolo. La vittoria di Hamas è, solamente, il risveglio dall’illusione del processo di pace. (…)
Credo che Hamas abbia avviato un cammino verso la moderazione e la maturazione, i suoi portavoce hanno dichiarato di voler trattare una tregua a lungo termine, la domanda è: Israele intende sfruttare questa opportunità? Hamas adesso ha l’appoggio della popolazione ed è in grado di mantenere la sicurezza se Israele accetta di fare alcune rinunce. L’Europa e l’America dovrebbero maturare una loro posizione, e non considerare Hamas un movimento terroristico, come ha fatto il ministro degli esteri spagnolo quando prima delle elezioni ha detto: “se vincesse Hamas, l’intero mondo dovrebbe aprire bene gli occhi”. (…)

Per quanto riguarda la Road Map, Israele aveva ucciso l’idea tempo fa, perciò riavviare il processo di pace deve avere nuove basi, tra le quali mettere fine agli assassini e il ritiro dai territori ancora sotto occupazione. La palla sta nelle mani d’Israele e la scelta davanti ad essa è molto chiara. Spero che i palestinesi riescano ad arrivare ad una posizione unica e dire al mondo: “questa è la nostra posizione e adesso dovete scegliere voi”.
(Patrick Seale – irlandese, esperto di Medio Oriente – su Al-Jazeera.net, 28 gennaio 2006)


“Come nel ’48, una svolta democratica”
La vittoria di Hamas mi ricorda la svolta politica del dopo ’48, è l’inizio di un cambiamento democratico nella regione, e una dimostrazione che la svolta accada sempre in seguito ad una disgrazia palestinese. È la prima vera caduta di un governo arabo in seguito a delle elezioni libere e pulite. Hamas ha vinto perché la sua agenda politica non trovava solamente il consenso della maggior parte dei palestinesi, ma di tutti gli arabi, favorendo il boicottaggio d’Israele, la resistenza e la fede islamica, e rifiutando le negoziazioni e Oslo.
La vittoria di Hamas favorisce la posizione della Palestina, e dimostra l’inattendibilità dei centri di studio e ricerca finanziati dall’America. Hamas, comunque, modificherà la sua agenda, non totalmente come ha fatto Fatah, ma la migliorerà, anche per le negoziazioni, in un modo diretto o indiretto.
Hamas si è dimostrata realistica, mantenendo le condizioni della tregua, non ha lanciato dei missili e non ha mandato i kamikaze a partire dal momento in cui Israele ha smesso di commettere assassini e ha iniziato a trattare con i rappresentanti di Hamas all’interno dei comuni in Cisgiordania. (…)
Se la comunità internazionale sospenderà gli aiuti non farà che migliorerà la posizione di Hamas, causando il fallimento dell’Anp che perderà il controllo sui gruppi estremisti, e allora, la sua unica scelta sarà tornare all’uso degli armi.(…)
Le prime tre prove che Hamas dovrà affrontare saranno:
1. eliminare la corruzione all’interno dell’Anp,
2. gestire i rapporti con il mondo esterno,
3. trovare una soluzione per la tregua interrotta. Rinnovarla o meno?
(Abd al-Bari Attwan,
direttore del quotidiano “al-Quds al-Arabi”)


“Hamas dimostri di essere all’altezza della politica”
La vittoria di Hamas è un mutamento radicale sia per le forze internazionali sia per quelle arabe responsabili. Ma il largo risultato di Hamas è conseguenza ovvia del comportamento irresponsabile dell’Autorità palestinese che non ha saputo mantenere la sua posizione, e delle forze internazionali che non hanno saputo gestire il processo di pace e hanno voluto isolare il popolo palestinese; e non sottovalutiamo il ruolo negativo d’Israele e gli Stati Uniti che hanno rifiutato di trattare con gli arabi moderati.(…)
Hamas ha trovato nelle elezioni l’opportunità che cercava per migliorare la sua posizione, e non ha sorpreso il popolo palestinese che, anzi, ha manifestato il suo bisogno di tranquillità e maggior attenzioni per i problemi interni della vita quotidiana. Hamas non ha fatto altro che leggere i segnali che il popolo palestinese aveva inviato.
Dopo la vittoria, Hamas si troverà a governare e dovrà trovare un modo realistico per farlo, confrontandosi con la realtà dei fatti, altrimenti, condannerà il popolo palestinese all’esclusione. (…)
Alcuni paesi arabi troveranno difficoltà nel trattare con Hamas, specialmente, Giordania ed Egitto in particolare; altri paesi non si troveranno in posizioni imbarazzanti, a meno che non debbano fare una scelta chiara nel caso emergesse su Hamas una diretta influenza dell’Iran.(…)
La prima prova che affronterà Hamas sarà dimostrare, realmente, d’essere all’altezza della situazione, a costo di perse parte dei suoi sosteniotori che lo vedono solo come un movimento armato.
Abd al-Wahhab Badrakhan
(Vice direttore
del quotidiano “Al-Hayat”)


“Hamas vicina al popolo”

La vittoria di Hamas è il risultato del suo comportamento pulito, dimostrazione dell’interesse che spende per il popolo palestinese.
Inoltre, Hamas, con i suoi ideali, rappresenta la maggior parte del popolo palestinese che rifiuta riconoscere lo stato d’Israele e rifiuta di rinunciare ai suoi diritti com’è successo ad Oslo.
Secondo Hamas, la resistenza continua perché la battaglia continua, a meno che il fuoco non venga interrotto da parte degli israeliani. (…)
Hamas è capace di gestire un nuovo governo, vista l’esperienza e la qualifica dei suoi membri, il problema sta nella gestione della politica estera.
La prima prova che dovrà affrontare Hamas è nel trovare un modo per trattare con Fatah e gestire il sistema di sicurezza attualmente controllato dal partito perdente.
(Azzam al-Tamimi Presidente
dell’Istituto del Pensiero politico islamico di Londra)


“Che volto avrà il nuovo governo?”

Quel ch’è successo annuncia l’inizio di una nuova era.(…) Hamas non rinuncerà a formare il nuovo governo per non deludere chi l’ha eletto.
Ora Hamas è obbligato a ristudiare la sua posizione, e l’interferenza di Fatah nel governo la costringerà a modificare la sua agenda per formulare un programma accettato da entrambe le parti. Per quanto riguarda le promesse internazionali dell’Autorità, Hamas le studierà con i suoi membri e alleati, ma non potrà decidere il futuro della Palestina da solo.
La posizione degli Stati Uniti è chiara: non si tratta con i terroristi, ma gli Stati Uniti hanno rifiutato di trattare anche con Arafat che negoziava con Israele. La posizione americana potrebbe essere identica a quella adottata con il Libano: trattare con il governo e boicottare i ministri di Hizbolla.
Hamas cercherà d’interferire nella gestione del sistema di sicurezza, assumendo i suoi membri all’interno delle forze dell’ordine per arrivare all’equilibrio cercato. La domanda principale è: che volto avrà un governo che deve essere abbastanza convincente per gli elettori che credono che il primo obiettivo di Hamas sarà al liberazione della Palestina?
(Fahmi Hwayydi, intellettuale islamico)

“È la fine di Hamas?”
È una svolta nella storia del popolo palestinese. L’Olp è ancora riconosciuta come l’unico rappresentante del popolo palestinese, e intende portare l’esperienza di Hamas al fallimento. L’esistenza di due poteri all’interno dell’Autorità, un presidente e un parlamento entrambi eletti dal popolo, forse porteranno a ciò. Fatah cercherà di mantenere il suo ruolo nell’Autorità, lasciando a Hamas un ruolo marginale, e il presidente cercherà di controllare le forze dell’ordine e i rapporti internazionali, sfruttando la sua posizione di presidente eletto direttamente dal popolo.
(Yaser al-Zatara
analista politico)

“Soluzioni a ciò che Fatah non ha saputo risolvere”
Gli Stati Uniti hanno dichiarato di non voler trattare con un governo
formato da un gruppo islamico come Hamas e in questa dichiarazioni li hanno seguiti gli alleati europei.
Il problema è che la minacce economiche di Stati Uniti ed Europa
dimostrano che Hamas merita d’essere eletta, per la sua onestà, per il lavoro svolto per il puro interesse del popolo palestinese svolto negli ultimi anni.
Quando gli Stati Uniti pretendono che Hamas riconosca lo stato di Israele dimostrano di non aver capito che cosa il movimento rappresenta, ed è ancora più strano che esponenti di Fatah chiedano ad Hamas di accettare le vecchie posizioni dell’Anp. Non dimentichiamo che Hamas è nato ed ha vinto le elezioni proprio con l’intento di risolvere i problemi che Fatah non ha saputo risolvere.(…)
(Azzam al-Tamimi sul quotidiano
“Al-Quds al-Arabi” del 31 gennaio 05)

 

 

 

 

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