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293 - 03.02.06


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Fatah non ha saputo
parlar chiaro. E prederà

Samir al Qaryouti
con Mauro Buonocore



Per vincere le elezioni bisogna saper parlare alla gente comune, bisogna saper cogliere i bisogni più gravi, impellenti, pesanti. Ecco perché, secondo Samir al Qaryouti, Hamas vincerà le prossime elezioni in palestinesi. Giornalista palestinese, esperto di politica internazionale e di questioni arabe, al Qaryouti, guarda al prossimo turno elettorale che deciderà il nuovo governo dell’Anp: al-Fatah in forte crisi, Hamas si presenta come favorita, ma le incertezze e i dubbi sono tanti. E non è affatto sicuro che le elezioni si faranno.

Il popolo palestinese si avvicina alle elezioni, quale clima prepara l’apertura dei seggi?

Il clima è di attesa in un quadro generale di altissima tensione, tanto per i movimenti interni ad al Fatah, quanto per la guerra in Iraq e la preoccupazione che nasce dai rapporti tra l’Iran e Occidente; la situazione appare poi ancora più complicata se si prendono in considerazione i riflessi che possono avere sulla realtà palestinese i rapporti tra Siria e Libano e tra Siria e mondo occidentale, Stati Uniti in modo particolare. Questo è il quadro generale aggravato, per di più, da una crisi di potere interna all’Anp che, dopo la morte di una personalità carismatica e dalla notevole intelligenza politica come Arafat, soffre un vuoto di leadership.

Sta dicendo che l’Anp non ha una vera e propria guida?

Conosco profondamente la realtà dell’Anp, per molto tempo l’ho vissuta in prima persona e posso dire chiaramente che una leadership vera e propria non esiste. Lo dimostra il fatto che al Fatah non svolge alcun congresso, tutte le strutture del movimento sono paralizzate da almeno diciotto anni, in altre parole l’organizzazione politica di al Fatah è smantellata.

Con quale prospettiva allora al Fatah si presenta alle elezioni?

Al Fatah si presenta alle elezioni senza programma politico, nel bel mezzo di una crisi che definirei cronica, se non addirittura irreversibile. Per rendersi conto delle condizioni in cui versa il movimento basta guardare al modo in cui sono state condotte le primarie. È stato un vero e proprio scandalo: nessuno tra gli sconfitti ha accettato i risultati che sono nati da un disordine totale, fatto di attacchi ai centri elettorali. Il peso di al Fatah, poi, è nella diaspora, nell’esilio, nei palestinesi che vivono in paesi arabi e non, in Giordania, soprattutto, in Siria e Libano, ma anche in Europa e nelle Americhe. Nessuno di questi palestinesi è stato interpellato sulle primarie, come se non esistessero affatto o il loro parere non avesse alcuna importanza. Molti simpatizzanti, molti di coloro che in passato avevano fiducia nel movimento fondato da Arafat rifiuteranno questo modo di agire e dirigeranno il loro voto altrove. Al Fatah è paralizzato, così come sono in crisi i gruppi politici che stanno più a sinistra, come il Fronte popolare e il Fronte democratico. Hamas è la sola a stare in piedi con forza, questa è la verità.

Se cresce il peso politico di Hamas è anche grazie alla crisi di al Fatah?

Nelle condizioni imposte dagli accordi di Oslo, Hamas ha saputo fare un lavoro profondamente politico nelle strade, nelle piazze, nei campi profughi, dove ha sempre saputo parlare chiaro. La loro forza viene dal fatto che sanno usare un linguaggio semplice, trasparente, molto comprensibile per l’intellettuale, ma anche e soprattutto per i contadini e per la gente comune. Molti dirigenti politici di al Fatah e dell’Anp, purtroppo, davanti alle telecamere parlano di riforme, di democrazia e di trasparenza, mentre le spese dei loro figli basterebbero a sfamare interi campi profughi. I palestinesi che vanno a votare si portano dietro le difficoltà delle loro vite quotidiane, non le belle parole che sentono in tv. Credo che puniranno con il loro voto molti candidati tra quelli che si fanno belli di fronte alle telecamere.

In sostanza che cosa dobbiamo aspettarci da queste elezioni? Quale risultato?

Innanzitutto non è scontato che le elezioni si facciano, e io personalmente sono convinto che non si faranno.
Tutti sono d’accordo nel dire che non si possono svolgere elezioni civili e democratiche in presenza di carri armati, ma non c’erano altre date possibili, Abu Mazen stesso ha dato la sua parola a favore di questa tornata elettorale, ma possiamo fare una previsione su chi sarà il vincitore e in molti non vogliono che l’esito più prevedibile si realizzi. Non mi stupirei affatto se un attentato o un fatto cruento poco prima della data prevista per le elezioni faccia saltare il turno elettorale.

A sentire le sue parole la vittoria di Hamas è abbastanza scontata.

Una cosa è certa: al Fatah perderà molti seggi. Hamas non raggiungerà la maggioranza nel Consiglio legislativo, ma riuscirà comunque a farvi sedere persone molto battagliere, combattenti politici. È chiaro che se le elezioni saranno democratiche, trasparenti, vere, Hamas andrà incontro a una vittoria che fa molto paura. Ma da tempo ci sono molte trattative per fare in modo che il governo dell’Anp non le cada tra le sue mani.

Il presente offre molti dubbi, e le sue parole lasciano poche speranze. Cosa dobbiamo aspettarci dal futuro?

Il 2006 sarà un anno drammatico per il Medio Oriente e il problema palestinese continua ad essere, insieme all’Iraq, il centro di questa crisi. L’augurio è che ci si possa avvicinare a una soluzione concreta, ma la realtà ci dice che non esistono condizioni reali per una prospettiva di pace che possa tranquillizzare tutti. La guerra in Iraq, la questione siriana, e le tensioni iraniane, le crisi africane e i problemi interni all’Egitto. Tutto questo non incoraggia nessuno e non lascia barlumi di speranza a chi ne ha bisogno estremo, come il popolo palestinese che vive ancora senza diritti.


 

 

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