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282 - 27.07.05


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Come si riavvicinano
Francia e Uk

Luca Sebastiani


Solidarietà totale. Dopo l’esplosione delle bombe nella metropolitana di Londra, quella dei francesi, per mezzo dei loro rappresentanti, è stata una reazione unanime e immediata, volta a esprimere un sentimento di amicizia incondizionata nei confronti dei cittadini e delle istituzioni britanniche.

Intervenuti proprio nel momento di massima tensione tra i leader dei due paesi, Tony Blair e Jacques Chirac – che incarnano due visioni del mondo differenti e concorrenti nella conquista dell’egemonia nel quadro dell’Unione europea e non solo – gli attentati londinesi hanno avuto come effetto immediato quello di riavvicinare Francia e Gran Bretagna e ricompattarli intorno alla comune difesa dei valori democratici e civili.

La mattina dello scorso giovedì le pagine della stampa francese rappresentavano sulle proprie “prime” l’ennesimo scontro epico con i vicini d’oltre Manica. Il giorno precedente, infatti, a Singapore il Cio, il comitato olimpico, aveva affidato proprio a Londra il mandato di organizzare i giochi olimpici del 2012, con grande scorno dei francesi che su quel ruolo avevano puntato con ampiezza di mezzi e che credevano di avere la vittoria in pugno. Lo stesso Jacques Chirac era arrivato, unico Capo di Stato, a presentarsi di fronte alla commissione esaminatrice per perorare la causa parigina e poi incassare il successo dando un po’ di lustro alla propria immagine piuttosto sbiadita in patria.

Dopo l’annuncio di Singapore non si parlava d’altro: la vittoria della giovane, moderna e più liberista Europa, incarnata da Blair, su quella vecchia, decadente e più sociale rappresentata da Chirac. Il Cio sanciva un vero e proprio passaggio di testimone: dal ciclo franco-tedesco a quello anglosassone.
Questo fino alle prime notizie in arrivo d’Oltremanica.

“Questi atti sono inqualificabili, questo disprezzo della vita umana è qualcosa che dobbiamo combattere con la fermezza e la solidarietà dei paesi democratici – ha dichiarato Chirac da Gleneagles dove si svolgeva la riunione del G8 presieduta da Blair – Esprimo a tutti i londinesi, a tutti i britannici, la solidarietà, la compassione e l’amicizia della Francia e dei francesi”.

Lo stesso Bertrand Delanoë, sindaco di Parigi e esponente di punta del Partito socialista, interrogato dai giornalisti sulla decisione del Cio al suo rientro da Singapore, ha evitato le polemiche nel momento in cui “la vita è messa in causa in una città amica. La competizione è derisoria di fronte agli attentati – ha continuato Delanoë – In questo momento siamo tutti londinesi”.

Un conto è lo scontro tra due modelli economico-sociali differenti, un conto il terrorismo. Un conto è il dibattito anche aspro tra due visioni del mondo che presuppongono libertà e giustizia, un conto è che chi quei presupposti mette in discussione. La solidarietà francese agli inglesi non si è fatta attendere. Attenstazioni di amicizia sono arrivate pronte dal governo, dalle istituzioni e dalle forze politiche e i sindacati che più hanno criticato il modello anglosassone il maggio scorso nel corso della campagna referendaria per il progetto di Trattato costituzionale.

Nei giorni successivi alle esplosioni che hanno ucciso a caso per le vie di Londra, la stampa francese ha da un lato sottolineato ammirata la reazione composta degli inglesi e dall’altro mostrato come l’esito primo degli attentati è stato l’esatto contrario di quello che si attendevano probabilmente gli attentatori: l’unità dei paesi democratici per la difesa dei principi che le ispirano, vero obiettivo delle bombe.

“È la bella lezione data dagli inglesi, che hanno ereditato dai loro antenati la loro ammirabile capacità di resistere, di non piegarsi, di non farsi impressionare dalle bombe, che esse vengano dal cielo o d’altrove – scrive Liberation nel suo editoriale – Gli attentati di Londra hanno come vera conseguenza di rinforzare la coesione. Principalmente dell’Unione europea. Il Vecchio continente ha compreso che è minacciato dal terrorismo perché è la culla di questa democrazia odiata dai nemici della libertà. E che sarà più unione e cooperazione che trionferà sul terrore”.

“Come sempre in simili circostanze, i londinesi, che non hanno dimenticato né i bombardamenti tedeschi nel 1940 né gli attentati dell’Ira, hanno reagito con sangue freddo e dignità – scrive le Monde che, analizzando i passi avanti, seppur timidi, realizzatisi con la riunione “perturbata” del G8 sui temi dell’inquinamento e dell’aiuto all’Africa, spiega che questi siano stati ottenuti “come se i “Grandi” abbiano voluto sormontare i loro egoismi nazionali, cancellare le differenze classiche e inevitabili in queste situazioni”.

Unità sui principi e pausa momentanea della dialettica politica. Non c’è dubbio, però, che il dibattito riprenderà, con tutti i suoi corollari di sana asprezza. Sana perché il presupposto della libertà è solido e condiviso.
La differenza si colloca sul piano della declinazione. Per i francesi la libertà deve necessariamente accompagnarsi all’uguaglianza e, in una fase internazionale come questa, segnata dallo squilibrio massimo Nord Sud – squilibrio nel quale ogni fanatismo sguazza e trova alimento – questa idea può forse contribuire a disinnescare il terrore che la minaccia.

 

 

 

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