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282 - 27.07.05


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Cronaca da una
città silenziosa

Chiara De Felice


Questa e’ l’ultima volta
Tutti i giorni lo dici, questa è l’ultima volta. Poi sei in ritardo, non hai tempo di andare a piedi, e sulla metro ci sali, in compagnia delle migliaia di londinesi che lo fanno tutte le mattine. Però, a viverla da italiana, la metro è mostro che spaventa. Spaventa quel mondo sotterraneo senza uscite a portata di mano, spaventa la profondità delle sue gallerie. E da quando il terrorismo è diventato l’incubo degli occidentali, tutte le volte che i treni si bloccano nei tunnel, cerchi lo sguardo degli altri in cerca di qualcuno con cui condividere la preoccupazione. Ma non vedi mai una ruga sul volto degli inglesi, mai nulla li distrae dalla lettura del loro libro o dall’i-pod che hanno tutti gli uomini nel taschino, le donne nella borsetta. È difficile sconvolgere una città grande come Londra, distoglierla dal suo tran tran.

Una storia “british”
Quello che è successo, per come è successo, è un racconto molto “british”.
Ero uscita dalla metro, avevo sentito il fire alarm e avevo proseguito a piedi verso Fleet Street, la strada storica della stampa londinese. Oggi, per una strana ironia, di stampa c’è rimasta solo l’agenzia Ansa italiana, tutti gli altri quotidiani sono andati via, trasferiti nei grattacieli ipermoderni di Canary Warf, al di là dei docklands. Il fire alarm non mi aveva preoccupato, i guasti alla metropolitana sono piuttosto frequenti e quindi nessuno si preoccupa, qualcuno si infastidisce, ma si sa così è la vita del pendolare londinese. Ho cominciato a camminare verso il centro mentre vedevo file di autobus che andavano nella direzione opposta. Il cielo era grigio, pioveva, e mentre proseguivo verso Aldwich, ero sorpresa dal silenzio. La città era ammutolita. Gli autobus e le auto avevano smesso di circolare. Il silenzio era rotto solo dalle sirene della polizia. L’avessi saputo prima che era un buon segno, non mi sarei preoccupata tanto. Era il Cobra in azione, il piano del governo per isolare il punto dell’attacco. E stava funzionando alla perfezione.

Come spiegare?
Arrivo all’ufficio dell’Ansa. Ci sono state delle esplosioni nella metropolitana, un autobus è stato sventrato da una bomba. Non ci sono notizie ufficiali di vittime, ma dei testimoni dicono di aver visto dei corpi coperti di sacchi di plastica fuori dalla stazione di Aldgate, dice Sky. E mentre gli inglesi cercano di capire e di non farsi prendere dal panico, il sensazionalismo arriva dall’estero: l’Italia chiama di continuo, vogliono che qualcuno commenti i cinquanta morti e il panico nelle strade. Come glielo spieghi invece il silenzio, la compostezza, la gente che parla sottovoce?

Il giorno è arrivato.
Abbiamo notizie di sei esplosioni separate in stazioni della metropolitana e di un autobus esploso in Tavistock Square, dice il portavoce di Scotland Yard. Il giorno tanto temuto per Londra è arrivato, e a tutti è parsa una morte annunciata. Il conto alla rovescia per il 7 luglio londinese era cominciato l’11 marzo 2004 con gli attentati di Madrid. Ma Londra era pronta, come si può essere pronti a subire l’oltraggio del terrorismo.

Un nemico invisibile.
Immediatamente dopo le bombe la parola pronunciata più di frequente è stata al Qaeda. Le esplosioni che hanno colpito Londra hanno tutte le caratteristiche dell’azione terroristica che tanto si temeva. Ma la rete che fa capo allo sceicco saudita Osama Bin Laden è un nemico invisibile, che nessuno cerca nelle migliaia di volti dei musulmani britannici che vivono e lavorano a Londra. La capitale britannica, con il suo meltin’pot di razze e religioni, è da sempre il modello di società multiculturale per eccellenza, esperimento riuscito di convivenza tra le genti. Tanto che, simbolo di questi attacchi, sono diventate due ragazze, una musulmana e l’altra cristiana: le loro foto, il giorno dopo l’attacco a Londra, in prima pagina su tutti i giornali, a testimoniare come il terrorismo colpisce in maniera indiscriminata.

Last day
C’è un film ambientato nell’ultimo giorno di esistenza degli uomini, un giorno qualunque, in cui i protagonisti camminano per la città deserta, perché tutti sono chiusi in casa a passare le ultime ore con amici e parenti. Così hanno fatto i londinesi il giorno delle bombe. Alle 8 di sera la città era vuota. Ma a parte il costo umano, questo è il solo risultato che hanno ottenuto i terroristi. Giovedì sono riusciti solo a togliere agli inglesi una pinta o due di birra dopo il lavoro.

 

 

 

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