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281 - 13.07.05


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“Non esiste una
terza via per l’Ue”
Gwyn Prins con
Chiara De Felice

''L'Europa è morta, e staremo a guardare i suoi ruderi maestosi come le rovine di Ozymandias''. Dopo il discorso al Parlamento europeo del premier britannico Tony Blair, che dal 1 luglio assume la presidenza dell'Unione, andiamo a colloquio con Gwyn Prins, professore all’Istituto Europeo della London School of Economics.
Dando per spacciata l'Europa, Prins si richiama al grande faraone egizio la cui immensa statua oramai in rovina giaceva dimenticata nel deserto con su incise le parole: ''Guardate e disperate''.

Professor Prins, nel suo discorso Tony Blair ha detto che è intenzionato a 'riformare' l'Europa. Che cosa dobbiamo dunque aspettarci da questo semestre di presidenza britannico?

Il mio timore è che Blair si stia avvicinando a una missione impossibile. Ha detto al Parlamento che vorrebbe trovare una 'terza via' tra due visioni totalmente opposte del futuro dell'Europa, quella francese e quella britannica. Non credo che ce la farà. Fece la stessa cosa con il partito laburista dieci anni fa; anche allora cercava un'alternativa tra due modi diversi d'intendere la strada al socialismo, e come risultato ha ottenuto solo la morte del partito.

Che cosa vuole ottenere con la sua preannunciata strong leadership dell’Europa?

Blair sta comprensibilmente cercando qualcosa da fare quando non sarà più primo ministro del Regno Unito. Vuole seguire l'esempio di Peter Mendelson, che ora è Commissario al commercio, e avere un ruolo forte nelle istituzioni europee. Questa presidenza è dunque per lui una prova, il primo passo verso la costruzione di un ruolo credibile a livello europeo.

Blair ha detto che si celano grandi opportunità dietro la crisi europea. Lei che occasione vede?

Sono d'accordo con Blair, c'è una grande opportunità. Ma è molto difficile che i leader europei la vedano, perché si tratta di mettere in discussione ciò che intendono per 'progetto europeo'. Dopo le bocciature della Costituzione sappiamo più chiaramente cosa vuole la gente: cooperazione tra i paesi membri e un mercato comune per le merci e i servizi. Non vuole uno stato in senso politico. Dunque occorre ora dare una dimostrazione di democrazia e andare incontro a ciò che la gente vuole: 'ristrutturare' letteralmente l'Europa, eliminando parti consistenti della burocrazia e riducendo al minimo le istituzioni politiche. A partire dall'abolizione della Banca Centrale e del Parlamento oramai delegittimato, come dimostra il fatto che l'85% dei suoi membri aveva votato a favore della Costituzione che poi è stata rigettata a gran voce dai cittadini. Non ha più senso tenere in vita un'istituzione il cui unico scopo era dare l'impressione che l'azione della Commissione avesse un mandato democratico, dal momento che è stata data ampia prova del carattere fittizio di questa democrazia.

Crede che la Gran Bretagna stia cercando nell'Italia un nuovo partner?

Credo che l'Italia sia già un alleato privilegiato della Gran Bretagna. Per la prima volta dopo tanto tempo l'Italia ha un primo ministro deciso e carismatico e un periodo relativamente lungo di stabilità di governo. Ed è molto più vicina alla visione britannica sul futuro dell'Europa che non al modello francese. La discussione sull'euro, ad esempio, è già una questione centrale per l'Italia. Presto tutti dovremo affrontare il discorso sulla moneta unica, che è un progetto politico, e non economico, destinato al collasso. È impossibile infatti creare un tasso di cambio che vada bene per l'Italia così come per la Germania. Anche l'Olanda si è detta pronta a ridiscutere l'euro. D’altra parte, se si guarda alla storia, non ci sono altri esempi di una moneta che sta in piedi senza una struttura politica alle spalle.

Come cambierà il rapporto tra la Gran Bretagna, la Francia e la Germania?

Chirac e Schroeder, per ragioni diverse, sono ormai leader finiti. Chirac ha perso la sua scommessa puntando tutto sulla Costituzione ed ora è debolissimo, Schroeder perderà le elezioni contro Angela Merkel, e quando la Merkel diventerà cancelliere cambieranno gli equilibri tra i tre paesi del Nord. L'Italia si troverà a quel punto in una posizione interessante, perché la Francia sarà ancora più isolata.

Crede che siano ancora vivi gli ideali dell'Europa?

L'Europa è morta, e siamo di fronte a una grave crisi della democrazia. Quando vengono interpellati, i cittadini dicono il contrario di quanto i loro rappresentanti si affannano ad affermare. Anche il progetto federale dei padri dell'Europa, Monnet, Schuman, non esiste più. Non bisogna sottovalutare quello che è successo il primo giugno. È stato il giorno in cui l'Europa occidentale si è svegliata, e la gente si è riappropriata del proprio potere decisionale. In questo sono perfettamente d'accordo con quanto Blair ha detto al Parlamento europeo: ''La gente sta suonando le trombe fuori da queste mura, riuscite a sentirle?''. Ho paura che i leader europei non sentano nulla, e non credo che sentiranno mai qualcosa. Non ho alcuna aspettativa, e se le alternative che Blair propone sono la riforma o la morte dell'Europa, dal momento che non ritengo possibile la riuscita di alcuna riforma come la intende lui, credo che ci avviamo ad una fine inesorabile. E le istuzioni europee faranno la fine delle rovine di Ozymandias, l'ennesimo monumento alla follia dell'ambizione politica dell'uomo.

 

 

 

 

 

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