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278 - 31.05.05


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Tredici argomenti
per il referendum

Guido Martinotti



Spicca la violenza, per verità niente affatto cristiana, con la quale Avvenire, con un suo editoriale del 13 Maggio (“Basta truccare le carte”) ha risposto a quello di Michele Ainis su La Stampa del giorno prima.
Scrive Dino Boffo: “A tutto c'è un limite. Anche all'impostura mediaticamente imbellettata con dotte citazioni. Anche alla protervia per quanto mimetizzata da afflato etico-civile. Anche all'ignoranza travestita nei panni del progressismo d'accatto”. E conclude: “E quell'individuo di specie umana che ha cominciato a vivere al momento dell'incontro tra ovulo e spermatozoo, che lei vuol congelare, o vivisezionare, o manipolare, anche quello vince? Ecco, piantiamola davvero con i trucchi, ed entriamo civilmente nel merito”.
Questo ben poco civile tono è significativo del clima che si è creato attorno a una questione così delicata come quelle che riguardano la procreazione: cioè le aspettative e i sentimenti delle generazioni viventi, sopratutto, ma non solo, quelle più giovani nonché le prospettive delle generazioni future.
Vale forse la pena di cercare di rimettere un po’ d’ordine negli argomenti.

1.
Non vi è dubbio che i problemi, oggetto della legge prima e dopo del referendum, siano questioni rilevanti che toccano tutti i cittadini e le cittadine, in particolar luogo.

2.
Pertanto è altrettanto fuor di dubbio che lo strumento costituzionale del referendum è particolarmente appropriato. Difficilmente si potrà dire che si tratta di un referendum specioso o su un tema irrilevante.

3.
Nella costituzione italiana il referendum è uno strumento importante, serve a dar voce diretta ai cittadini nei casi in cui le leggi votate dal parlamento appaiano ingiuste o comunque non consone all’opinione generale. Non vale pertanto l’argomento ampiamente utilizzato, spesso in sottotraccia, dai sostenitori dell’astensione che la legge è già stata votata dalla maggioranza del parlamento. Il referendum si fa proprio per verificare se questa maggioranza coincida, sul tema specifico, con quella del paese.

4.
E’ ovvio, e non ci sarebbe bisogno di dirlo, che l’astensione e la scheda bianca sono opzioni legittime e ammesse per la coscienza individuale, tanto più quando si tratta di questioni straordinariamente delicate che attengono alla sfera intima della persona. In questo senso Michele Ainis commette un chiaro errore tecnico definendo “incostituzionale” l’astensione. Incostituzionale può essere solo una norma, non un comportamento. I comportamenti sono sanzionati da leggi specifiche, eventualmente di carattere penale, prodotte nel quadro di un sistema costituzionale, ma non possono essere incostituzionali. Questa imprecisione indebolisce molto l’argomentazione di Ainis che avrebbe avuto un peso ben diverso se avesse invece sostenuto che l’incitamento alla astensione è contro lo spirito della costituzione, che presuppone chiarezza e lealtà di comportamenti.

5.
E non sono neppure accettabili le accuse mosse non a chi si astiene, ma a chi fomenta l’astensione, di far qualcosa di illegale o antidemocratico. Non vi è nulla di illegale nell’astenersi e quindi neppure nell’invito ad astenersi. “Antidemocratico”, oltre a essere termine abusato, che quindi tende a perdere un senso specifico, è anche inesatto perché se si può sostenere che sia contro quella parte del demos, il popolo, che vuole respingere la legge (anche ammesso e non concesso che sia vincente in caso di raggiungimento del quorum) si può altrettanto validamente sostenere che c’è un’altra parte del demos, sicuramente in maggioranza in parlamento cui la Costituzione offre le armi, compresa l’astensione, per affermare la propria opinione contraria.

6.
L’astensione organizzata va distinta dall’astensione individuale. Questa, tuttavia, se fosse solo legittima incertezza, avrebbe a disposizione un modo limpido per esprimersi: andare a votare e votare scheda bianca.

7.
L’incitamento all’astensione è ben altra cosa. Anche se fa leva su problemi di coscienza non è una questione di obiezione di coscienza, ma solo un sotterfugio organizzato dall’alto, per vincere ad ogni costo. Se fosse veramente una questione di coscienza, anche chi incita alla astensione potrebbe benissimo dire, come diceva Eduardo De Filippo parlando dal balcone con una immaginaria vicina in un famoso “propaganda progresso” della Settimana Incom degli anni Cinquanta: “votate per chi volete (anche scheda bianca, ovviamente) ma votate”. Con questo spirito si è contribuito, anche da parte dei cattolici, che allora erano maggioranza al governo, alla fondazione della nostra Repubblica, che è la casa di tutti e a tutti impone certe regole e certi principi condivisi.

8.
Incitare all’astensione allo scopo di far mancare il quorum è sicuramente contro lo spirito della nostra costituzione. Eccome. Ma più in generale, è contro i valori fondamentali della repubblica, che trova un fondamento irrinunciabile nel principio che le decisioni sui destini della collettività si prendono in comune mediante il voto. Chi fa qualcosa per corrompere e degradare questo meccanismo (e purtroppo i mezzi sono molti) compie un atto profondamente lesivo dei principi fondamentali di ogni costituzione repubblicana e democratica, non solo della nostra.

9.
L’incitamento a non andare a votare è innanzitutto profondamente antirepubblicano e offende lo spirito della costituzione. Si incitano i cittadini a non andare a votare per evitare che il problema venga affrontato e deciso in campo aperto secondo le procedure democratiche. Questo uso strumentale delle regole è riprovato in tutte le sedi in cui si discute di diritto, anche se è usato a man salva nei tribunali. Ma un conto è la chicane dell’On. Previti che fa finta di frequentare il Parlamento per ottenere rinvii in una sua vertenza presso il Tribunale di Milano, e un conto è l’uso della chicane da parte delle massime autorità religiose del paese, che non perdono occasione per scagliarsi contro l’immoralità dei tempi e in particolare quella dei non credenti e per conclamare la propria superiorità etica.

10.
Ed è qui il punto fondamentale del discorso: in base a quali principi morali si incitano persone che dipendono dalla nostra autorità morale, che ci si sono affidate, a usare un sotterfugio? In nome del principio che il fine giustifica i mezzi? E che “quell'individuo di specie umana che ha cominciato a vivere al momento dell'incontro tra ovulo e spermatozoo” debba essere difeso a ogni costo, anche sacrificando un bene importante come la lealtà al buon funzionamento della res publica? Ma questo principio non è certamente un principio evangelico, nasce dalla bassa cucina delle cose terrene. E’ Machiavelli, non Gesù, che su questo aspetto in particolare ha pronunciato parole cristalline. Purtroppo sappiamo che, nel nostro paese in particolare, si tratta di un principio la cui applicazione generalizzata e indiscriminata rappresenta un delle debolezze del sistema di decisione collettiva.

11.
Non capisco come sia possibile che le più alte autorità clericali, che si definiscono morali, possano assumere una posizione di questo genere che finisce per umiliare i voti di chi è a favore della vita, perché si confonderanno con quelli degli ignoranti e degli ignavi. Non è molto diverso, come sotterfugio, da quello dei militari che si mimetizzano tra la folla per evitare di essere identificati dal nemico. E comunque non si distingue da tutti quelli che invece di affrontarsi in campo aperto cercano di forzare le regole del gioco

12.
Mi domando dove Dante avrebbe messo il Cardinal Ruini e tutti coloro che impegnano l’autorità morale della Chiesa in una operazione di basso livello etico, in nome di un principio superiore da essi stessi definito tale. Su questa strada le fermate sono poche e la destinazione inquietante.

13.
Il mio “afflato etico-civile” sarà pure “protervo”, gli insulti costano poco, ma qualcuno dei credenti mi deve spiegare perché le alte gerarchie della Chiesa non possano dire, come don Gino Rigoldi, che andranno a votare e che voteranno secondo coscienza: non importa come, in ogni caso in modo onorevole. Non sarà forse perché hanno paura che la propria autorità morale non sia sufficientemente solida da convincere i credenti a “votare per la vita”?

 

 

 

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