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276 - 29.04.05


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Se la Costituzione non
sa più guardare lontano

Nadia Urbinati



“La Costituzione deve essere presbite, deve vedere lontano, non essere miope,” scriveva Piero Calamandrei all’Assemblea Costituente nella seduta del 4 marzo 1947. Dopo cinquantotto anni quella Costituzione presbite sta agonizzando sotto i colpi decretizi di una classe dirigente golpista e miope. Golpista perché quello che si è consumato nel Senato della Repubblica è un attentato alle leggi fondamentali del nostro ordine politico voluto e prepotentemente attuato da una maggioranza parlamentare (ma soprattutto una minoranza dentro la maggioranza) eletta con poteri ordinari, non costituenti. Miope perché autoritaria e con un solo scopo, immediato e ravvicinato: consentire a questa classe affaristico-politica di conservare il potere politico per un tempo imprecisato, e comunque di contare su un’eccedenza di potere che le dia la possibilità di governare più a lungo e più arbitrariamente possibile.

Miope e, per questo, liberticida. Perché il dominio sbilanciato dell’esecutivo – l’arma della miopia – rispetto agli altri poteri è un rischio enorme e di incalcolabile gravità alle libertà civili di tutti. Il tentativo di dare al capo dell’esecutivo il potere di sciogliere le camere era stato perseguito anche nell’Assemblea Costituente. La proposte venne allora dai banchi democristiani. A criticarla ci fu, tra gli altri, Palmiro Togliatti, con un argomento che farebbe arrossire i nostri liberali fasulli se ancora avessero il senso del pudore: dare al governo cioè alla maggioranza il potere di sciogliere le camere e indire nuove elezioni, disse il dirigente comunista in quell’occasione, è una mostruosità che farebbe rivoltare nella tomba i padri fondatori del liberalismo.

Questa classe dirigente che dichiara la sua fedeltà americana, che scimmiotta improbabili parole inglesi per descrivere ogni cosa che acquista e consuma, è la più volgare traditrice dei principi fondamentali del costituzionalismo americano: la divisione dei poteri insieme al meccanismo di contrappesi affinché ogni potere agendo nella propria sfera di competenza trovi sempre sulla sua strada l’ostacolo che lo limiti. Ma la revisione della Costituzione italiana segue un modello diametralmente opposto a quello liberale e americano; un modello che ricorda regimi autoritari di paesi non Europei in età precedente la seconda guerra e quelli più recenti sudamericani e del sud est asiatico. La Cina capitalista e autoritaria è il modello dei restauratori italiani, non l’America di Jefferson e Madison. Infatti, come ha spiegato il Presidente del Consiglio, grazie a questa riforma il governo potrà lavorare più facilmente perché sarà un potere più libero di fare e più elastico assomigliando più al consiglio d’amministrazione di una multinazionale che a un governo politico. Un esecutivo “più” celere e “più” elastico per fare che cosa? Ovviamente per decidere con meno interferenze possibili da parte degli altri poteri dello Stato: il Parlamento, il Presidente della Repubblica e la Magistratura. Il Capo del Governo si è anzi stupito del fatto che l’opposizione abbia vociato in Senato dimostrando di non aver capito quanto fosse conveniente anche per lei, se e quando vincerà le elezioni, poter contare su un esecutivo con larga libertà d’azione (una convenienza che neppure i comunisti del 1947 ebbero il coraggio di vedere e di volere).

Costituzione non come regola per il governo della cosa pubblica, dunque, ma come organizzazione del potere per attuare le politiche della parte che ha vinto le elezioni. La sovranità è della maggioranza, non più della generalità del popolo. Una costituzione autoritaria come quella concessa dal generale Pinochet ai sudditi cileni dopo aver normalizzato con violenze e galera gli oppositori. Sembra di capire che da noi gli oppositori siano stati già domati. E a giudicare dal chiasso della minoranza in aula accompagnato dal silenzio della proverbialmente ricca e articolata società civile c’è da temere che da noi si sia raggiunta l’apatia per via di sedativo televisivo. Il timore è che dopo dieci anni di presenza di Forza Italia sulla scena politica, gli italiani siano diventati soggetti passivi di un regime autoritario. Il Presidente del Consiglio si è infatti permesso di strafare: ha perfino deciso i tempi del referendum costituzionale. Lo vuole fare non subito ma dopo le elezioni politiche affinché gli elettori non siano “sviati” dalle “cose serie”, cioè da quello che ha fatto il governo e quello che vorrà fare. Dunque discutere della nostra libertà e democrazia é una cosa poco seria, una cosa che fa perder tempo a chi lavoro nell’azienda governativa.

Due anni fa si mobilitarono spontaneamente i girotondi e l’Italia dei mille movimenti. Lo scorso anno milioni scesero in piazza per la pace. Che cosa faranno questa volta le voci libere e democratiche? Riempiranno le piazze a milioni per questa cosa che tra tutte è la più importante? Scenderanno sotto le finestre del Senato a urlare “vergogna!”? Non si faranno ammaliare dalle sirene del governo miope e liberticida? Scriveva ancora Calamandrei, “per vent’anni il fascismo ha educato i cittadini proprio a disprezzare le leggi, a far di tutto per frodarle e per irriderle nell’ombra. Mai come in questo ventennio di proclamata restaurazione autoritaria, l’autorità è stata altrettanto irrisa nelle sue leggi; mai in maniera così generale il trasgredirle è stato considerato come un dovere civico”. Ecco perché era importante che la legge fosse miope: perché unico rimedio contro quel “male nazionale” che era proprio l’abitudine alla libertà. Il più o meno lento decadimento della libertà (quella di parola e di stampa, ma anche quella di proprietà, se l’avidità della grande proprietà lo vorrà) comporterà l’assestamento di un processo che conosciamo già molto bene: la frode della legalità, il raggiro delle norme, lo svuotamento delle procedure e delle istituzioni. Dobbiamo essere così pessimisti da concludere che i tempi sono maturi per suggellare un ordine liberticida che ricorda così da vicino quello che c’era prima della Costituzione repubblicana?


 

 

 

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