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speciale - elezioni Usa 2004


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Inutile la battaglia dei Democrats per la registrazione?
Martina Toti

George W. Bush avrà avuto paura quando i suoi hanno iniziato a comunicargli i dati dell'affluenza alle urne. "Maledizione - avrà sussurrato e poi, immancabilmente - Dio benedica l'America", perché è chiaro ormai che Dio, così come lo vuole la maggioranza degli Americani, è repubblicano. Sembravano troppi i voti necessari a vincere perché a cercare disperatamente nuovi elettori, a cercare di risvegliare le coscienze del popolo erano stati, da mesi, i democratici. Con i loro giri porta a porta, con le telefonate, addirittura offrendo passaggi in auto a chi il giorno delle elezioni non sapeva come raggiungere il proprio seggio. Invece i repubblicani avevano preferito la via del cavillo: alcuni elettori andavano bloccati e questo per mille ragioni diverse. La prima proprio perché George non si trovasse a esclamare "Maledizione" il giorno delle elezioni.

Ecco da un lato gli avvocati, i governatori e i segretari di stato pronti a impugnare le sottoscrizioni dei nuovi elettori, e dall'altro gli esperti di diritti civili. Mary Frances Berry, capo della Commissione statunitense sui diritti umani, aveva dichiarato nel mese di settembre: "Ci sono persone e funzionari che stanno attivamente cercando di impedire il voto a quelle persone che essi ritengono voteranno contro il proprio partito, il che quasi sempre significa impedire alle persone di colore di votare per i democratici". Non che fosse poi una grande novità. Le organizzazioni People for the American Way, Lawyer's Committee for Civil Rights under law e National Coalition on Black Civic Participation - che in occasione di questa tornata elettorale avevano elaborato un progetto per proteggere i diritti di voto delle minoranze - hanno elencato, infatti, una lunga serie di irregolarità.

Nel 2002 tra le comunità di colore dello stato della Louisiana erano stati distribuiti dei volantini che avvertivano gli elettori dell'elezione straordinaria per il Senato, indetta il 10 dicembre - mentre il giorno delle elezioni era l'8. Nello stesso anno a Baltimora, sempre nelle comunità nere, i volantini ammonivano, scorrettamente, di pagare conti arretrati, affitti e parcheggi, prima di recarsi al seggio dove erano presenti ufficiali giudiziari. Lo scorso anno a Philadelphia c'è stato chi, spacciandosi per poliziotto, ha contestato e bloccato il voto di alcuni elettori di colore e ci sono stati agenti statali e federali che in Sud Dakota hanno interrogato circa 2000 nuovi elettori nativi americani. Il caso più clamoroso resta comunque quello delle presidenziali del 2000: all'epoca, stando a uno studio condotto da Caltech e dal MIT, tra i 4 e i 6 milioni di elettori - con una evidente sproporzione per quanto riguarda le minoranze - furono privati del loro diritto di voto.

I cosiddetti provisional ballots - voti provvisori passibili di contestazione - erano stati allora un'arma comoda, dal momento che non esiste in merito un regolamento unico applicabile a tutti gli Stati. C'erano poi le liste impropriamente purgate di alcuni nomi di elettori validi, gli errori commessi nelle registrazioni, la chiusura dei seggi prima che avessero votato tutti gli elettori che aspettavano in fila, le macchine che non funzionavano, e gli errori nel conteggio dei voti.

Quest'anno, invece, tutti sembravano più attenti e i volontari democratici che si erano impegnati in una campagna di informazione e propaganda, erano pronti a vigilare sulle elezioni. L'affluenza sembrava essere dalla loro. George W. Bush lo sapeva. Probabilmente se ne stava seduto sul comodo divano della Casa Bianca e guardava quello che - data l'affluenza - sembrava essere destinato a lasciare. Troppi voti perché potessero essere repubblicani. I neri? Troppi. "Che Dio mi aiuti" avrà pensato. Ma poi l'America ha sorpreso tutti: Kerry che ha dovuto dichiarare la propria sconfitta e Bush, che dopo 4 anni di presidenza ha annunciato che da ora sarà il Presidente di tutti. Che sorpresa! Alla fine il dio repubblicano di Bush, in America, ha saputo unire bianchi e neri, infrangendo pure il sogno dell'affluenza democratica.

 

 

 

 

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