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265 - 13.11.04


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Da Manhattan ad Akron, Ohio.
Porta a porta per JFK
 


Negli Usa, volontari si spostano dagli stati “sicuri”, in cui la vittoria alle presidenziali non è assolutamente in discussione, negli stati incerti per cercare di spostare il voto verso il proprio candidato.
Da Manhattan una donna va, con suo marito, tre settimana ad Akron, Ohio, per fare campagna elettorale in favore di Kerry, e racconta quello che ha visto.

Ormai manca solo una settimana al giorno delle elezioni - supponendo che i conteggi e le contestazioni dei voti non finiscano a primavera. Quel giorno Ed e io saremo ad Akron dove siamo arrivati due settimane fa per collaborare alla campagna di Kerry; siamo qui, assieme ai vecchi amici conosciuti nei giorni di Baltimora, perché, quando lo scorso mese Ed ha telefonato al quartier generale democratico chiedendo dove avessero bisogno del nostro aiuto, la risposta è stata: nell’Ohio.

Stiamo lottando porta a porta perché si voti per Kerry: facciamo propaganda e distribuiamo manifesti da mettere in giardino a tutti quelli che si mostrano interessati, contravvenendo così alla politica del quartier generale democratico della contea di Summit che, puntando a nuove sottoscrizioni di volontari, non vuole che quei manifesti vengano affissi senza che si sia prima andati al QG. Noi, invece, pensiamo che questa campagna venga combattuta proprio giardino per giardino. …

Ci stiamo finalmente facendo strada nei quartieri ricchi e in quelli poveri, completamente immersi nelle decorazioni di Halloween: pietre tombali e scheletri che escono dal terreno, fantasmi appesi agli alberi, e, in mezzo a tutte queste cose spaventose, i manifesti di Bush e Kerry, parte di una stagione davvero terrificante… Persino nei palazzi lungo Merriman Road, che prima erano le abitazioni dei migliori dirigenti e scienziati della Firestone e della Goodyear, il mix di Halloween include i manifesti da giardino di Kerry e Bush.

Durante il nostro primo giorno di propaganda, in un quartiere vecchio e malandato della Firestone, abbiamo incontrato una donna, terribilmente sovrappeso e pro-Bush, la quale sosteneva che la fine del mondo è ormai imminente, che lei verrà assunta da Dio in cielo e che disponeva di informazioni riservate secondo cui Osama aveva collaborato con Saddam Hussein ma che, purtroppo, non poteva rivelare le sue fonti. Peccato che non avesse abbastanza raziocinio per capire che se la fine del mondo fosse davvero così vicina, non ci sarebbe nessun motivo per votare, fosse anche per Bush!

Il quartier generale di Kerry ad Akron, appare straordinariamente ben organizzato sotto la direzione di Laura, una donna sui trent’anni, alta, energica, bionda, formosa e molto intelligente che ha lavorato per la Difesa Legale di NOW ed è stata attualmente presa in prestito dall’ufficio di Hillary Clinton. Laura ha lavorato per Kerry fin dalle primarie del New Hampshire e, da quando siamo arrivati, appare sovraccarica di adrenalina e continua a sottolineare l’importanza del CIBO per chi lavora alla campagna. In effetti, siamo un’organizzazione ben nutrita grazie alle donazioni di bottiglie di acqua, lasagne, brownies e donuts (dolci di cioccolato amaro e ciambelle glassate, NdT). Laura, d’altro canto, non sa immaginare come si possa combattere una battaglia elettorale senza Dunkin’ Donuts, anche se ci troviamo nella terra di Krispy Kreme (Krispy Kreme e Dunkin’ Donuts sono due celebri rivenditori di ciambelle glassate diffusi su tutto il territorio statunitense, NdT), comunque le elargizioni del West Point market – il rifornitore di cibo dell’alta società che si trova proprio in fondo alla strada - sono sempre ben accette.

Con noi ci sono Alison, una studentessa ventenne del Truman, “devota a una vita in povertà” – stando alle parole di Laura - che organizza la propaganda, e Tona - grande, nera, enorme sorriso, brillante - che organizza i volontari. Continuo a restare sorpresa dai volontari provenienti dagli altri stati, i new yorkesi come tutti gli altri: a chi ci ringrazia e benedice continuamente per essere venuti a dare una mano nella campagna rispondiamo che, grazie a Dio, non c’è bisogno di noi a New York.

Infine ci sono gli uomini di mezza età che lavorano ai dati sul computer. Abbiamo finito la propaganda porta-a-porta e abbiamo ormai individuato gli elettori di Kerry, quelli di Bush e gli indecisi, che, sorprendentemente, sono abbastanza, alcuni di questi, pur disturbati da Bush, restano ancora incerti su Kerry. I dati verranno ora riordinati per le telefonate mirate che servono a GOTV “Get Out the Vote” – tirare fuori il voto, il nostro mantra. Le ultime telefonate e l’ultimo porta-a-porta ci saranno questo fine settimana e lunedì prossimo. Il giorno delle elezioni, Ed, io e altri saremo ai seggi dove trascriveremo i nomi delle persone che hanno già votato – una volta che le persone votano, infatti, i loro nomi vengono affissi - e li consegneremo ai nostri fattorini. Al Quartier Generale cancelleranno quei nomi dalla nostra lista e telefoneranno a coloro che non hanno ancora votato per sollecitarli. Centinaia sono inoltre i volontari che hanno dato la propria disponibilità per trasportare le persone ai seggi. Finora, solo sei persone hanno chiesto un passaggio.

I seggi elettorali in sé potrebbero essere un pasticcio. Il segretario di Stato dell’Ohio, J. Kenneth Blackwell è peggio dello zio Tom: un conservatore repubblicano nero che sta facendo tutto il possibile per invalidare le registrazioni dei nuovi elettori democratici - a cominciare dal dire che le nuove registrazioni che non siano fatte su carta sufficientemente pesante non contano e invalidando così le registrazioni avvenute attraverso moduli scaricati dal computer. I repubblicani hanno contestato migliaia di nuove registrazioni. I funzionari per le elezioni, sopraffatti, tengono udienze di massa nei centri congressi locali - 250 l’ora - per chi intende difendere la propria registrazione. I democratici, dal canto loro, chiedono che i repubblicani giustifichino personalmente ogni contestazione.

Una legge dello Stato dell’Ohio, risalente al 1953 e mai usata, autorizza la presenza di rappresentanti di lista che contestino le registrazioni degli aspiranti elettori all’interno dei seggi: indirizzi, età, cittadinanza sono adesso informazioni alla portata di tutti, con i repubblicani e i democratici che stanno entrambi registrando i propri rappresentanti di lista.
(Addirittura, in una contea, i repubblicani hanno scorrettamente prima raggiunto un accordo con i democratici affinché entrambe le parti rinunciassero ai rappresentanti di lista, per poi registrare i propri di soppiatto. Fortunatamente i democratici hanno scoperto l’inganno in tempo e sono riusciti a registrare i propri rappresentanti al limite della scadenza).

Nel frattempo, noi abbiamo trovato un buon caffè – dall’altra parte della strada a Angel Falls – del buon sushi (Sushi Katsu, preparato da Tony, un italo-giapponese venuto dal Giappone per lavorare nella sala mensa del direttivo della Firestone quando la proprietà era giapponese: la Firestone se n’è andata ma Tony è rimasto), abbiamo dedicato allo shopping un viaggio a Target e ogni giorno ce ne andiamo in auto con i nostri amici verso il quartier generale passando attraverso lo splendido fogliame autunnale.

Peter Jennings, trasmettendo la scorsa settimana da Cleveland, affermava che una questione importante per i cittadini del posto era l’11 settembre. Nella nostra campagna, fatta di sollecitazioni dirette e telefonate, non ne abbiamo mai sentito parlare, a meno che non si consideri un generale e sotterraneo sentimento di paura. La scorsa settimana Ed e io abbiamo visitato il museo d’arte di Canton dopo aver ascoltato il discorso di Edwards –oratore davvero efficace – nel centro congressi di Canton, un piccolo spazio non troppo pieno. L’opera più significativa era una piccola creazione che raffigurava una casalinga occupata a spazzare il tappeto nel suo salotto rosa e grazioso, protetto da un portone chiuso con una catena di sicurezza. La piccola stanza era circondata dai demoni, dalla rabbia, da un alligatore sotto il pavimento, dalla malvagità che fendeva le pareti: forse è questo il tipo di paura che stiamo vedendo in giro.
(traduzione di Martina Toti)

 

 

 

 

 

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