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262 - 02.10.04


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Il nostro Islam, antidoto al fondemantelismo
Mustafa Akyol con Mauro Buonocore

"Saremo un balsamo per il rapporto interreligioso, il nostro modo di essere musulmani, moderato e civilizzato, dimostrerà all'Occidente che la convivenza tra religioni diverse è possibile, in politica, nella cultura, e nella vita di tutti i giorni". Mustafa Akyol vive a Istanbul e collabora con diverse testate giornalistiche americane, è uno dei massimi dirigenti della "Journalists & Writers Foundation" e membro del comitato esecutivo dell'"Intercultural Dialogue Platform", un'associazione di intellettuali nata per promuovere e sviluppare il dialogo interreligioso.

Non c'è dubbio, nelle sue parole, che la possibilità di aderire all'Europa è per la Turchia molto più di un'occasione da non farsi scappare, è un appuntamento con la storia, il compimento di un lungo cammino verso la democrazia: "Il nostro paese è stato per lungo tempo intriso di forte nazionalismo. Quando nel 1923 Ataturk fondò la Repubblica turca è iniziato un processo di modernizzazione che guardava all'Europa". "Negli ultimi anni, poi - continua Akiol - la prospettiva di una possibile adesione all'Ue è stata il motore di numerose riforme che hanno portato la Turchia verso il pieno compimento di uno stato democratico. Molti passi avanti abbiamo fatto sulla strada dei diritti umani, abbiamo abolito la pena di morte, si iniziano a tollerare e riconoscere i diritti di minoranze come i Curdi, abbiamo introdotto la libertà di culto e migliorato le strutture giuridiche e amministrative".

Proviamo a invertire il punto di vista della discussione: la possibilità di diventare un membro della Ue è un grande stimolo al pieno compimento della democrazia, ma, dal punto di vista degli altri membri e delle istituzione dell'Unione, perché ammettere l'ingresso della Turchia?

Prima di ogni cosa mi piace sottolineare che esiste un forte valore simbolico che caratterizza il dibattito intorno all'adesione turca all'Ue. L'ingresso della Turchia può essere la concreta dimostrazione che l'Islam e i valori occidentali non sono due realtà antagoniste, ma possono vivere insieme e diventare gli uni parte integrante dell'altra. L'entrata a pieno titolo nell'Unione di un paese, come il nostro, a grandissima maggioranza musulmana porterebbe il mondo occidentale a diretto contatto con una realtà moderna e civilizzata. L'Islam turco sarà un balsamo per i rapporti interreligiosi, cambierà il modo di guardare alla cultura e alla religione musulmana, sarà una concreta possibilità di neutralizzare il fondamentalismo. In altre parole, la convivenza degli Europei, cristiani ed ebrei, con l'Islam turco sarà un antidoto contro il terrorismo.
Ci sono molti requisiti che favoriscono una decisione favorevole da parte delle istituzioni europee sul nostro ingresso nell'Unione, e non penso solo alle riforme, che sono ovviamente condizione indispensabile, ma mi piace ricordare che la Turchia è sempre stata politicamente molto vicina all'Occidente, lo dimostra il fatto che abbiamo sempre fatto parte della Nato, abbiamo sempre avuto una posizione anticomunista, piuttosto che antagonista ad Europa e Stati Uniti.
E poi la Turchia ha una popolazione giovane e colta, si presenta alle porte dell'Unione con delle prospettive economiche e demografiche, è un'area di mercato molto ampia e in crescita. La popolazione turca sarà un'iniezione di vitalità per un'Europa in cui l'età media si sta sempre più elevando.

Se ho ben capito lei sostiene che l'adesione della Turchia all'Unione potrebbe essere una risposta concreta a chi, guardando all'Islam e all'Occidente parla di "scontro di civiltà"?

Samuel Huntington, lo studioso che ha reso famosa la tesi dello scontro di civiltà, è stato uno dei principali oppositori dell'adesione turca all'Ue, sostenendo che la Turchia dovesse portare avanti per proprio conto il processo di modernizzazione. Io credo invece che la civilizzazione di una società possa procedere indipendentemente dalla fede religiosa; se è vero che un cittadino americano può essere musulmano senza perdere diritti di fronte allo stato e mantenendo gli stessi doveri di qualunque altro cittadino, allora la democrazia e i valori di una società civile prescindono dalla religione. E poi c'è un altro punto che mi spinge ad essere convinto che bisogna assolutamente abbandonare ogni scenario di netta divisione tra Occidente e Medio Oriente. Le tre grandi religioni monoteiste, il cristianesimo l'ebraismo e l'islam, hanno tra loro molte cose in comune e non sono così distinte e separate come si vorrebbe far credere. Esistono delle differenze, certo, ma non credo che le distinzioni che si possono fare tra il cristianesimo e l'islam siano più importanti, o più evidenti, di quelle che si possono tracciare tra la fede di chi crede in Cristo e il giudaismo.

Il mio sogno è che queste tre religioni possano essere tutte viste come parti di uno stesso processo di civilizzazione, tre facce di un'aspirazione univoca, che si fonda nella fede in un Dio superiore, nella difesa della vita e su un insieme di valori universali come la dignità dell'esistenza umana e il rispetto per la vita umana. Ovviamente tutto questo viene reso molto più complicato se ogni volta che si prende in considerazione il mondo musulmano lo si fa guardando al fondamentalismo, puntando gli occhi solo sul nucleo oscuro del nostro modo religioso. Anche questo può significare l'ingresso della Turchia nell'Ue, a dimostrare che l'Occidente non vuole inghiottire i musulmani, ma vuole coinvolgerli in un progetto di cooperazione che non vuol dire rinunciare alle proprie identità.

Ci sono situazioni di povertà e assenza di democrazia, in cui il fondamentalismo islamico riesce a presentarsi ai giovani musulmani con un volto attraente, ammaliante, fino al punto di convincerli a sacrificare la propria vita per la causa religiosa. Cosa possono fare i musulmani moderati per evitare che questo accada?

Si può rispondere a questa domanda in due modi, con una risposta secolare e laica, oppure con una prettamente religiosa. Seguendo la strada laica vediamo che è molto importante poter insegnare ai giovani a sperare nel futuro, a non vederlo come un'oscura incognita ma a credere ci sono possibilità per un'esistenza migliore. Il terrorismo fondamentalista, come ad esempio quello palestinese, si alimenta dei sentimenti della popolazione della striscia di Gaza, dove le persone si sentono private di sicurezza, esposte alle armi, senza alcuna garanzia per il presente e per il futuro, hanno avuto così la sensazione che il nemico non sia solo Israele, ma tutto il mondo che non si interessa di loro: si sentono vittime delle disattenzioni del mondo. Dobbiamo aiutarli a costruire un futuro di speranza, e questo sul piano pratico significa essenzialmente una cosa: aiuti economici, offrire opportunità di lavoro.

E poi, ha detto, c'è bisogno di una risposta religiosa.

Sì, non possiamo fermarci agli aiuti economici; sappiamo che molti terroristi non sono affatto poveri ma appartengono ad élite benestanti e colte, spesso sono laureati nelle migliori scuole dell'Occidente. Allora dobbiamo cercare nella dottrina dell'Islam e dimostrare che l'ideologia del fondamentalismo si basa su interpretazioni delle scritture che sono totalmente superate, obsolete, anacronistiche. Se, ad esempio, è scritto in testi antichi che ogni luogo in cui non ci sia fede in Allah va considerato come territorio di guerra, stiamo affrontando un concetto e un'interpretazione della scrittura che non può in nessun modo essere accostato alla contemporaneità perché, da allora, i popoli musulmani hanno condiviso la terra con persone di fedi diverse, hanno convissuto fianco a fianco con altre culture e sono oggi parte integrante di una società multietnica e globalizzata.

Se vogliamo riformare la dottrina islamica, se vogliamo creare un'immagine dell'Islam che sappia superare antiche e anacronistiche distinzioni, dobbiamo anche riconoscere che in questo processo un posto di rilievo spetta ai media. A quelli dei paesi musulmani perché sono il veicolo di contatto con la realtà; a quelli occidentali che dovrebbero provare a scoprire le voci riformatrici dell'Islam e amplificarle nel dibattito mondiale.

 

 

 

 

 

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