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261 - 18.09.04


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La democrazia possibile
Luca Sebastiani


Considerato eretico sia da parte delle istituzioni religiose islamiche che da una parte del mondo Occidentale, chi è veramente Tariq Ramadan? Figlio di esuli egiziani, nato in Svizzera 42 anni fa, islamologo, Ramadan è attualmente professore presso le università di Ginevra, dove vive, e Friburgo. Laureato in letteratura francese, ha conseguito due dottorati, uno in islamologia e l’altro con una tesi sulla filosofia di Friedrich Nietzsche, e ha scritto una quindicina di libri. Muovendosi a suo agio tra filosofia Occidentale e Corano ha sviluppato un originale pensiero inserendosi nella corrente riformista islamica e cercando, attraverso un approccio razionalista, di riconciliare l’Islam con la modernità.
Quest’anno l’intellettuale ginevrino avrebbe dovuto tenere un corso presso l’università dell’Indiana, ma le autorità statunitensi gli hanno negato il visto d’ingresso per la sua presunta vicinanza a gruppi islamici radicali. Animatore del Social forum europeo e collaboratore delle istituzioni europee sulle questioni dell’integrazione dell’immigrazione islamica, Ramadan ha sempre condannato l’islamismo politico fondamentalista. In passato ha preso le distanze sia dai Fratelli Musulmani, storico gruppo radicale egiziano, di cui il nonno è stato fondatore e dirigente, sia dal fratello Hani, membro del Centro islamico di Ginevra sospettato di avere legami con Al-Qaeda.

Sulla base di una corretta lettura delle fonti islamiche, secondo Ramadan, è possibile coniugare Islam e modernità perché sin dalle origini è inscritta in esse la distinzione tra spazio religioso e pubblico. Sviluppare la democrazia nel mondo arabo è possibile, quindi, solo attraverso un’operazione culturale che faccia emergere una nuova rappresentazione del mondo arabo, che imponga l’egemonia di una corretta interpretazione dei testi sacri e renda finalmente reale la convivenza tra Allah e uno stato pluralista e democratico.
“Non esiste affatto contraddizione tra l’ordine della fede e quello della ragione” scrive Ramadan nel suo ultimo libro I musulmani occidentali e il futuro dell’Islam. Ci sono nel Corano principi immutabili, spiega, ma questi sono numericamente irrilevanti di fronte alla maggioranza dei versetti “suscettibili di essere interpretati”. I principi universali dell’Islam, invece, devono guidare il comportamento dei musulmani nell’esercizio del loro libero arbitrio e non essere dogmi.

Una fede, dunque, fondata su valori universali e coniugata con una cittadinanza attiva che richiede più che un’integrazione, un vero e proprio radicamento. È il secondo punto dell’elaborazione di Ramadan, che invita gli islamici europei e statunitensi - 30milioni circa - a quella che lui chiama integrazione d’intimità. Gli islamici devono cioè smettere di percepire le società occidentali come globalmente ostili e sentirsi cittadini dei Paesi d’adozione, nonostante i pregiudizi, le discriminazioni e il razzismo. Devono rifuggire qualsiasi tentazione di ripiegamento su se stessi, qualsiasi tentazione ghettizzante o “comunitarista” contraria al concetto di cittadinanza democratica. I musulmani europei devono conquistare la loro “indipendenza intellettuale, politica e finanziaria” liberandosi da una rappresentazione dell’Islam distorta e in crisi.

 

 

 

 

 

 

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