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261 - 18.09.04


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Chi ha ucciso Paul Khlebnikov?
Martina Toti


I giornalisti lavorano fino a tardi. A volte escono dalla redazione che è già buio. Il 9 luglio scorso Paul Khlebnikov, cittadino americano di origine russa, esce dall’ufficio verso le dieci di sera. Da quest’anno è il direttore della nuova edizione moscovita di Forbes. Ha 41 anni e da quindici lavora per la rivista economica statunitense. E’ ancora davanti alla sua redazione, in un quartiere del nord-est di Mosca, quando un uomo che lui non conosce – così dirà prima di morire – gli spara contro una raffica di colpi. Quattro di quei colpi lo raggiungono in pieno. L’uomo scappa su un’automobile scura. Quando arriva l’ambulanza non ci sono molte speranze. Paul muore sulla strada che porta all’ospedale.

Chi era Paul Khlebnikov?
Un giornalista investigativo, di quelli scomodi. Otto anni fa aveva pubblicato un articolo intitolato “Il padrino del Cremlino” in cui accusava Boris Berezovski, uomo d’affari russo vicino al governo di Eltsin, di essersi arricchito attraverso le controverse privatizzazioni degli anni Novanta, di essersi legato alla mafia cecena, e – infine - di essere implicato nella morte di un noto responsabile della televisione russa. Dall’articolo al libro: quattro anni fa l’inchiesta su Berezovski veniva pubblicata in volume. Nel 2003, però, la giustizia britannica - chiamata in causa dallo stesso Berezovski che nel frattempo si era trasferito a Londra -, definiva le accuse di Khlebnikov infondate e sanzionava lui e la rivista Forbes. Le minacce erano già arrivate ma Paul aveva deciso di continuare e aveva chiesto al suo editore americano di aprire una nuova edizione per la Russia. Nell’aprile di quest’anno esce il primo numero. Nel suo editoriale Khlebnikov scrive: “Sul mercato russo saremo una forza indipendente, senza legami con nessuna struttura commerciale o con lo Stato”. Sul numero successivo viene pubblicato l’elenco dei 100 uomini più ricchi della Russia. Ci sono tutti: da Roman Abramovich, proprietario tra l’altro del Chelsea Football Club, a Mikhail Khodorkovskij, della Yukos, già in carcere per evasione fiscale, allo stesso Berezovskij. E’ una consuetudine per la rivista Forbes pubblicare l’elenco dei più ricchi, anche negli Stati Uniti. Ma in Russia è diverso. E piovono nuove minacce. Due mesi dopo, Paul Khlebnikov viene ucciso.

Chi ha ucciso Paul Khlebnikov?
Il procuratore generale ha promesso che farà il possibile per scoprirlo, ma i mandanti, forse, non si conosceranno mai.
Perché hanno ucciso Khlebnikov? Per le sue inchieste? Per aver pubblicato l’elenco dei più ricchi? Perché la libertà di stampa è scomoda. Leonid Berchidski, editore russo di Forbes, ha dichiarato che Khlebnikov non si dedicava al giornalismo investigativo da almeno sei mesi e che, perciò, potrebbe essersi trattato di una “misura preventiva”.
Il caso Khlebnikov è l’ennesima dimostrazione che la stampa russa attraversa un periodo delicatissimo. Secondo il rapporto annuale pubblicato da Reporters sans frontières nell’ultimo anno si è assistito a un ulteriore deterioramento della libertà di stampa. A partire dalle scorse elezioni, la democrazia russa sembra aver fatto un grosso passo indietro: le pressioni sui mezzi pubblici e l’ostruzionismo verso quelli indipendenti sono ormai quotidiani. Solo lo scorso anno 5 giornalisti sono stati uccisi – si indaga ancora su moventi e mandanti -, 12 arrestati, 24 attaccati fisicamente, 2 rapiti, 1 è scomparso e tantissimi sono stati i casi di pressioni, minacce e violenze denunciati.
Khlebnikov, però, rappresenta un caso delicato: Forbes è una rivista di proprietà statunitense che difficilmente accetterà pressioni e minacce, e chi è morto, stavolta, era un cittadino con passaporto americano, nato a New York anche se da genitori russi. E dagli Stati Uniti potrebbero voler vederci chiaro.

 

 

 

 

 

 

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