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259 - speciale agosto 2004


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Viaggio nella geopolitica gollista
Daniele Castellani Perelli


Henri de Grossouvre
Parigi Berlino Mosca. Geopolitica dell’indipendenza europea
Fazi Editore, pag. 199, euro 18

E’ stato pubblicato in Italia soltanto quattro mesi fa, ma è un libro già terribilmente vecchio. Chi ricorda infatti i giorni eroici dell’asse franco-russo-tedesco, che, solo un anno e mezzo, fa al palazzo di vetro dell’Onu gagliardamente osteggiava la guerra in Iraq?

Parigi Berlino Mosca. Geopolitica dell’indipendenza europea racconta la storia di un’alleanza che sperava di cambiare il mondo, ma che ora già non c’è più. In Francia il rampante Sarkozy minaccia di capovolgere la politica estera del presidente Chirac, facendo indignare uno Schroeder che lo accusa di nazionalismo e che in Germania è sempre più debole. La Russia di Putin, in un mondo che aspetta le elezioni americane di novembre come se attendesse Godot, sembra non pensare più a quella triplice.

Tuttavia chi si interessa di politica internazionale troverà validi motivi per leggere questo libro, se non altro per capire, al di là della retorica europeista francese, quali siano, nel bene e nel male, i principi ispiratori della politica estera transalpina. L’autore del libro, infatti, è un giovane geopolitico gollista. Schietto fino all’eccesso, Henri de Grossouvre, che ha appoggiato la candidatura di Jean-Pierre Chevènement alle presidenziali del 2002, guarda Chirac con gli occhi paterni ma anche severi di Charles De Gaulle, e sembra tradurre in parole politically uncorrect la diplomazia dell’attuale presidente. Ed ecco allora che lampante viene fuori l’antiamericanismo, declinato anche attraverso il terzomondismo, un certo anticapitalismo no-global, il rifiuto dell’ingresso della Turchia nell’Ue (perché paese troppo filoamericano e schiacciato sulle posizioni della Nato, ma anche perché colpevole del genocidio degli armeni, mentre ovviamente della politica russa in Cecenia de Grossouvre non parla) e soprattutto un multipolarismo che veda la Francia attivissima protagonista.

De Grossouvre spiega i motivi (storici ma soprattutto economici e energetici) per cui, come contraltare al predominio Usa, ci sarebbe bisogno di quest’alleanza: “Un asse Parigi-Berlino-Mosca emanciperebbe l’Europa dalla tutela e dalle contraddizioni dell’economia anglosassone. Le permetterebbe di non sacrificare la sua tradizione umanista, sociale e spirituale, e potrebbe di nuovo far sentire la sua voce”. Alleanza che il vecchio De Gaulle approverebbe, visto che una volta dichiarò: “Io dico che occorre istituire l’Europa sulla base di un accordo tra francesi e tedeschi. Costituita su queste basi, allora potremo guardare alla Russia. Ecco il programma dei veri europei. Ecco il mio programma”.

Un asse siffatto, secondo l’autore, costringerebbe gli Usa ad un comportamento militarmente e economicamente meno aggressivo, correggerebbe una versione troppo neoliberista della globalizzazione, favorirebbe un mondo multipolare, assicurerebbe la stabilità e la sicurezza dell’Ue e, last but not least, garantirebbe un’importante protezione contro la crisi energetica prevista per i prossimi due decenni (la Russia possiede le più grandi riserve di gas del mondo ed è il terzo produttore mondiale di petrolio). L’alleanza è resa sempre più necessaria dall’allargamento ad est dell’Unione e dal fatto che “il centro del mondo è in cammino verso est, si sposta verso le regioni dell’Asia affacciata sul Pacifico”. Nella divisione del lavoro, la Francia si occuperebbe dei rapporti con l’Africa, la Germania con il centro-est europeo e la Russia del Medio Oriente e dell’Asia. Tutti cercando di coinvolgere poi India e Cina in un mondo multipolare con scarse simpatie, per così dire, verso Washington.

Più in concreto l’asse andrebbe costruito attraverso l’allestimento in Russia di un polo tecnologico franco-russo-tedesco, il sostegno al progetto per il corridoio dei trasporti Parigi-Berlino-Varsavia-Minsk-Mosca, un accordo borsistico tra le tre rispettive capitali finanziarie, uno scambio tra i prodotti tecnologici europei e il petrolio russo, la sollecitazione alla Russia a scegliere l’euro come moneta di riferimento per le esportazioni e per le riserve della sua banca centrale, la costituzione di una banca europea continentale e la promozione di un prestito pubblico per la Russia.

Il giovane de Grossouvre non rinuncia alla retorica del “destino” (alla maniera di De Gaulle), e spesso il suo astio verso il mondo anglosassone lo fa sembrare un no-global bertinottiano più che un neogollista francese, come quando descrive la triplice alleanza come “un’alternativa all’anglosassone riduzione dell’uomo a una merce”. In più, a dire il vero, dietro la sua proposta politica l’Europa sembra un po’ scomparire. C’è una grande nostalgia di quando gli intellettuali russi parlavano il francese, c’è la sensazione che Francia e Germania siano i più “fichi” del continente, e che l’Europa in fine dei conti non sia che il nuovo nome dell’impero carolingio. Che però non c’è più, e serve a poco a chi voglia guardare al futuro.

p.s.: in tutto ciò, ovviamente, per de Grossouvre l’Italia non esiste.

 

 

 

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