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257 - 10.07.04


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Il punto d'incontro di due Europe
Giuliano Amato

Era cominciata male la settimana per l'Europa. Le elezioni di domenica 13 giugno testimoniavano il crescere di sentimenti di indifferenza (l'astensionismo) e addirittura di ostilit÷ (i voti ai partiti anti-europei) soprattutto nei nuovi Stati membri. Eravamo e siamo quindi su un rischiosissimo scivolo, in presenza del quale le aspettative sul summit di Bruxelles divenivano ancora pi­ pressanti. Come avrebbero reagito i nostri governi? Ne sarebbero stati impauriti, rinunciando cosĎ a far fare all'Europa i passi avanti che servono, prima ancora che a migliorarla, a tenerla in vita nel suo insieme allargato? Oppure avrebbero trovato il coraggio di reagire, approvando - e senza snaturarla- quella Costituzione a cui loro stessi avevano legato il futuro?

Al termine di un summit fra i pi­ travagliati, la Costituzione ▓ stata finalmente approvata. Ma si ▓ trattato di un parto davvero difficile, segnato dalle perduranti diversit÷ fra i nostri venticinque governi. Subito dopo le elezioni di domenica i commentatori pi­ acuti avevano scritto che risultati cosĎ intrisi di veleni anti-europei ponevano ai governi un aut aut: basta con la ricerca di compromessi fra visioni tanto diverse dell'Europa, fra chi la vede, e la presenta ai propri elettori, come un'architettura comune che rafforza ciascuno di noi nelle politiche che nessuno di noi ▓ pi­ in grado di svolgere efficacemente da solo, e chi invece la vede, e ancora di pi­ la presenta, come una sovrastruttura invadente, dalla quale ci si deve soprattutto difendere, presidiando i suoi organi con rotazioni e rappresentanze degli Stati membri sempre paritarie e le sue decisioni con l'irrinunciabile ricatto dell'unanimit÷. E' arrivato ormai il tempo della chiarezza e chi ci sta deve scegliere non l'Europa da cui ci si difende, ma l'Europa in cui ci si riconosce. Ebbene, non ▓ andata cosĎ e la Costituzione che ne ▓ uscita ▓ un impasto di entrambe queste Europe.

N│ si pu¸ dire che in fondo ▓ bene cosĎ, perch│ anche a un potere di cui ci si fida vanno sempre imposti limiti e controlli. Se di questo si trattasse, l'impasto sarebbe sacrosanto. Il fatto si ▓ che non si tratta di questo e il potere europeo, pi­ che bilanciato, ▓ per molti versi paralizzato, o meglio ▓ alla merc│ delle gelose difese di tutti e di ciascuno.
Sarebbe ingeneroso dire che i governi europeisti non hanno lasciato la loro impronta e che hanno interamente ceduto alle richieste particolaristiche degli altri. Hanno difeso il quadro dei valori e degli obiettivi messo a punto dalla Convenzione (il che non ▓ pura retorica, ma fondamento legittimante di azioni politiche future); ed hanno portato a casa la forza giuridica della Carta europea dei diritti, l'abolizione dei pilastri e della distinzione fra Unione e Comunit÷, la semplificazione degli strumenti e quel poco di democrazia partecipativa che la Convenzione aveva inventato. Quando si passa per¸ alle novit÷ per rendere praticabili gli obiettivi e pi­ efficienti le istituzioni nel perseguirli, ▓ vero che si sono salvati il Ministro degli esteri e il Presidente a tempo pieno del Consiglio Europeo. Ma in una cornice che render÷ la loro vita molto difficile, perch│ i peggioramenti sono stati tanti e tanto progressivi da farmi sperare minuto dopo minuto che la chiusura arrivasse al pi­ presto; altrimenti del pesce de Il vecchio e il mare, di cui mesi fa evocai l'immagine, rischiava di non restare neppure la lisca.

La rotazione semestrale fra gli Stati membri delle presidenze dei consigli, che la Convenzione unanime aveva proposto di portare a non meno di un anno per garantire la necessaria continuit÷, ▓ tornata quella che era (sia pure mascherata sotto presidenze di gruppo di diciotto mesi). Un po' meglio ▓ andata per la Commissione, che in una Europa a venticinque e pi­ membri non dovrebbe avere tanti componenti quanti sono gli Stati e tutti sullo stesso piano. Dai quindici proposti dalla Convenzione a partire dal 2009 si ▓ passati a diciotto e poi a un numero pari a due terzi degli Stati Membri a partire dal 2014, sempre che prima del 2014 il Consiglio Europeo non decida (peraltro all'unanimit÷ e non sar÷ facile) di lasciare le cose come stanno. E almeno sino ad allora i componenti saranno uno per Stato. Il principio della doppia maggioranza, quello contestato da Spagna e Polonia, ▓ riuscito alla fine a passare, ma corretto nelle percentuali e, quel che ▓ peggio, accompagnato dalla previsione che comunque, se un certo numero di Stati non ci stanno, la decisione resta sospesa, cosĎ come resta sospesa (ma in un numero limitato di materie) se anche un solo Stato si appella al Consiglio Europeo a tutela di propri principi essenziali.

C'▓ stato infine il reiterato debordare dell'unanimit÷, che si ▓ re-impadronita di una serie di materie, riducendo nuovamente le competenze del Parlamento Europeo, il quale, com'▓ noto, ▓ co-decisore in materia legislativa solo laddove il Consiglio decide a maggioranza. N│ grandi speranze si possono pi­ nutrire sulla "passerella", che dovrebbe consentire a una decisione unanime del Consiglio Europeo di passare per il futuro dall'unanimit÷ alla maggioranza. Come ho ricordato pi­ volte, baster÷ infatti il no di un solo Parlamento Nazionale per bloccare la procedura.

La passerella era il passaggio a Nord Ovest che la Convenzione aveva lasciato aperto verso il futuro. Il fatto che anch'esso sia ora largamente ostruito significa che i governi europeisti si sono arresi e hanno cosĎ rinunciato totalmente al futuro? No e qui c'▓ la sorpresa finale. A un certo punto del negoziato hanno bensĎ rinunciato a contrastare gli altri laddove le resistenze erano pi­ forti (come per quel no di un solo Parlamento nazionale), ma hanno concentrato i loro sforzi sulle cooperazioni rafforzate (quelle consentite ad almeno un terzo degli Stati, quando gli altri non ci stanno). Hanno cosĎ difeso a spada tratta il mantenimento della speciale passerella prevista per passare dall'unanimit÷ alla maggioranza all'interno di tali cooperazioni e hanno ottenuto che le si possa automaticamente instaurare sulle innovazioni bloccate dal Consiglio Europeo, su appello di un singolo Stato.

Il significato ▓ chiaro. Si ▓ lasciata l'Europa allargata agli incontenibili particolarismi di chi ▓ salito a bordo pensando solo a se stesso . Ma ci si ▓ preoccupati, a quel punto, di attrezzare la scialuppa per far procedere quelli che vorranno farlo. Non ▓ il futuro a cui si pensava, perch│ nessuna piccola Europa potr÷ avere nel mondo il ruolo a cui potrebbe assolvere l'Europa allargata. Ma ▓ lo spiraglio che rimane e che in un domani potrebbe nuovamente allargarsi. Al di l÷ della retorica che di sicuro ci sar÷ nei prossimi giorni, ci¸ che ci si prepara ▓ questo. Ed ▓ un incomprimibile sentimento misto quello che alla fine ti suscita una Costituzione che ▓ nata cosĎ. Ne vedi tutti i difetti. E tuttavia ▓ nata e la settimana europea si ▓ conclusa meglio di come era iniziata.

Questo articolo ▓ stato pubblicato su Il Sole 24 Ore del 20 giugno 2004 con il titolo ''Dai veleni dell'astensionismo all'agrodolce del nuovo Trattato''.

 





 

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