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254 - 29.05.04


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L'Iraq secondo Adam Michnik

Martina Toti


Adam Michnik storce la bocca. L'intellettuale - fondatore della Gazeta Wyborcza, il pi¦ importante quotidiano polacco - continua a sostenere la guerra in Iraq. Per tre motivi: il totalitarismo dello stato di Saddam Hussein, la connivenza - provata o meno non importa - tra Iraq e organizzazioni terroristiche islamiche, e, infine, la fedeltù dovuta dalla Polonia all'alleato americano.

Nel suo libro We the Traitors - Noi traditori -, Michnik ha espresso molto chiaramente la propria posizione. Eppure qualcosa lo costringe a storcere la bocca. C'œ un'ideologia utopistica, un certo manicheismo religioso-ideologico, un'arroganza -se si vuole- nei modi con cui Bush e i suoi hanno condotto la guerra - e gestiscono ora il dopoguerra - che non convincono. Neppure Michnik che non ha mai avuto dubbi sull'utilitù di questo conflitto.

L'idea di essere destinati a organizzare il mondo nella certezza di stare sempre dalla parte del bene e nell'incapacitù di ascoltare opinioni diverse œ una delle ragioni che spingono molti intellettuali americani ed europei a disapprovare la politica di George W. Bush. E Michnik? Senza nulla togliere alla necessitù di una guerra in Iraq - che rimane per lui una guerra sacrosanta - rileva alcuni pericoli nelle scelte fatte dal presidente statunitense. Confondere politica e religione. Considerare un traditore chi ha opinioni diverse. Utilizzare la politica estera per ottenere vittorie nella politica interna. Non comprendere il valore e il senso della dignitù del popolo iracheno e della sua cultura. Il timore œ quello di vincere la guerra e finire, poi, per perdere la pace. Un giudizio che suona molto simile alle parole con cui spesso il candidato Kerry attacca il rivale Bush.

E' necessario coinvolgere le Nazioni Unite e le strutture della Nato, sostiene Michnik, ma non basta. Bisognerebbe anche riconciliarsi veramente con quegli stati europei che avevano criticato la guerra. Non si pu… giocare a fare gli offesi: gli Stati Uniti hanno bisogno di alleati. Arroccarsi sulle proprie posizioni œ un delizioso regalo per terroristi e fondamentalisti. In altre parole, ci vuole un cambiamento nell'atteggiamento e nei metodi. Laggi¦, in Iraq, bisogna aiutare le persone, essere aperti alla loro cultura e alle loro sensibilitù, coinvolgerli il pi¦ possibile nella costituzione di un nuovo stato. Non basta la tecnologia. Non basta il potere. Bisogna smettere di essere ciechi e sordi di fronte agli altri.









 

 

 

 

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