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254 - 29.05.04


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Dove vola il Paese delle Aquile

Massimililano Panarari


Tirana non œ esattamente come te l'aspetti; o meglio, in parte lo œ (in alcune cose che denunciano un paese che permane difficile, a tratti estremamente difficoltoso) e, in parte non lo œ (tutti quegli aspetti che colpiscono positivamente un occidentale che si reca lù e che i giornalisti delle testate europee in visita nel paese evidenziano da qualche tempo con sempre maggiore frequenza).

Se il lettore permette il riferimento autobiografico, mi œ ripetutamente capitato di recarmi nella capitale dell'Albania (che œ alquanto diversa dal resto del paese, come si affrettano giustamente a sottolineare i suoi abitanti e le persone incontrate) per ragioni di lavoro; e ogni volta che vi sono tornato si avvertivano i segni evidenti del cambiamento e della trasformazione, rapida e quasi vorticosa. E non si tratta esclusivamente degli edifici - giù tetre testimonianze del pi¦ chiuso e autocratico regime comunista presente oltrecortina, quello di Enver Hoxha - fatti colorare dal sindaco Edi Rama.

No, œ tutta Tirona (cos– si pronuncia, in maniera cool, il nome della capitale) a risultare in fermento, e a mutare a grande velocitù. La capitale - una cittù molto giovane, piena di ragazzi e di ragazze, e dove si concentra un quarto della popolazione albanese - presenta una scena intellettuale che cerca, spesso emigrando e, ancor pi¦ frequentemente, ritornando in patria (con una voglia rinnovata di lottare contro tutte le avversitù), di andare avanti e di entrare in Europa. Non necessariamente nell'Unione, la struttura istituzionale, ma certamente nel continente avvertito come il luogo di ancoraggio naturale, e primariamente culturale del "Paese delle aquile", il nome con cui l'Albania chiama se stessa. Anche se, a dire il vero, questo costituisce il punto di vista della componente pi¦ avvertita della popolazione, poich¹, per la maggioranza degli albanesi, sono gli Stati Uniti (che effettuano investimenti significativi) a dominare l'immaginario collettivo, spodestando ampiamente quell'Italia che sino a non molto tempo fa rappresentava ancora il punto di riferimento pi¦ intenso. La presenza del nostro paese si avverte ancora, per esempio nella conoscenza dell'italiano che pressoch¹ tutti gli albanesi parlano - in primo luogo, in virt¦ della televisione che la maggior parte delle famiglie capta mediante le antenne paraboliche (e di cui, sfortunatamente, viene scimmiottato dai numerosissimi canali anche il peggio e lo sciocchezzaio - ma l'Albania non manca di rimproverarci il fatto di averla abbandonata e lasciata sola.

Le difficoltù esistono, dunque, come ci dice lo storico Artan Puto, che ha preso il PhD in Italia (presso l'Istituto universitario europeo di Firenze), e che a Tirana dirige la rivista Pierpeka (Lo sforzo), fortemente impegnato come altri colleghi in un'operazione di rinnovamento e svecchiamento intellettuale. Il loro bimestrale ha consacrato l'ultimo numero al tema della globalizzazione e dei suoi riflessi in Albania (affiancando agli scritti di Giddens e Touraine gli articoli di un manipolo di giovani intellettuali), ed œ stato presentato in un talk-show "alla Maurizio Costanzo" di Tv Channel, il network ospitato in una parte della "Piramide", l'incredibile vecchio mausoleo di Hoxha.

La classe intellettuale albanese œ cosmopolita e piena di coscienza critica, e vanta relazioni internazionali consolidate. Un esempio per tutti, quell'Albanian Media Institute che costituisce una vera e propria realtù d'eccellenza. Un centro studi e di ricerca, diretto dall'autorevole giornalista Remzi Lani (giù direttore del primo quotidiano nazionale), con uno staff giovane e capace che va dal deputy director Diana Kalaja ad Agim Doksani (un filologo e ottimo traduttore dall'italiano, incaricato dei training programs). L'istituto, finanziato in gran parte con risorse provenienti dall'estero, monitora la situazione dei mass media nell'area balcanica (con particolare attenzione, oltre che al paese d'origine, alla Macedonia e al Kosovo) e si impegna nella formazione e nella creazione di skills di livello per tutti coloro che in Albania si trovano ad operare o a lavorare con il mondo della comunicazione. Basti citare come, tra le loro ultime iniziative, vi sia stata l'organizzazione di un corso per i portavoce dei tribunali; e, cos–, i preparatissimi responsabili delle relazioni pubbliche di Gjykata e Shkalles se Pare (il Tribunale di primo grado), Gjykata e Larte (la Corte Suprema), Gjykata Kushtetuese (la Corte Costituzionale), Gjykata e Apelit (la Corte d'Appello), Gjykata e krimeve te Renda (il Tribunale dei Crimini Gravi), Prokuroria e pergjithshme (la Procura Generale) si sono recati nuovamente in classe alla ricerca dei modi di migliorare la loro comunicazione verso l'esterno, con una sincera attenzione rivolta alle esigenze dei cittadini. E fuori œ un tripudio di giornali (da Zeri i Popullit a Panorama, da Republika a Shekulli), necessariamente - e qui risiede il problema del pluralismo - di proprietù di imprenditori legati a doppia mandata ai due partiti maggiori (quello socialista al potere e quello democratico all'opposizione), quando non delle stesse formazioni politiche. Perch¹ la politica œ l'allocatore primario - e quasi unico - di risorse, e quindi con i politici bisogna sempre fare i conti (ereditù, non da ultimo, del passato regime).

Dunque, una realtù a due facce; un Giano bifronte, con luci e ombre. Si arriva a Tirana, spesso, imbevuti di sospetti e pregiudizi. Alcuni trovano conferma: rimangono, per esempio, tutte le domande sulla natura di una parte della ricchezza che in alcuni quartieri della capitale œ evidente e ostentata, allorch¹ l'economia produttiva evidenzia indici molto bassi (sono le rimesse degli emigranti a giocare un ruolo determinante). Per non parlare della indescrivibile speculazione edilizia (e degli interessi illeciti collegati).
Insomma, l'Albania non si pu… certo considerare ancora un "paese normale", e la strada della transizione postcomunista verso la democrazia appare alquanto lunga. Ma di sicuro, ed œ ci… che cattura immediatamente l'interesse di un occidentale, si tratta di una nazione estremamente vitale e piena di sorprese positive. In grado di stupire, in una parola, noi che veniamo dal paese che - da Machiavelli in avanti - si vanta (a volte a torto, a volte a ragione) della propria capacitù di non farsi mai meravigliare. Tirana œ un posto in cui avverti il senso del cambiamento e lo scorrere dell'energia. E questo, scusate se œ poco.









 

 

 

 

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