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253 - 15.05.04


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Senza regole il mercato non funziona

Andrea Borghesi


Raghuram G. Rajan e Luigi Zingales, Salvare il capitalismo dai capitalisti, Einaudi, Euro17,00

“Nel nostro paese la sinistra deve essere liberale perché nessuno lo è nel centrodestra”. È quanto ha affermato Pierluigi Bersani, responsabile economico dei Democratici di Sinistra, durante la presentazione del libro di Raghuram G. Rajan e Luigi Zingales Salvare il capitalismo dai capitalisti (Einaudi); l’ex ministro ha discusso del volume dei due giovani economisti con Carlo De Benedetti, presidente della Cir (Compagnie Industriali Riunite), una delle più importanti holding private italiane con interessi anche nell’editoria (gruppo editoriale L’Espresso).
Bersani ha affermato che “il compito della politica in un paese a capitalismo maturo è quello di costruire e garantire, una volta stabilite regole chiare, la libertà dei mercati, senza arrivare però ad una società di mercato”. A questo proposito ha rivendicato il fatto che “il periodo più fecondo delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni in Italia è stato quello del centrosinistra” mentre oggi “corriamo il rischio di un generale ripiegamento su se stesso del sistema, un fenomeno già operante nel circuito bancario-industriale dove si è arrestata la capitalizzazione delle imprese”. Arrivando poi all’attualità degli scandali e dei crack finanziari, l’esponente Ds ha espresso la necessità “di democratizzare il capitalismo, che oggi è in crisi di fiducia, credibilità e trasparenza”.
“Un libro attualissimo per l’Italia – ha commentato De Benedetti - ma che Zingales (che vive negli Stati Uniti, ndr) probabilmente non avrebbe scritto se vivesse nel nostro paese: gli avrebbe procurato molti problemi di carriera in quanto mette in luce come uno dei difetti principali dei nostri capitalisti quello di essere liberisti quando sono fuori da un mercato, e monopolisti quando l’hanno occupato”. Un atteggiamento miope che il presidente del gruppo Cir vede ripetersi oggi alla vigilia dell’allargamento dell’Unione, quando “con conservatorismo puro, i governi dell’Ue a 15 si apprestano a bloccare l’immigrazione di lavoratori dall’Est, quando invece avremmo bisogno di manodopera qualificata e proveniente da paesi culturalmente omogenei ai nostri”. De Benedetti ha, infine, evidenziato come “a dispetto del titolo provocatorio e di alcune frasi, che lette isolatamente farebbero pensare ad autori vetero-comunisti, il libro esce dalla testa di liberisti veri che però usano un linguaggio inusuale per gli economisti liberali”.
Alla presentazione partecipa uno dei due autori, Luigi Zingales, premiato lo scorso anno con il premio Bernacer come migliore economista europeo, professore di Finanza alla Graduate School of Business della University of Chicago, la città patria del liberismo internazionale. Non smentisce la sua filiazione da quegli economisti come Robert Mundell, Milton Friedman, George Stigler ed altri (i cosiddetti “Chicago Boys”) che alla fine degli anni ’60 “uccisero” il keynesismo e con esso la politica del sostegno pubblico alla creazione della domanda e alla crescita, quando afferma che “non ci fidiamo della politica, sulla quale abbiamo una visione minimalista. Eppure senza regole – concede – il mercato non funziona”.
"L’obiettivo del libro – continua Zingales – è proprio quello di pensare un difficile bilanciamento tra politica ed economia”. Per quanto riguarda l’Europa l’autore afferma che “finora è stata un bene per i mercati in quanto ha ridotto le possibilità per gli stati nazionali di imbrigliarli in vincoli normativi; ora però c’è il rischio della nascita di un’Europa politica che imponga regole e leggi dappertutto creando un monopolio della politica sul continente”.
Una fiducia, quella di Zingales nella finanza, limitata dalla consapevolezza che essa “da sola non può creare ricchezza ma può dare le gambe a chi ha buone idee imprenditoriali”, in un processo di “normale dinamica capitalistica che tra il 1999 e il 2000, durante la cosiddetta bolla speculativa – continua l’economista - si era addirittura invertito negli Usa, tanto che erano i capitali a creare idee e imprenditori”. Zingales ha, infine, invitato la politica italiana ad evitare norme troppo restrittive in campo finanziario per evitare quanto accaduto negli stati Uniti dove “sull’onda del panico provocato dai crack di Enron e Worldcom sono state approvate leggi troppo rigide”.






 

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