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253 - 15.05.04


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Amato e Sartori: "Restiamo in Iraq"

Mauro Buonocore


Tutti a casa? Nemmeno per sogno, dicono voci autorevoli come quelle di Giuliano Amato a Giovanni Sartori dalle pagine dei due principali quotidiani nazionali di martedŌ 4 maggio, fare in modo che le truppe italiane lascino ora l'Iraq sarebbe un errore madornale, uno sbaglio imperdonabile.

"Ma come - risponde Amato su "la Repubblica"alle domande di Massimo Giannini - invochiamo da mesi l'intervento dell'Onu, e adesso che l'Onu sta studiando una soluzione concreta noi diciamo 'tutti a casa'? E' un controsenso, una decisione che ci indebolisce e non fa capire all'opinione pubblica cosa vogliamo noi per l'Iraq".
La soluzione allora, continua il responsabile del programma della Lista Unitaria, sta nel ragionare insieme alle Nazioni Unite per migliorare il futuro dell'Iraq. Ma come? Dobbiamo cercare di costruire una nostra forza negoziale e al momento, dice Amato, l'unico modo per farlo ˛ quello di mantenere i militari in Iraq e da qui rilanciare un ruolo tutto italiano nella vicenda con proposte che coinvolgano i governi dell'Unione che invece hanno dimostrato un grande scollamento intorno alla vicenda irachena: "Questa carta negoziale vorrei giocarla in Europa e verso l'Europa. Andando via oggi potremmo trovarci in una situazione paradossale: se in Consiglio di sicurezza (dell'Onu, ndr) si trovasse davvero l'accordo su una risoluzione che coinvolge i tre grandi paesi europei, noi che abbiamo sempre tallonato Francia e Germania finiremo per trovarci isolati in un angolo".

"La guerra di Bush ˛ stato un disastro. Ma l'Europa Zapatera prefigge un disastro ancor piđ colossale". Con queste parole inizia l'editoriale che Giovanni Sartori firma sulla prima pagina del "Corriere della Sera". Il disastro di Bush ˛ quello di avere cominciato una guerra, dice il politologo, dalla quale ora non sa come uscire, una guerra che, come si poteva prevedere, ha portato l'esercito Usa in un paese che lo vede come una forza "occupante". Dall'altra parte per÷ fare la figura degli "scappanti" per effetto delle scelte del governo spagnolo, pu÷ secondo Sartori avere conseguenze pericolosissime: "davvero una colossale vittoria per il fondamentalismo islamico che infiamma il Medio Oriente e che lo mobilita contro l'Occidente". La fotografia della situazione ˛ molto sfocata. Da una parte gli Stati Uniti non possono certo consegnare nelle mani dell'Onu la guida del loro esercito nazionale (non ˛ mai successo nel corso dell'intera storia mondiale, sottolinea Sartori); dall'altra tutti invocano una svolta che sembra nascondersi nelle pieghe della crisi irachena e nel dedalo etnico-politico del Medio Oriente. "Ma la soluzione dipende dall'aver capito il problema", ammonisce il politologo italiano, e il problema qui ˛ che l'Iraq, che non era base di alcuna cellula di Al Quaeda, ˛ uno stato potenzialmente molto ricco e allora il rischio enorme, reale, e quindi da evitare ˛ che "dalla sconfitta degli americani e dalla nostra fuga alla Zapatero uscirö proprio quello stato terrorista che non c'era".









 

 

 

 

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