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251 - 17.04.04


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Tra giornali e tv, una questione di equilibri
Mauro Buonocore


Nell'auditorium del Goethe Institut di Roma la protagonista era la carta stampata. "Chiunque si occupi di comunicazione e giornali si imbatte in modo ossessivo, per l'Italia, nell'evidenza di uno squilibrio, di un ritardo dimostrato da fatti per i quali ² necessario, inevitabile parlare di una anomalia italiana". Sono le parole con cui Giancarlo Bosetti, direttore di "Reset", ha aperto il convegno "Il futuro dei giornali. Senza stampa che democrazia sarebbe?" al quale sono intervenuti, mercoledŅ 31 marzo, alcuni tra i protagonisti del mondo della stampa, come il presidente della Fieg Luca Cordero di Montezemolo, il direttore de "la Repubblica" Ezio Mauro, il vice-direttore del "Corriere della Sera" Dario di Vico, il direttore dell'Ispo Renato Mannheimer, mentre Michael Naumann (direttore di "Die Zeit") e Siegfried Weischenberg (dell'Universitö di Amburgo) hanno portato dalla Germania il loro punto di vista.

In cosa consiste l'anomalia italiana? In una serie di cifre, raccolte da un dossier dal titolo Giornali e opinione pubblica. Confronti europei realizzato da "Reset", che vedono l'Italia posizionarsi nelle zone piš basse delle classifiche di vendita, di lettura e di investimenti pubblicitari destinati alla stampa.

Su quest'ultimo dato Luca Cordero di Montezemolo ha fissato la sua attenzione sottolineando come la televisione italiana, in virtš di un sistema dei media che la favorisce rispetto agli strumenti di comunicazione, possa godere di una quantitö sempre crescente di investimenti pubblicitari (54,7% nell'ultimo anno contro il 37,8 destinato alla carta stampata). "Sia ben chiaro", ha detto il presidente della Fieg," noi grandi amanti dei giornali cosŅ come lo siamo dei libri, ma non siamo contrari ad una televisione moderna e, auspichiamo, di qualitö", ma di fronte alla legge Gasparri che ² destinata ad aggravare ulteriormente il divario tra tv e stampa, "si tratta solo di trovare dei giusti equilibri".

Quegli equilibri che sono fondamentali in tutte le realtö di mercato e in modo particolare in quello che Ezio Mauro ha definito il mercato del consenso, "lo spazio fisico della moderna agorö, il luogo in cui i soggetti politici si manifestano e si accreditano di fronte all'opinone pubblica e sul quale funziona lo scambio tra idee, valori, promesse di rappresentanza e di tutela da una parte e, dall'altra, il voto".

Alla mancanza di regole che nel mercato del consenso sappiano creare equilibri che non favoriscano la tv nel confronto, commerciale e dei contenuti, con la carta stampata, si aggiunge, in Italia, un ritardo che riguarda la lettura dei quotidiani. Nel nostro paese si legge poco, appena un terzo della popolazione, secondo una ricerca Eurobarometro ripresa da "Reset", legge abitualmente i quotidiani. Una situazione questa che, nelle parole di Renato Mannheimer, affonda le radici nella tradizione italiana, una tradizione di grande partecipazione alle vicende sociali e politiche che per÷ non ha in passato avuto bisogno dei giornali. Fino a qualche decennio fa, ha spiegato il presidente dell'Ispo, "esistevano dei facilitatori come le grandi organizzazioni politiche sindacali nell'ambito delle quali si creava il circuito di contatto con la realtö che portava alla formazione delle opinioni". Una volta venuti meno questi facilitatori come grandi momenti di aggregazione e di socializzazione, ² rimasta negli italiani una sorta di "disabitudine culturale all'approfondimento attraverso la carta stampata, mentre in altre realtö nazionali, come quelle europee, le persone erano da sempre portate ad informarsi della politica non da situazioni collettive, ma da esigenze individuali".

Preso per÷ atto del ritardo italiano verso la lettura, cosa resta da fare al mondo della carta stampata per recuperare questa lacuna e guadagnare lettori all'informazione scritta? La risposta, per Dario Di Vico sta nel tipo di offerta che si rivolge al pubblico. "I tempi che seguiranno all'entrata in vigore della legge Gasparri saranno per gli editori una specie di traversata nel deserto che chiederö fantasia e innovazione", ha sottolineato il vice-direttore del "Corriere" secondo il quale giornalisti ed editori devono chiedersi se non sia necessario migliorare la loro offerta di informazione. "La free-press e i siti dei grandi giornali", ha continuato Di Vico, "sono delle novitö a cui bisogna guardare con attenzione". Da una parte i giornali gratuiti sono in grado di guadagnare alla lettura persone che altrimenti non leggerebbero; dall'altra, l'utilizzo e lo sviluppo di servizi web legati alla carta stampata sono un modo nuovo e ormai irrinunciabile di fare giornalismo, come ad esempio i forum che "rappresentano un termometro delle ansie del paese".


 


 

 

 

 

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