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250 - 03.04.04


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"Liberiamo gli europei dalla paura"
Elisabetta Ambrosi


"Liberare gli europei dalla paura": con queste appassionate parole di Giuliano Amato si ² chiuso sabato a Torino il convegno organizzato da "Reset" sul tema "Liberal-socialismo in Europa: il futuro di una tradizione", dedicato alla memoria di Norberto Bobbio, che ha visto intervenire studiosi e politici di diversi paesi sia dell'Unione europea che dei paesi dell'est che in futuro ne faranno parte. Nessuno slogan piğ di quello pronunciato da Amato esprime il senso di quanto ² stato detto nei due giorni di serrata discussione, viste le circostanze in cui il convegno si ² svolto, a pochi giorni dagli sconvolgenti attentati di Madrid e dalla spettacolare rimonta (e vittoria) del partito socialista spagnolo.

E proprio dal caso spagnolo ² interessante partire per sottolineare due temi centrali continuamente ricorsi durante l'incontro: primo, il fatto che in democrazia non conta tanto e solo chi governa, ma soprattutto chi ² governato. Centrale ² la capacitö dei cittadini di far sentire la loro voce, il loro grado di attenzione e critica sulle scelte politiche che li riguardano direttamente, la possibilitö costante di discutere dei temi piğ attuali e pressanti. Se una opinione pubblica ² competente e appassionata, raramente infatti potranno aver successo coloro che populisticamente guardano ai cittadini come massa irrazionale, alla quale si pu÷ - straussianamente - somministrare bugie e nascondere la realtö. Vale dunque subito la pena anticipare un'idea centrale che caratterizza il pensiero liberal-socialista (il quale, come molti hanno messo in luce, tra cui lo stesso Amato e Giddens, pu÷ forse piğ agevolmente essere definito "neoprogressivismo"): la difesa dell'autonomia morale e critica del cittadino - n³ suddito n³ solo consumatore - che ne sottolinea al tempo stesso la sua maggiore responsabilitö.

Le elezioni spagnole sono lo spunto per far emergere un secondo aspetto, prontamente sottolineato dal socialista spagnolo NarcÒs Serra nel suo incisivo intervento: per la prima volta, infatti, l'elemento decisivo della competizione elettorale non ² stato un tema di politica interna, come ad esempio le tasse, ma una questione internazionale. Questo cambiamento, che porta in superficie una serie di tendenze giö evidenti, consente di mettere a fuoco un secondo elemento centrale e lungamente dibattuto nel convegno di Torino: la necessitö di una coerente politica estera comune a tutta l'Europa, che si ponga fini precisi e li persegua con decisione. Il tema della guerra in Iraq, e quello ad esso strettamente legato della democratizzazione dei paesi arabi, sono stati all'ordine del giorno di tutti gli interventi, in primo luogo in quello dell'applauditissima Emma Bonino.

La Bonino ha lanciato un appello perch³ i liberal-socialisti siano tali non solo a fatti ma anche a parole: il che significa, secondo l'esponente radicale (per la quale il convegno di Torino ha forse rappresentato un'altra importante tappa di avvicinamento allo schieramento progressista), la manifestazione immediata di una concreta volontö politica, in primo luogo attraverso l'adozione di una serie di interventi legislativi e materiali di sostegno ai governi che avviino un processo di democratizzazione e agli esponenti delle societö civili dei paesi arabi (nelle quali ² ormai sempre piğ viva l'esigenza di libertö); e, in secondo, tramite una concreta apertura dell'Europa ai paesi in via di sviluppo, che dovrebbe tradursi, secondo Bonino e Karl von Schanzenberg, nell'abbandono di politiche protezionistiche, specialmente in campo agricolo, e in una maggiore flessibilitö nell'ingresso di lavoratori extracomunitari.

Il tema della guerra in Iraq, a sua volta, ha visto tutti i partecipanti convergere sulla nozione giddensiana di "multilateralismo a muso duro", che non esclude la necessitö di usare fermezza e forza contro il terrorismo. Adottare una linea intransigente significa al tempo stesso avanzare una critica al pacifismo assoluto, soprattutto laddove esso, come ha sottolineato con chiarezza Rutelli, non si limiti ad esprimere una posizione morale "impolitica" e condivisibilissima in quanto tale, ma sconfini sul piano politico, senza nessuna consapevolezza del fatto che in tal modo si arriva all'immobilismo e alla conseguente sopraffazione dei piğ deboli. Il punto ² stato sintetizzato da Amato con la consueta efficacia: sÒ alla violenza per impedire una violenza peggiore, ma al tempo stesso rifiuto della stessa se, come nel caso iracheno, non ² ragionevolmente mostrato che dal suo uso verrö fuori una violenza maggiore.

Concretezza e visione ideale

La critica al pacifismo ² funzionale a mettere in luce un altro aspetto decisivo delle posizioni liberalsocialiste: la loro lontananza dalle posizioni che Amato ha definito "globaliste", deduttive e ideologiche. Le proposte politiche di queste ultime non sono elaborate a partire da una riflessione sui fatti, ma derivano direttamente da prese di posizioni antecedenti a qualsiasi esame di realtö e quindi dei continui cambiamenti che in essa si verificano. La caratteristica del liberalsocialismo ² al contrario quella di correlare i fini e i valori alla verifica empirica del contesto, sostituendo il cambiamento del presente a un futuro lontano e impossibile (anche se - come nota Giddens - il tema del futuro deve comunque restare sullo sfondo dell'elaborazione liberal-socialista).

Il carattere pragmatico della visione liberal-socialista non deve tuttavia far perdere di vista, secondo Nadia Urbinati, che ha aperto il convegno con un appassionato intervento, il suo carattere al tempo stesso marcatamente normativo. Il liberal-socialismo ² empirico, perch³ non viene dedotto da nulla, ma definito nel corso di lotte reali di persone concrete. Ž normativo, perch³ il suo senso ² quello della costruzione di una progettualitö politica, che possiede una forza universalizzatrice innegabile e che non va confusa come presunzioni egemoniche, come qualcuno ö la Rorty sembra fare.

Il socialismo liberale non ² una visione scientifica, ma fortemente etica. Alla credenza profonda nei valori dell'eguaglianza e della libertö, essa affianca uno stile che accetta il pluralismo come condizione antropologica e che promuove il riconoscimento dell'altro come interlocutore, operando una difesa della dignitö delle persone nella specifica realtö in cui vivono (non ² un caso dunque, che alla spinosa domanda circa la legittimitö della legge francese che vieta l'esposizione di simboli religiosi da parte degli alunni, tutti gli interventi dei partecipanti al convegno sono stati caratterizzati dal rifiuto di un provvedimento definito illiberale, che fraintende il concetto di neutralitö dello stato e mostra il volto di un liberalismo inaccogliente, che livella le differenze e priva tanti giovani di vivere una esperienza di pluralismo valoriale. La vera politica, nota Amato, ² al contrario quella nobile arte della vita associata ce unisce senza rendere identici).

La combinazione di ancoraggio ai fatti e prospettiva ideale permette alla sinistra liberalsocialista di rivendicare un profilo riformista. La presa d'atto, sottolineata piğ volte da Giddens, dei processi di globalizzazione, uniti agli imponenti mutamenti sociologici delle societö contemporanee, costringono il neoprogressismo a declinare in maniera sempre diversa i due principi sui quali si basa, libertö ed eguaglianza. Infatti, solo rendendosi conto dei cambiamenti ² possibile pensare riforme che effettivamente aiutino i piğ esposti: emblematico il caso delle pensioni, sollevato tra gli altri da Morando e Manghi. L'attenzione ai temi del lavoro (che ha rivestito un ruolo centrale in quello che ² il parente piğ prossimo del socialismo liberale, la socialdemocrazia europea) resta, nota Giddens, sempre altissima nel paradigma liberal-socialista: non solo tuttavia nel senso della protezione dei diritti, ma anche in quello dello sviluppo e della creazione del lavoro. Nessuno sviluppo tuttavia, ha aggiunto Giddens, esiste senza libero mercato, il quale va protetto precisamente da tentativi di monopolio e mancanza di competizione trasparente, attraverso regole chiare che arginino le conseguenze di comportamenti privatistici e radicalmente individualistici.

Non ² vero dunque che la libertö coincide con l'assenza di regole, perch³ essa ² possibile solo attraverso di esse. In questa prospettiva, ha sottolineato Amato, la "quarta via" dovrebbe intraprendere la ricerca di un nuovo equilibrio tra pubblico e privato, dopo le due fasi della burocratizzazione paralizzante e della privatizzazione eccessiva.
Riflessioni che, forse, hanno operato una parziale correzione della tragica diagnosi di Bobbio circa la conflittualitö insanabile dei due principi di libertö e giustizia, la cui unione ² destinata a costituire, secondo la nota definizione di Anderson, un "composto instabile". L'eguaglianza sembrerebbe infatti essere, come qualcuno ha avanzato nella due giorni torinese, niente altro che una particolare interpretazione della libertö. Come pu÷ esserci infatti reale libertö senza emancipazione dal bisogno?

Questo punto, evidenziato ad esempio negli studi di Sen e Nussbaum sulla nozione delle "capacitö", nel quale si fondono i due concetti di libertö ed eguaglianza, ha permesso di ipotizzare la semplice adozione del termine "liberalismo" al posto del binomio "liberal-socialismo". Al di lö delle questioni terminologiche, tuttavia, numerosi interventi sono stati incentrati sulla difesa di un concetto "spesso" e piğ ricco di libertö, che non coincida riduzionisticamente con l'assenza di regole o la protezione da ingerenze esterne, ma includa nella sua definizione la necessitö di dotare tutti di identiche opportunitö di scelta.

Consenso, spina nel fianco della rosa socialiberale?

L'adozione di un procedimento empirico, e di un conseguente disincantato realismo, fa emergere tuttavia il grande problema che i liberal-socialisti hanno sempre incontrato sulla loro strada: il coinvolgimento della maggioranza della popolazione e l'adesione di quest'ultima ai temi liberal-socialisti. Non a caso questo punto ² stato sottolineato, oltre che dal sindacalista Manghi, da Michele Salvati, che non si stanca di ricordare l'importanza del grado di appeal delle proposte progressiste.

"Esercito di generali senza armata": cosÒ ² stato definito il partito d'azione, prima aggregazione politica repubblicana dichiaratamente liberal-socialista. Proprio su questo punto, Salvati ha criticato parzialmente Giddens, assegnando ai concetti del suo "manifesto" dei neoprogressisti (che "Reset" ha pubblicato nel n. 80) un carattere di ragionevolezza, ma non di autentica potenza seduttiva. Per vincere, tuttavia, occorrono proposte semplici e facilmente comprensibili da tutti, idee popolari che soddisfino bisogni profondi, concetti progressivi profondamente realistici.

Il dilemma angosciante del liberal-socialismo sta, secondo Salvati, tutto qui: nella sua straordinaria bellezza e coerenza, frutto maturo della nostra tradizione etico-politica, e al tempo stesso nella difficoltö di derivare da questa visione degli slogan entusiasmanti per la massa politica. A questo dilemma riproposto da Salvati il convegno per÷ ha in un certo senso idealmente risposto, e lo ha fatto attraverso le parole dell'intervento di apertura di Nadia Urbinati e di quello conclusivo di Amato. Le idee liberalsocialiste infatti sono idee profondamente radicate nel senso comune. Esse hanno sempre circolato, in quanto espressione di bisogni profondi, e si sono mantenute vive anche durante i momenti che hanno visto la loro piğ grande sconfitta, e cio² i totalitarismi comunista e nazifascista. I concetti di uguaglianza e libertö sono i perni della nostra etica, cio² del nostro ethos, il modo concreto di vivere: sono vivi nelle nostre leggi, nelle nostre Costituzioni. Anzi, ha precisato la Urbinati, si tratta di ideali cosÒ persuasivi che l'onere della prova ² a carico di chi vuole negarli. In un certo senso, dunque, si tratta solo di esplicitarli, mostrando sia come essi siano radicati nelle situazioni di tutti i giorni, sia come costituiscano linee guida per risolvere i conflitti della vita etica e politica.

Infine, come ha sottolineato Amato, se il compito piğ urgente ² quello di elaborare risposte concrete ai problemi assillanti che l'opinione pubblica europea si pone di fronte alla sconcertante impossibilitö di limitare l'ingovernabilitö del mondo (di cui alcuni esempi molto tangibili, come quello del caldo dell'estate scorsa, sono stati una drammatica testimonianza), in modo da essere in grado di liberare gli europei dalla paura, attraverso strumenti credibili, restituendo loro la fiducia persa, allora partire con una solida piattaforma teorica comune ² senz'altro un ottimo modo per riuscirvi.

 

 

 

 

 

 

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