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246 - 07.02.04


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Contro il razzismo, la politica ha una sola voce

Luigi Zanda


Il 20 gennaio 2004 è stata presentata al Senato una mozione sull’antisemitismo in cui un gruppo di senatori, in relazione ai recenti episodi che testimoniano una nuova ondata di manifestazioni antisemite, condanna l’antisemitismo come “un pericolo grave e una tragica regressione”, per poi proporre dei richiami alla coscienza europea affinché si prendano misure che sensibilizzino il sentire comune verso il problema della condizione e della considerazione della cultura e della gente ebraica, misure come “la redazione di un dizinario dell’antisemitismo”.

Riportiamo qui di seguito l’intervento fatto in aula a Palazzo Madama dal sen. Luigi Zanda (Margherita) sulla questione.


Signor Presidente, onorevoli Senatori,
un paio di mesi fa il Senatore della maggioranza Luigi Compagna mi ha chiesto di firmare una mozione di condanna contro l’insorgere di una nuova ondata di antisemitismo in varie parti del mondo.
Ho firmato senza alcuna esitazione, prima ancora di sapere che primo firmatario della mozione era il senatore dell’opposizione Ottaviano Del Turco.

Sarebbe moralmente molto grave e pericoloso che maggioranza e opposizione non trovassero modo di parlare la stessa lingua neanche davanti al ripresentarsi di un obbrobbrio come l’antisemitismo.
Possiamo avere idee anche molto differenti sulla politica di Sharon, ma non possiamo dividerci sulla condanna di un crimine contro l’umanità.
Auspico, quindi, che la mozione che oggi qui discutiamo riceva il voto favorevole di tutto il Senato della Repubblica.


Ho firmato di getto questa mozione e l’ho fatto per diverse ragioni.
Chi, come me e come gran parte della mia generazione, è stato educato nell’immediato dopoguerra nella vivissima memoria di quella immensa “barbarie pianificata” (come l’ha chiamata Giovanni Paolo II) che è stata l’olocausto, chi non ha dimenticato le grandi tragedie dell’umanità e i duemilacinquecento anni di persecuzioni antiebraiche, non può assistere indifferente e muto a segnali concreti e visibili di rigurgito del delirio antisemita, comunque esso si manifesti. In insulti verbali, in volgari scritte sui muri delle città o nella forma più violenta dell’intolleranza nei confronti dei luoghi della religiosità e della preghiera del popolo ebraico.

E’ necessarioo che il Parlamento e il Governo Italiano esprimano con chiarezza e con forza la loro condanna di un fenomeno così vile e orrendo come l’antisemitismo e che promuovano ogni iniziativa politica, istituzionale e culturale, a carattere nazionale, europeo e internazionale, capace di contrastarlo e batterlo a partire dalle iniziative indicate dalla mozione e illustrate dal Senatore Del Turco.

In questo spirito ho apprezzato le espressioni con le quali il Vice Presidente del Consiglio dei Ministri ha negato che il suo partito sia ancora “neofascista” o “postfascista”.
Tutti i sinceri democratici non possono che essere lieti che l’onorevole Fini, Presidente di un partito che lui stesso ha lealmente riconosciuto essere, attraverso il Msi, erede del fascismo e della Repubblica di Salò, abbia ritenuto suo dovere chiedere perdono per le infami leggi razziali che proprio il fascismo ha promulgato e per la persecuzione degli ebrei italiani di cui il regime fascista ha la piena responsabilità a partire dal 1938.
Se l’onorevole Fini è arrivato a proclamare che il fascismo fu “parte del male assoluto”, ciò è dovuto in primo luogo proprio al riconoscimento dell’orrore di quelle leggi e di quelle persecuzioni.

Ma oggi, all’inizio del 2004, un dibattito sull’antifascismo, se vuol essere credibile, deve necessariamente considerare l’esistenza dello Stato di Israele e deve fare i conti con la politica del Governo del primo ministro Sharon.
Nei nostri giorni troppo spesso, purtroppo, l’antisemitismo viene motivato con le vicende del drammatico conflitto israelo-palestinese, conflitto che insanguina il medio oriente sin dalla nascita dello Stato di Israele e che negli ultimi anni, anziché diminuire di intensità e di ferocia ha visto crescere odio, violenza e morte.

Recentemente Amos Luzzatto, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche in Italia, ha ricordato che “l’antisemitismo in Europa c’è sempre stato e non è mai scomparso”. Ma ha anche voluto aggiungere che adesso “sta dilagando un antisemitismo che trova le sue motivazioni nel conflitto israelo-palestinese”.

Ecco. Io credo di dover sottolineare in quest’Aula l’allarme di Amos Luzzatto e, con lui, respingere ogni amorale strumentalizzazione di quel conflitto diretta a fomentare sentimenti antiebraici.
Nessuna motivazione politica o storica o religiosa può affievolire la gravità morale, ideologica e politica dell’antisemitismo.
Nessun dissenso, legittimo, sulla politica e sull’azione di governo del primo ministro Sharon può indurre alla condanna dello Stato di Israele in quanto tale o, addirittura, produrre sentimenti di inimicizia se non di odio nei confronti del popolo di Israele e degli ebrei della diaspora. Condanne così indiscriminate sono inaccettabili.


Anche chi, come me, giudica molto gravi la politica di Sharon e la costruzione del muro di separazione tra arabi e israeliani, anche chi, come me, considera un abuso che Israele occupi da trentacinque anni territori non suoi, rifiuta nel modo più chiaro e più netto di considerare Israele la prima minaccia della pace mondiale, come due mesi fa ha irresponsabilmente risposto ad un sondaggio formulato in modo molto infelice la maggioranza (il 59%) dei cittadini europei.

L’inattendibilità di quel 59% è stata, per fortuna, confermata pochi giorni fa quando abbiamo saputo che più del 91% dei cittadini italiani (quasi la loro totalità) non mette in discussione il diritto all’esistenza dello Stato di Israele, pur avendo in gran maggioranza posizioni fortemente critiche nei confronti dell’atteggiamento del governo Sharon sulla questione palestinese. (L’autore si riferisce qui al Rapporto sull’Italia, indagine demoscopica annuale realizzata da Eurispes, i cui risultati sono stati presentati il 16 gennaio 2004. Ndr).

Io stesso faccio parte di quel 91%.
Considero inviolabile lo Stato di Israele, così come considero irrinunciabile l’aspirazione del popolo palestinese ad avere una propria patria e un proprio Stato con chiari confini.

Onorevole Presidente e onorevoli Senatori, il nostro Paese dà prova di grande maturità politica separando il giudizio negativo sull’azione del Governo d’Israele dai sentimenti nei confronti di quella nazione e di quel popolo.

Ma vi è un’altra ragione che mi ha spinto a firmare immediatamente la mozione Del Turco-Compagna.
Una ragione per me di grande rilievo etico e civile.
Molto correttamente la mozione collega la preoccupazione per la nuova ondata di antisemitismo, con l’insoegere in varie parti del mondo anche di gravi fenomeni di razzismo e xenofobia..

Richiamo la vostra attenzione, onorevoli senatori, su questa orrenda miscela perché è lì che che trova radici la mentalità dalla quale nasce e della quale si nutre quell’antisemitismo che oggi noi condanniamo.
Una miscela di cui anche alcune forze politiche italiane sono portatrici, dove il razzismo nei confronti degli immigrati, siano essi africani o arabi o albanesi o cinesi o altri ancora, alimenta fatalmente quell’incultura dalla quale nascono e si rafforzano le manifestazioni di antisemitismo che con tanta crudezza troviamo descritte nel dossier dell’Osservatorio europeo sul razzismo e sulla xenofobia.

Non commettiamo l’errore di distinguere tra il razzismo antisemita che condanniamo e altri razzismi che condividiamo, sosteniamo o anche soltanto tolleriamo.
Non commettiamo l’errore del nostro Presidente del Consiglio quando ha enunciato il principio della “superiorità” della nostra civiltà occidentale rispetto a quella dei paesi islamici e nemmeno l’errore di George W. Bush con il suo famoso invito a una “crociata” contro l’Islam.
Sia Berlusconi che Bush compresero molto presto la gravità delle loro espressioni e in qualche modo se le rimengiarono.

L’Italia, onorevoli senatori, non è un paese razzista, né xenofobo, né antisemita. Fermiamo ogni segnale diverso, anche il più piccolo, anche il meno visibile.
Fermiamo il razzismo e la xenofobia con una illuminata cultura dell’accoglienza nei confronti degli immigrati. Fermiamo l’antisemitismo rispettando il pensiero generoso degli italiani che hanno dimostrato di saper distinguere tra la condanna degli errori politici di Sharon e l’amicizia per il popolo di Israele.




 

 

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