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243 - 27.12.03


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I luoghi comuni che resistono alla storia

Saul Meghnagi con Mauro Buonocore


La questione israelo-palestinese e le guerre che colpiscono il Medio Oriente; le scelte del governo di Ariel Sharon e una serie di pregiudizi che da secoli resistono nell’immaginario collettivo, a partire dalla difficoltà ad accettarne il diritto del popolo ebraico a rivendicare la propria identità collettiva. Il rapporto sulle manifestazioni di antisemitismo svolto dal Centro di ricerca della Technische Universität di Berlino per conto dell’Osservatorio Europeo dei Casi di Razzismo e Xenofobia (Eumc) ruota attorno a una complessità di elementi che abbiamo letto insieme a Saul Maghnagi, assessore all’educazione e alla cultura dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.


Come è strutturato il rapporto dell’Eumc?

Il dossier nasce da un’indagine non di primo livello, che non utilizza quindi lo strumento dell’intervista, ma si fonda sull’analisi dettagliata di tutti i documenti di fonte varia che possono contenere riferimenti razzisti nei confronti degli ebrei. Questo tipo di analisi non è nuovo, già all’inizio degli anni settanta Alfonso Di Nola utilizzò una metodologia analoga quando, in una ricerca su episodi di antisemitismo in Italia (Antisemitismo in Italia 1962-1972, Vallecchi, 1973, NdR), analizzò il contenuto di giornali, libri, discorsi, denunce, lettere minatorie: tutti testi che erano stati resi ufficiali da un’effettiva pubblicazione. Il rapporto dell’Eumc compie un’analisi abbastanza rigorosa di tutti gli episodi conosciuti, il ché, da un punto di vista strettamente metodologico, ne fa un procedimento accettabile perché si basa su un confronto di testi simili comparsi in epoche diverse. Ad esempio, le scritte sui muri possono essere considerate un elemento più o meno adeguato alla definizione dell’antisemitismo e della sua rappresentazione nella società, però se queste vengono confrontate con le scritte sui muri di dieci anni fa, non c’è dubbio che si sta misurando la variazione nel tempo di uno stesso fenomeno, quindi si sta adottando lo stesso indicatore per verificare come le manifestazioni di antisemitismo sono cambiate nel corso degli anni. Lo stesso ragionamento vale per gli articoli di giornale, per le dichiarazione, le testimonianze e la bibliografia raccolta. Per il lavoro, insomma, che ha portato alla realizzazione del dossier.

Stabilito allora che secondo lei la metodologia del rapporto è valida, spostiamo l’attenzione sui contenuti del documento. La ricerca ha analizzato episodi di antisemitismo nella prima metà del 2002, con particolare attenzione al periodo che va dal 15 maggio al 15 giugno. Quali indicazioni ha tratto dalla sua lettura?

Il fatto più importante è che nel periodo preso in considerazione si registra, rispetto agli anni passati, una maggiore presenza di episodi di antisemitismo e una maggiore preoccupazione di coloro che vi sono direttamente coinvolti, come le comunità ebraiche e soggetti che le rappresentano a livello internazionale o locale. In modo particolare la preoccupazione di questi ultimi nasce dalla manifestazione di generalizzazioni che da tempo non si sentivano o che si sperava essere rimosse.

Che tipo di generalizzazioni?

Dai dati raccolti, ad esempio, emergono alcune accuse di deicidio che dopo il Concilio Vaticano Secondo sembravano definitivamente sepolte; un altro segnale è la ricomparsa di riferimenti ad un presunto complotto giudaico per la conquista del mondo, idea questa nata e diffusa soprattutto nella Russia degli zar e nella Germania nazista. Riemergono insomma elementi di carattere remoto.

E allo stesso tempo si leggono nel rapporto stretti legami tra l’antisemitismo e le vicende del Medio Oriente.

In parallelo alla ricomparsa di queste vecchie accuse rivolte agli ebrei, si presenta un’attenzione specifica legata a quanto succede in Medio Oriente, e qui il problema si complica perché si intrecciano due aspetti legati alle critiche rivolte alla politica israeliana. Nell’ambito del legittimo disaccordo e della legittima opposizione che si possono portare alla politica del governo di Israele ci sono due elementi di distorsione che nel dossier vengono citati come manifestazioni di antisemmitismo. Da una parte si notano episodi in cui la critica al governo tende a generalizzare e far coincidere le posizioni politiche di Sharon e dei suoi collaboratori con le idee di tutto il popolo ebraico; dall’altra si sottolinea come l’elemento della storia e della cultura ebraica che viene generalmente attaccato è il sionismo, cioè la forma con cui gli ebrei hanno definito la propria autoidentificazione nazionale, un fenomeno ottocentesco comune a molti popoli.

Un altro aspetto da rilevare tra le caratteristiche che accomunano gli episodi di antisemitismo è una delegittimazione del diritto di esistenza di Israele, ossia una negazione dell’affermazione di identità collettiva degli ebrei. Non sono necessari atti di violenza fisica o verbale nei confronti degli ebrei per parlare di antisemitismo, ma, e questo emerge con chiarezza dalle pagine del dossier, è sufficiente negare il diritto del popolo ebraico a rivendicare la propria identità.
Ecco allora che la grande confusione intorno alla valutazione delle politiche israeliane e la negazione del diritto di esistenza dello Stato di Israele sono elementi che possono far parlare di antisemitismo e non più di legittima analisi di fatti politici.

L’attenzione dei ricercatori che hanno dato vita al rapporto, si sofferma in modo particolare sulla primavera del 2002. In quel periodo si è registrato, secondo il documento, un incremento di fenomeni e di manifestazioni antisemite, proprio nei mesi in cui il Medio Oriente ha vissuto un’escalation dei conflitti.

Io non credo sia vero che l’antisemitismo nasce perché c’è un conflitto in Medio Oriente che ne determina la genesi. I fenomeni di pregiudizio sussistono e in particolari condizioni si manifestano in forme molto tradizionali.

Ci faccia qualche esempio.

La frase “occhio per occhio dente per dente” è, secondo la legge talmudica, una limitazione che viene introdotta nella legislazione per affermare il principio secondo cui nessuno può ricevere una punizione superiore alla colpa che ha commesso: se una persona ha commesso un reato, questo non può essere punito in un modo più pesante del danno che ha arrecato. Si tratta quindi di una prescrizione diretta ai giudici, nata in un momento storico in cui la vendetta prevaleva sulla giustizia. Ora questa frase è diventata un simbolo della supposta vendicatività degli ebrei. Ecco quello che intendo quando parlo di forme tradizionali di pregiudizio verso gli ebrei.

Ancora un esempio: il rapporto con il denaro. E’ in tempi antichi che agli ebrei fu inibita qualunque altra attività che non fosse il commercio. Da allora è evidente che molti ebrei si sono trovati a stretto contatto con la circolazione del denaro e questo, in condizioni di grave pericolo, si è rivelato uno strumento di possibile salvezza. Ma è altrettanto evidente che tutto ciò non ha nulla a che vedere con l’avarizia e con i luoghi comuni che nell’immaginario collettivo la legano all’ebraismo.

Questi due tipi di luoghi comuni sul popolo ebraico appena accennati, la violenza come fatto costitutivo e l’attaccamento al denaro, si aggiungono oggi a elementi di ostilità verso gli ebrei davvero paradossali, come il già citato ritorno della convinzione di un complotto giudaico-pluto-massonico, per riprendere una definizione utilizzata nella Russia zarista prima, dai nazisti poi, e rilevata dal dossier nell’Europa contemporanea.

Dalla lettura del documento gli episodi antisemiti non possono riferirsi a una precisa fazione politica. Destra e sinistra, con modalità e forme diverse, fanno la loro comparsa nelle manifestazioni di sentimenti ostili al popolo ebraico.

Non è possibile dire che la destra è antisemita e la sinistra no, oppure affermare che in passato il mondo cattolico lo è stato ed ora non lo è più. Il dossier è abbastanza chiaro nel farci capire che non si può analizzare il fenomeno dell’antisemitismo attraverso appartenenze politiche o sociali. In realtà, se vogliamo schematizzare la società in destra e sinistra, cattolici e laici e via dicendo, in ciascuna di queste entità sono presenti fenomeni di antisemitismo e allo stesso tempo nessuna di queste può essere in qualche modo indicata in assoluto come tale.

Non c’è dubbio che gli ebrei siano stati perseguitati dalle destre fascista e nazista, così come dallo stalinismo, è altrettanto chiaro che i cattolici abbiano avuto una parte importante nella persecuzione ebraica. Se però vogliamo ragionare nei termini dell’attualità, fenomeni antisemiti assumono forme diverse in realtà diverse.


Link:

Il sito dell'Eumc, l'Osservatorio Europeo dei Casi di Razzismo e Xenofobia.

Il dossier integrale pubblicato dal Crif.


Dal sito Repubblica.it la traduzione italiana della parte generale del rapporto.

Ancora dal sito di Repubblica.it le pagine del rapporto dedicate all'Italia.

 

 

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