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242 - 13.12.03


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“Vi presento i neoprogs”

Emanuela Evangelisti


Londra 17 novembre 2003. Al numero 8 di Artillery Row, presso la libreria Politico’s, il primo rivenditore di testi politici della città, Anthony Giddens ha presentato al pubblico inglese il suo ultimo lavoro – The Progressive Manifesto, Cambridge, Polity Press, 2003, pp. 222 – una raccolta di saggi di diversi autori, da lui curata con una lunga introduzione intitolata Neoprogressivism. A New Agenda for Social Democracy. Le parole dei “neoprogrs”, il linguaggio nuovo con cui il sociologo inglese prova ad indicare una via nuova per le politiche di centro-sinistra, cercando di costruire un nuovo lessico e nuove proposte per le forze progressiste, hanno una traduzione italiana stampata nelle pagine dell’ultimo numero della rivista Reset.
Dopo aver spiegato che gli scrtti del volume sono nati in occasione della Progressive Governance Conference, tenutasi a Londra nel Luglio 2003 e organizzata da Policy Network, il think-tank internazionale che lavora per facilitare lo scambio di idee progressiste nel centro-sinistra in Europa e nel mondo, Giddens ha puntato verso i concetti e i termini che caratterizzano il libro.

“Chi lamenta la natura provinciale della discussione politica britannica avrà forse piacere nel trovare in questi saggi un approccio comparativo determinato dai contributi di colleghi di diversi paesi: Folke Schuppert da Berlino, Gøsta Espino-Andersen da Barcellona, Nicola Rossi da Roma e altri ancora”. Così ha esordito il sociologo inglese prima di passare a definire l’elemento alla base della discussione, cioè la constatazione della necessità di un rinnovamento all’interno delle forze politiche progressiste. Mentre durante gli anni novanta i governi o le coalizioni di centro-sinistra raggiunsero una grande visibilità in Europa e negli Stati Uniti, ma anche altrove, grazie soprattutto a una modernizzazione dei programmi socialdemocratici, l’attuale panorama politico mondiale, in cui spicca in maniera evidente la diffusione di governi di destra, mostra il tempestivo decadimento che minaccia qualunque misura innovativa a causa della continua mutevolezza della realtà sociale contemporanea. Ciò significa che l’urgenza di un costante cambiamento di iniziative, proposte e programmi politici è sempre attuale e dunque, “se siamo pronti a riconoscere che c’è stato un fallimento della sinistra in Europa negli ultimi anni, dobbiamo anche riconoscere che la ragione di questo è stata la mancanza di un’evoluzione nel modo di pensare a sinistra”. Così la nota formula della “terza via”, spunto ideologico per il centro-sinistra, non solo anglosassone, di fine millennio, deve essere sostituita oggi da un’ulteriore verifica e aggiornamento metodologici, da un nuovo “manifesto progressista”, che tenga conto dei mutamenti cui la società è andata incontro da allora.

Se l’istanza era, negli anni passati, quella di proporre un “manifesto per la rifondazione della socialdemocrazia”, ora pare piuttosto piuttosto necessaria la proposta di nuove idee, “a new agenda for social democracy”, come recita l’introduzione di Giddens: “Abbiamo dunque bisogno di una nuova struttura (framework) su cui costruire quello che ho deciso di chiamare ‘neoprogressismo’ (o movimento neoprogressista) sebbene l’espressione ‘quarta via’ sarebbe stata più che adeguata. I neoprogressisti (neoprogs) devono partire dalla terza via e aggiornarla, avanzarla in termini propositivi laddove quella era definita più in termini di ciò cui andava contro che in quelli di ciò cui era in favore». Si legge infatti nel saggio del sociologo: “La terza via si è sviluppata soprattutto come una critica alla destra neoliberale. […] Io credo piuttosto che i socialdemocratici abbiano bisogno di una presa di posizione ideologica per uscire da questa situazione. Tale scissione ideologica richiede nuovi concetti e nuove prospettive politiche. Dobbiamo continuare a pensare in modo radicale, ma radicalismo significa essere aperti a idee fresche, e non ricadere nel vecchio tradizionalismo di sinistra. Non chiamerò infatti questa nuova prospettiva la ‘quarta via’, per quanto l’idea mi tenti. Piuttosto parlerò di neoprogressismo e di neoprogressisti”.

Su questo impianto Giddens ha poi sottolineato come il nuovo framework debba crearsi intorno a tre questioni fondamentali: quella che riguarda il tipo di società che si vuole costruire, quella di un nuovo concetto di stato, e infine, ma non ultima, quale nuova politica adottare per trattare le disuguaglianze a partire dai sistemi educativi dell’infanzia. Nell’introduzione al libro infatti Giddens delinea i propositi fondamentali del neoprogressismo quali quello di una più forte sfera pubblica, affiancata da una fiorente economia di mercato; una società pluralistica e inclusiva; un più vasto mondo cosmopolita fondato su principi di legge internazionale. “Rinnovare l’importanza degli interessi e dei beni pubblici (a livello nazionale e internazionale) mi sembra l’aspetto più cruciale. […] Una sana economia necessita di mercati funzionali, ma anche di un ben sviluppato dominio pubblico, in cui lo stato mantenga un ruolo essenziale. Rafforzare la vita pubblica non vuol dire tornare allo stato assistenziale (nanny state). Significa ripensare cosa è lo stato e per cosa esiste, in relazione ai concetti di interesse pubblico e bene pubblico. Chiamo questo processo ‘pubbicizzazione’ (publicisation). La prima parte del dopo guerra è stata l’epoca dello stato burocratico. Successivamente c’è stata una fase di privatizzazione e deregulation. Ora stiamo potenzialmente entrando in un altro stadio – caratterizzato non dal ritorno dello stato burocratico, ma da una più inclusiva definizione dello scopo pubblico. Dopo la privatizzazione viene la pubblicizzazione. Con pubblicizzazione io intendo la difesa della fondamentale importanza della sfera pubblica in una società decente – in cui i cittadini possano perseguire le loro aspirazioni, ma anche sentirsi protetti e sicuri. La prima ondata del pensiero della terza via è risultata efficace nell’articolare la prima istanza, ma è stata meno capace di evidenziare la seconda”.

 

 

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