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240 - 15.11.03


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"Non esisterà mai un'unica nazione europea"
 
  L'Unione europea vista con gli occhi dei periodici stranieri.
Ogni due settimane una notizia scelta dalla redazione di Caffè Europa per raccontare lo sguardo degli altri paesi sulla cultura, la politica, la società europee.

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A parlare è Romano Prodi, Presidente della Commissione Europea, in una lunga intervista al settimanale americano Time (n. 25, Vol. 161 del 23 giugno 2003). L'intervistatore, James Graff, ha esordito con tipica franchezza yankee chiedendo a Prodi "perché mai agli europei dovrebbe importare qualcosa di ciù che viene deciso dalla Commissione". Risposta: "Non se parliamo della dimensione delle banane, sì se invece trattiamo di politica monetaria, fiscale o estera". E Prodi ha comunque ricordato al suo interlocutore che anche gli americani non si sono occupati dei dettagli tecnici del processo di stesura della Costituzione.

Per contro, il Presidente della Commissione ha ripetutamente sottolineato le differenze fra Stati Uniti e Unione Europea, affermando che "l'Europa è un'unione di genti e nazioni, diversa dall'America. Non migliore, ma completamente diversa". Ha quindi rilasciato la dichiarazione che è diventata il titolo dell'intervista: "Non esisterà mai un'unica nazione europea", ad indicare non un cosmico pessimismo nel futuro dell'Europa unita, quanto una sensibilità - tutta europea - per il rispetto delle peculiarità nazionali che compongono il mosaico UE.

Alla domanda "Quali valori specifici differenziano l'Europa dall'America?" Prodi ha risposto: "Una certa idea di solidarietà sociale e una volontà di tutela dei cittadini attraverso il sistema sanitario pubblico, ciù che un tempo veniva definito il welfare state. In secondo luogo, in Europa crediamo in una economia di mercato "corretta", alla quale vengono applicate modifiche che non fanno parte dell'esperienza quotidiana in America. La parola protezionismo è più amata in Italia che negli Stati Uniti".

A sostegno dell'efficacia della UE, Prodi ha affermato che "la gente ci vede sempre meno come un capro espiatorio, e sempre più come un ente capace di risolvere tutti i problemi. In realtà non siamo né l'uno né l'altro, ma se riusciamo a suscitare reazioni come queste, vuol dire che c'è bisogno di noi". Inevitabili le domande sull'avvento di Silvio Berlusconi alla presidenza del Consiglio d'Europa, alle quali Prodi ha risposto diplomaticamente: "Io conosco i miei obblighi e il mio ruolo istituzionale, e mi comporto di conseguenza. Non c'è bisogno di una grande trasporto per cooperare, basta fare il proprio dovere".


Per leggere l'intervista: www.time.com/time/europe/html/030623/qandaprodi.html