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319 - 17.04.07
 


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Un’Unione di pace e stabilità,
ecco cosa ci serve
Fausto Sessa

Da un nostro lettore riceviamo queste riflessioni che pubblichiamo

Dopo i referendum francese e olandese che hanno respinto la proposta di Costituzione Europea è iniziata in tutta Europa una pausa di riflessione sul testo proposto e sui suoi obiettivi. Una pausa che si protrae ormai da più di due anni senza che si dibatta sui motivi del fallimento e chi si propongano nuovi obiettivi per una nuova Europa.

Il testo di Costituzione proposto era troppo lungo, prolisso, infarcito di richiami ad altri trattati e quindi poco comprensibile ai più, ma soprattutto non era chiaro negli obiettivi che si proponeva; per questo ha creato un diffuso disorientamento e quindi il rinchiudersi di molti cittadini entro le proprie entità statali esistenti portatrici di certezze politiche immediate, ma prive oggi di prospettive future.
L’Europa serve agli Europei, gli Stati nazionali servono ancora ma, solo per obiettivi interni, collegati più a tradizioni civili o religiose o a stili di vita, o al desiderio di privilegiare particolari scelte sociali o assistenziali, che altri popoli non condividono.

Ma pensare che il futuro possa essere limitato solo a queste scelte è fuorviante. Il tenore di vita di quasi tutti gli Europei, il benessere generalizzato, l’istruzione, le garanzie sociali, per essere conservate nel futuro, per essere estese a tutti i cittadini dei paesi da poco entrati nell’Unione, hanno bisogno di una Entità statale che possa avere la capacità di garantire a questo insieme di Stati e popoli, stabilità economica e monetaria, approvvigionamenti energetici, un mercato interno di dimensioni tali che l’industria possa poi confrontarsi con gli altri giganti della scena internazionale. Ovvero l’Europa deve avere il coraggio di capovolgere le proprie competenze ed occuparsi di politica estera, di difesa, di sicurezza, di ricerca e sviluppo tecnologico, temi che la miriade di stati più o meno grandi possono solo abbozzare ma non in modo tale per poi confrontarsi con giganti come Cina, Stati Uniti, Russia, India, Brasile. Quindi gli Stati devono prendere atto che singolarmente, in questi campi oggi ed in futuro non saranno in grado di ottenere risultati positivi. E non essere in grado singolarmente di confrontarsi con queste realtà, non solo significa perdere peso politico internazionale ma anche potere economico e quindi portare alla deriva tutto il continente con gravi conseguenze sociali che alla lunga possono condurre anche a un generale deterioramento democratico e alla perdita di quelle garanzie liberali di cui oggi tutti i cittadini godono. E la storia europea tracima di passati in cui le libertà che qui sono nate, sono state anche per lunghi periodi calpestate.

L’Europa deve quindi assumere una veste istituzionale che sia accettata da tutti i suoi cittadini perché facendosi carico di garantire a tutti la sicurezza interna ed esterna, li lascia comunque e sempre liberi nelle scelte più proprie dei diversi stili di vita. Ovvero agli Europei serve una Unione che garantisca libertà, pace e sicurezza, perché in futuro potrebbe essere che anche gli Stati più o meno grandi, non possano più garantire tutto ciò ai propri cittadini, perché anche loro non più liberi in tutte le loro scelte economiche, in quanto lo sviluppo tecnologico e la ricerca scientifica che reggono lo sviluppo economico mondiale procedono oramai per macroaree continentali e non per singoli Stati.

Una Unione di Stati quindi in cui le identità nazionali non sono compromesse, ma anzi in essa possano coesistere nelle rispettive diversità, perché gli interessi più generali della sicurezza, dello sviluppo economico, della stabilità monetaria, sono garantiti. Una Unione quindi, non per soffocare i singoli Stati, ma al contrario una Unione per esaltare le peculiarità di ognuno. Se si condivide una simile visione dell’Europa allora occorre pensare a un nuovo modello politico amministrativo che superi l’attuale e anche quello proposta dalla Costituzione respinta da francesi e olandese, per andare oltre, per andare in avanti e costruire una Unione per i popoli europei.

 




 

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