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273 - 12.03.05


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Tra i dubbi, l’ombra del riscatto
 

E' giusto pagare il riscatto per gli ostaggi italiani sequestrati in Iraq?
Le risposte dei nostri lettori

 

Da Roberto Barzanti
Tutto bene quel che finisce male. Che una coraggiosa giornalista abbia salvato la pelle e sia tornata sana e salva dall'Inferno non può che rallegrare, ma, a parte questo tribolato e angosciato respiro di sollievo, quante incongruenze! Quanti inaccettabili pasticci! A partire dalle prime dichiarazioni di Giuliana Sgrena. La quale non ha trovato di meglio che offrire le sue prime parole libere in dono ai rapitori. Sembrava quasi che dovesse ringraziarli per il trattamento ricevuto: "Mi hanno trattato bene" . Non solo: l'intervista successiva era una sostanziale dichiarazione di schieramento dalla loro parte. Mah! Trovo che si può benissimo desiderare l'abbandono da parte delle forze militari straniere del suolo dell'Irak e non per questo aderire a fome di lotta tra le quali è molto difficile operare distinzioni. Questi rapitori non saranno pur stati, questa volta, tagliatori di teste, ma persone che hanno adottato una strategia di offesa al limite della tortura sì. Il vecchio padre partigiano di Giuliana Sgrena ci ha messo del suo per complicare le cose. Evocando i fantasmi della Resistenza - ma non è mai corretto istituire parallelismi tra situazioni tanto diverse - ha detto che lui i rapitori li comprendeva anche se non li giustificava. Ricordate il povero Aldo Moro e la lambicata formula che coniò per gli americani in Vietnam? L'altra questione che rimarrà probabilmente in sospeso è quella del pagamento o meno del riscatto. Se, come tutto lascia supporre è stata sborsata una cifra, le educate dichiarazioni sono ancor più allarmanti. Non solo si concede alle bande un attestato di buona condotta ma si finanziano anche per scopi non sicuramente ricreativi. Rimane poi da chiarire tutta la strategia seguita per ottenere la liberazione. Anche in questo caso il dilemma tra pagare o non pagare il riscatto è falso ed improponibile ogni comparazione con il rapimento Moro. Le norme assolute non esistono, ma resta il fatto che imboccare sistematicamente, a quanto sembra, la strada del pagamento è molto pericoloso e controproducente. I pacifisti assoluti dovrebbero essere i primi a ribellarsi. Si può finanziarie così la violenza armata? E se davanti ad un rapimento si crede che il miglior modo per avviare una soluzione sia l'organizzazione di manifestazioni di massa che di fatto enfatizzano il metodo del ricatto e fanno proprie parole d'ordine assai equivoche, c'è il rischio che simili efferati atti siano praticati su scala ancor più larga e più rovinosa, vista l'efficacia dei risultati. Non ho capito che significhi lo slogan "Liberare la pace" . Vuol dire che la pace si avrà meccanicamente solo che si liberino gli ostaggi che sono stati catturati e si faccia fagotto? Anche questa ingenua visione irenica è molto ambigua. Non entro nel merito della ricostruzione degli avvenimenti: esigere la totale chiarezza da parte di tutti è doveroso. La verità deve essere cercata a ogni costo e dichiarata dai tetti: "Liberare la verità". Si espunga, dunque, l'eccessiva dose di greve politicizzazione con cui si tende a interpretare e gestire la vicenda da parte del Governo come da parte di certa opposizione. E la si faccia finita con la coltre di facile retorica e di nazionalismo recuperato e di pacifismo ideologico che impedisce di capire le cose per quello che sono e i gesti generosi - o gli errori - per il peso che hanno. Altrimenti: tutto male quel che finisce bene.
Roberto Barzanti

Da Franco Carletti
Anche per Moro si disse: non si tratta. Per quanto sia odioso il delitto, per quanto sia emblematico e foriero di imitazioni, non mi pare vi siano molte alternative: o si reprime nel più breve tempo possibile e nella maniera più efficace possibile (ma non è ciò che cercano di fare da sempre gli americani? e non è ciò che facevano i nazisti con i partigiani?) con tutti i costi che ciò comporta in termini di vite umane (Calipari) e in termini di conseguenze politiche (addirittura Berlusconi che chiede spiegazioni); oppure è necessario prima o dopo trattare.
Per non dover trattare alle condizioni dei viet-cong, gli Americani dovettero abbandonare il Vietnam. Oggi è davvero molto diverso?
Franco Carletti

Da Franco Ferrara
La vita umana ha un valore infinito. In una situazione di rapimento e in una realtà come l'Iraq pagare il riscatto per la salvezza di una o più persone è moralmente giusto. Non significa in assoluto finanziare il terrorismo. Il principio di Schindler che salvava gli ebrei pagando e corrompendo i nazisti è un precedente illustre. In Iraq è in atto una guerra di occupazione da parte degli Usa e le vittime principali sono gli operatori dell'informazione. E' interesse degli americani nascondere la verità in quanto la loro presenza è totalmente illegale. Pertanto secondo gli orientamenti attuali dell'amministrazione Usa in Iraq non devono operare giornalisti liberi. L'uccisione del funzionario italiano Nicola Calipari è sicuramente paragonabile a un agguato in quanto compiuto dall'esercito occupante che ha il controllo del territorio. Sostenere la tesi dell'incidente è profondamente sbagliata eticamente e politicamente in quanto ancora una volta tende a chiudere i fatti nel cono d'ombra della guerra illegale.
Franco Ferrara

Da Carlo Maria Lo Savio
Non ho risposte definitive. In questi casi ci si trova di fronte a scelte tragiche. Sono contento, ovviamente, che Giuliana Sgrena e gli altri ostaggi siano stati liberati (al povero Enzo Baldoni purtroppo questa fortuna non è toccata). Se - come credo - il pagamento di un riscatto è stato il mezzo per ottenere questo risultato, non posso che prendere atto dell'efficacia dell'azione. Sono stato più volte in Iraq e sono convinto che, se mi fosse toccato in sorte di essere rapito, avrei sperato con tutte le mie forze che qualcuno agisse per me in questo senso. Le altre considerazioni sono tutte fondate, gli italiani sono ormai sul mercato dei sequestri iracheno la "merce più pregiata": poco protetta - i civili italiani che vanno in Iraq (parlo soprattutto dei giornalisti) non dispongono solitamente di adeguate scorte armate - e di "pronto realizzo", una volta nota la politica dello Stato italiano. E gli alleati che mantengono posizioni diverse di certo non gradiscono e - c'è da aspettarsi - non si facciano in quattro per cooperare.
Ma aggiungerei un altro spunto di riflessione: come spiegare adesso il provvedimento del blocco dei beni ai parenti dei rapiti da parte della nostrana "Anonima sequestri" (per fortuna, negli ultimi tempi, piuttosto silente, proprio
grazie a questa efficace quanto dolorosa politica di contrasto)?
La stessa persona, rapita in Brianza, non ha speranze di poter attingere ai propri beni per ottenere la libertà. Ma se si aggira dalle parti di Falluja (per il sacrosanto dovere di informare o per il meno commendevole scopo di fare
quattrini) ha addirittura il diritto (a questo punto, un cambiamento di politica sarebbe davvero difficile da digerire) di vedere il riscatto pagato dallo Stato.
E' doverosa una riflessione approfondita.
Carlo Maria Lo Savio

Da Marie-Josée Lavaux
Il solo principio sostenibile è il rifiuto di qualsiasi trattativa coi sequestratori. Nessun pagamento per non alimentare il cerchio vizioso sequestro/terrorismo (o banditismo). Se non rende mai, il rapimento non viene più scelto come mezzo di pressione o di sfruttamento finanziario.
Al principio purtroppo si contrappone totalmente la realtà, cioè la necessità di salvaguardare la vita umana, essendo ogni vita unica e senza prezzo, per la persona rapita come per i familiari. Quindi, questione irrisolvibile; nessuno può decidere di lasciar morire una persona in nome di un principio, per altro incontestabile nel suo rigore e nella sua logica.
In parole povere, mi ripugna assolutamente l'idea di pagare un centesimo di riscatto, ma se mio figlio viene rapito do tutto quello che ho per salvarlo. Solo in astratto si può decidere di non ottemperare quando la liberazione dell'ostaggio per la forza non è possibile o troppo rischiosa...
E lo sanno benissimo i rapitori. La viltà, la vigliaccheria, il totale disprezzo dei più elementari diritti umani pagano e pagheranno ancora.
I sequestratori hanno ancora bei giorni davanti a sé...
Quindi, a mio umile parere, era giustissimo pagare un riscatto per liberare la Signora Sgrena.
Marie-Josée Lavaux, Professeur d'italien (professoressa d'italiano in Francia).

Da Antonello Sciacchitano
E' chiaro che sul breve periodo conviene non pagare il riscatto richiesto dai rapitori, per tutte le ragioni che avete elencato: indebolimento degli italiani residenti, foraggiamento di altre azioni terroristiche ecc. Eppure in un’ottica di medio periodo, secondo me, conviene pagarlo, questo maledetto riscatto. Perché la guerra al terrorismo è una guerra di consunzione e finirà quando deve finire,
cioè quando i fautori del terrorismo - mi meraviglia ogni volta constatare che siano esponenti di una civiltà già fiorente come quella islamica - capiranno che il terrorismo è una strategia militare perdente, in quanto non produce conquista territoriale. Le torri gemelle sono cadute, ma Ground Zero è rimasto americano. Quante torri gemelle devono cadere perché l'Islamismo occupi l'America?
Allora valgano le ragioni umanitarie e paghiamo quel che c'è da pagare, magari riconoscendo che anche noi occidentali abbiamo la nostra parte di responsabilità in questa sporca vicenda.
Antonello Sciacchitano


Da Paolo Zignani
No, non è giusto pagare il riscatto per un ostaggio. E' doveroso per uno Stato, o un'organizzazione di Stati, fare di tutto per liberare un prigioniero, ma senza sottomettersi alla volontà di un gruppo di criminali, i cui fini sono violenti quanto i mezzi. E' il terrorismo più cruento che si sia mai visto, una minaccia senza limiti per intere masse di cittadini, non solo statunitensi. Pagare sarebbe giustificabile solo se il denaro diventasse uno strumento, tramite l'intelligence, per reperire le fonti di finanziamento dei rapitori. Ma questo risultato si può ottenere probabilmente anche senza versare un riscatto. Sarebbe giustificabile anche come "battaglia persa" nell'ambito di una guerra al terrorismo vittoriosa. Ma finora il bilancio è negativo: il terrorismo sta vincendo.
Sotto la pressione dei mass-media, però, nessun governo di fronte a un ultimatum dei rapitori rinuncerebbe a liberare un ostaggio offrendo del denaro.
Paolo Zignani


Da Osvaldo Alzari

Signori,
l'unica cosa giusta da fare è andarsene.
Berlusconi farebbe a meno benissimo di pagare, ma il costo politico sarebbe troppo alto.
Dunque, è un problema senza soluzione.
Io penso tutto e il contrario di tutto:
a) se fossi pro intervento, direi che non bisogna pagare;
b) essendo contro, difendo soprattutto quelli che vanno a fare qualcosa di buono, come le Simone e la Sgrena, e di conseguenza penso che devono essere protette e salvate, perché salvando loro, anche pagando, salviamo noi stessi, la nostra sensibilità, la nostra capacità di sentire come propria la sofferenza altrui, e non ultimo, salviamo un capitale politico per un futuro che si annuncia incerto.
Penso, altresì, che gli Stati Uniti non abbiano fatto nessun agguato per uccidere la Sgrena, perché se avessero voluto ucciderla semplicemente la uccidevano; e penso anche che l'unica coerenza rintracciabile nella politica degli Stati Uniti è quella di fare casino, provocare instabilità, perché in un fiume agitato guadagnano i pescatori. E chi è più pescatore degli Stati Uniti?
Dunque, in uno scenario in cui gli americani aggiungono ogni giorno un nuovo fattore d'incertezza, è saggio avere molte braccia, come una piovra, per dialogare con tutti, e i soldi servono anche a questo.
Cordialmente
Osvaldo Alzari


Da Franco Masini
So che non piacerà quello che vado a dire ma a noi Italiani non piace perdere, non piace ammettere di avere perso nemmeno la partita, figuriamoci poi in politica o nelle disgrazie! Così è perché purtroppo ci manca il senso dell’umorismo, quello vero, quello che ride anche di se stesso!
E poi non amiamo prenderci le colpe, né le responsabilità che preferiamo lasciare sempre agli altri.
E’ sintomatico, sta scritto nel nostro Dna che le colpe non vanno mai ammesse, che nessuno debba pagare e men che meno dare le dimissioni.
Così, anche il tragico epilogo del caso Sgrena, che naturalmente ci ha amareggiato tutti, invece di considerarlo per quello che è ossia una disgrazia o meglio un tragico errore, di quelli che in guerra avvengono, purtroppo, ogni giorno, pretendiamo di trovare il colpevole, il responsabile, il classico “capro espiatorio” che come ognun sa, veniva spedito nel deserto, carico di tutti i mali del mondo! Ma questo avveniva 4000 anni fa quando esisteva la Legge, o Torà e più tardi ma non di molto, con il Corano.
A noi, sotto, sotto, più che il Cristianissimo, “porgi l’altra guancia…!”, ci piace il più sbrigativo “occhio per occhio” ma non è così, prima di tutto perché non puoi prendere un soldato e dirgli “tu non dovevi sparare”, perché quello ti risponde e a ragione, “lo dici tu che lo sai ma a me chi lo dice che non era una bomba?” e poi diciamocela tutta e se fosse stata una soffiata di Bill Laden, “state in guardia che sta arrivando un auto bomba”?
Franco Masini


Da Claudio Mellia
Non ritengo affatto che si debba pagare il riscatto per i giornalisti rapiti: il loro intervento in loco non è indispensabile. Altra cosa sarebbe per le associazioni non governative per il loro ruolo sociale nel territorio.
Claudio Mellia


Da Vincenzo Rocco
Salve,
ritengo non sia giusto pagare il riscatto.
Dopo questa considerazione per certi apetti ovvia, mi chiedo: ma che Paese siamo ormai diventati senza un briciolo di coerenza ?
Ufficialmente ci affianchiamo agli Usa invadendo il territorio irakeno, di fatto ci prestiamo al ricatto e paghiamo cifre consistenti per liberare nostri connazionali rapiti.
E se questi soldi servissero per finanziare azioni terroristiche?
Una nazione con a capo una classe politica più seria e lungimirante, farebbe una scelta di campo: o con gli Usa (che in questo caso avrebbero più che una ragione di rimproverarci il finanziamento illecito di bande armate), oppure assumere una scelta più radicale come quella della Spagna.
Ma con questa classe politica, dove vogliamo andare…..
Cordialmente
Vincenzo Rocco


 

 

 

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