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Arti e culture | Caffè Europa - Webzine di cultura europea e democrazia informata

Arti e culture

  1. L’Impero dei Segni
    di Tina Cosmai

    A Genova, febbraio si apre con una nuova mostra fotografica inedita: L’Impero dei Segni, del fotoreporter catanese Daniele Greco, fino a venerdì 10 febbraio. L’esposizione, a cura di Genovainedita Cultura, è visitabile nella webgallery del sito. Quindici scatti che esplorano frammenti visivi del paesaggio urbano nelle città di Osaka, Sendai, Tokyo e Kyoto.

    Nel rapporto tra individui e merci, si affaccia incombente l’immagine pubblicitaria stilizzata, che sovrasta gli spazi e plasma a suo favore i territori collettivi, si insinua nella quotidianità degli oggetti, nei luoghi più piccoli dedicati alla persona.

    «Le grandi città del Giappone sono il luogo ideale in cui fotografare, afferma Greco. I giapponesi sono sostanzialmente ordinati, ma la quantità di oggetti e simboli presenti nel panorama danno origine a un disordine seducente, creando il tipo di condizione in cui mi piace lavorare. Sono attratto dalla commistione, dagli accostamenti di elementi contraddittori, dall’imperfezione, da idee semplici che scaturiscono da situazioni eccessive o dal caos. Di tutto questo è ricco il paesaggio metropolitano giapponese. Oltre che in senso orizzontale, questi spazi si sviluppano su una dimensione verticale, molto rilevante nell’insieme. E luoghi come i grandi mercati sono pieni di insenature, entrate e uscite secondarie, spazi deputati allo smistamento, in cui elementi solidi e liquidi riflettono luci e colori e diventano significativi».

    Se la vita dell’individuo nella società giapponese è regolata in modo particolare dal suo ruolo produttivo, gli oggetti del vivere, dagli utensili ai cibi, sorprendono per la cura espressiva con cui si presentano sul mercato. Un mercato che non è limitato ai punti vendita, ma riappare in numerosi spazi bucando le superfici, filtrando la sfera comunicativa e annullando il limite tra dimensione personale e collettiva.

    Daniele Greco ama lo stile del reportage; ha esordito nel 2001 fotografando la vita nelle isole greche. Successivamente ha realizzato una serie di immagini in Israele e a Londra. Fotografo per passione, ha collaborato con diverse agenzie fotografiche, tra cui AGF, Emmeviphoto, Margophoto, Grazia Neri.

    «Ci sono foto che definirei necessarie. Situazioni e avvenimenti che non si possono non raccontare, punti di vista su questioni che un fotografo deve riportare. Soprattutto riguardo alle sopraffazioni, alle ingiustizie e alle menzogne».

     

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  2. Restituiteci la dialettica, bitte
    di Corrado Ocone  

    L’intervento di Filippo La Porta su “Le ragioni” di domenica scorsa, nonostante il suggestivo accostamento di democrazia e verità, si presta a sostanziali obiezioni di fondo. Più in generale, è proprio il dibattito attuale fra neorealisti e postmodernisti che lascia profondamente insoddisfatti.

    A ben vedere, in entrambi gli schieramenti c’è un rimosso, un macigno che ostruisce la strada e che non può semplicemente essere scansato deviando. Il rischio è che ci si perda per davvero. Per chiarirmi io stesso e per chiarire a voi il senso di questa insoddisfazione e anche la natura del grande rimosso, propongo in questa sede un itinerario in tre tappe, che vanno a ritroso nel tempo, e una conclusione.

     

     

     

    Prima tappa: estate 2011. Che un’epoca della storia delle idee fosse finita lo avevamo capito da un po’. Quest’estate però la conferma ci è arrivata dal mensile inglese “Prospect” che ha pubblicato un lungo e persuasivo articolo del critico letterario Edward Docx con un titolo che era una campana a morto: “Il postmodernismo è finito”.

    Lo spunto era una esposizione che è tuttora in corso al Royal and Albert Museum di Londra e che permette di storicizzare un’epoca, gli ultimi trent’anni approssimativamente, in cui non solo le arti, ma anche la filosofia, i comportamenti, gli stili di vita hanno assunto un tono ben determinato. Del postmoderno anzi, a ben vedere, si può addirittura fissare una data di nascita, un momento in cui giunge a consapevolezza.

    E’ il 1979, l’anno in cui cioè il sociologo Jean Francois Lyotard pubblica con il titolo La condition postmoderne un agile rapporto sullo stato del sapere nel mondo contemporaneo che gli è stato commissionato dall’Unesco. 

    In esso egli parla di fine delle metanarrazioni, cioè della crisi irreversibile di quelle dottrine che avevano fino allora preteso di dare un senso unitario alla realtà: l’illuminismo, l’idealismo, il marxismo. Al loro posto, Lyotard vede all’opera una positiva pluralità di linguaggi e di saperi, una frammentazione e una dispersione del senso che, a suo dire, può coincidere con l’emancipazione umana, con la libertà da ogni costrizione di vita e di pensiero. E’ l’immagine gioiosa di Zarathustra che danza.

    E comunque un richiamo a quel prospettivismo che aveva portato Nietzsche a dire che “non ci sono fatti ma solo interpretazioni”.
    Come sia andata a finire, è dato sapere. Come ammette lo steso Vattimo, che con il filosofo americano Richard Rorty e altri tentò di dare una base filosofica al nuovo “spirito dei tempo”, non fu previsto che, nel deserto delle ideologie, una sarebbe tuttavia sopravvissuta e avrebbe soppiantato ogni altra.

    Più pericolosa delle altre, perché si sarebbe presentata come una non ideologia. Non è un caso che il trentennio del postmoderno abbia coinciso con quello del neoliberismo, cioè con il tracimare in una mistica dell’idea di Mercato. E non è un caso che oggi anch’essa sembra finita, almeno da un punto di vista teorico: la crisi finanziaria del 2008, che ancora tutti ci avvolge, ne ha mostrato fin troppo bene i vizi e i limiti.

     

     

     

     

     

    Seconda tappa: ottobre 2010. Fra i critici più eminenti del postmoderno in Italia si segnala Maurizio Ferraris, con le cui posizioni La Porta si mostra particolarmente simpatetico.

    Allievo di Vattimo, autore di una importante Storia dell’ermeneutica (1988) tradotta in più lingue, Ferraris, a partire dall’inizio degli anni Novanta, matura una svolta radicale del suo pensiero: uccide metaforicamente il proprio Padre-Maestro e va elaborando una sua autonoma prospettiva realista o neo-realista.

    Un anno fa ho avuto l’onore di essere invitato a Napoli da Ferraris ad un seminario in cui ha presentato a un ristretto numero di studiosi la sua critica del postmoderno. L’ho trovato molto persuasiva. In modo inconsueto per un filosofo, Ferraris ha proiettato delle diapositive illustrative. In una c’era una foto di Rorty accompagnata da tre icastiche affermazioni, che cito a mente: 1) la verità e la realtà sono concetti violenti, dispotici, vanno eliminati; 2) bisogna essere “teorici ironici”, cioè non prendersi sul serio e non credere fino in fondo a se stessi e a quanto si dice; 3) bisogna promuovere una “rivoluzione desiderante”.

    Dopo aver commentato, Ferraris ha cambiato diapositiva: nella successiva le tre frasi restavano le stesse, ma al posto di Rorty compariva la foto di Berlusconi. Più chiaro di così?

     

    Terza tappa: 2009. I problemi per me sorgono quando Ferraris illustra la pars construens del suo pensiero, quando spiega in che senso e in che modo egli vuole ristabilire l’idea di realtà e il concetto della verità.

    Qui il riferimento d’obbligo è al suo libro di maggior impegno fra gli ultimi pubblicati, quello con intento sistematico: Documentalità, uscito da Laterza nel 2009. In esso Ferraris ci offre un “catalogo del mondo”, che per lui è un mondo di oggetti, fatti bruti, tutti ben distinti e separati: oggetti naturali, ideali, sociali, secondo la sua classificazione.

    Il rapporto fra oggetti e mondo è quello fra contenuto e contenitore. Con un gusto oserei dire quasi snobistico, egli butta al mare tutto il pensiero moderno successivo a Kant, recuperando un concetto di “natura” alquanto astratto: fra i razionalisti cartesiani da una parte e i teorici della decostruzione e del postmoderno dall’altra è come se, per lui, non ci fosse proprio nulla.

    La sua prospettiva è quella che in linguaggio tecnico si chiama “realismo ingenuo” in quanto non tiene conto della svolta che la filosofia ha subito con la “rivoluzione copernicana” di Kant: quella “svolta trascendentale” che ci porta ad affermare che non esiste o non ci è dato attingere una “realtà in sé” con la ragione, perché la realtà è sempre mediata nella conoscenza dai nostri schemi concettuali.

     

    In questo senso si parla di “presupposto oggettivante” come di un pre-giudizio che non regge ad una attenta riflessione. Immediate conseguenze del modo di pensare di Ferraris sono due: la logica può essere solo quella formale delle scienze; la verità non è altro che la vecchia adaequatio rei et intellecctus, quella “corrispondenza” perfetta che in San Tommaso aveva correttamente un garante di ultima istanza nel Padreterno.

     

     

    Ricapitolando: per Ferraris la realtà e la verità esistono, ma come mondo di oggetti già dato e come “esattezza” di tipo matematico del discorso. Non come storia e come articolazione razionale di un discorso su di essa. Ulteriore e non inessenziale conseguenza: il mondo dei sentimenti, delle passioni, dell’immaginazione, dell’intuizione, non può avere nessuna virtù conoscitiva.

     



    Una conclusione. Ecco allora chiarito il motivo della mia insoddisfazione. Il dibattito fra neorealisti e postmoderni tiene fuori tutta la filosofia classica tedesca. E tiene in conseguenza fuori anche la tradizione italiana che in modo sempre critico e autonomo su quelle basi si era fondata.

    E’ un problema solo teorico? Non credo. Come Ferraris ci ha mostrato con il gioco delle diapositive, ogni scelta teorica ha un correlato pratico. Il pensiero non è mai innocente.
    L’autore che non è assolutamente tenuto presente o quanto meno non è preso sul serio in tutta la sua forza e vigore speculativo è Hegel, il pensatore che ci ha mostrato come la realtà e la verità esistono, ma anche come non siano delle cose pallide ed esangui, degli oggetti separati che stanno lì fuori ad aspettare che noi li incrociamo e “rispecchiamo”. Prima di tutto la realtà è un processo e non un risultato. Poi è un insieme interrelato di forze concrete, reali, storiche, in tensione dialettica tra loro. “Il vero è l’intero” e questo intero è “totalità organica”: non un semplice aggregato di oggetti, ma un insieme di elementi storici in progresso e interdipendenti. Confacente alla realtà è una logica che non si limiti a separare astrattamente gli elementi, ma sappia vederne anche le intercorrelazioni reciproche: che sia confacente nel pensiero al movimento dialettico o storico del reale. In definitiva, è la dialettica il vero rimosso di questa polemica e anche del pensiero italiano degli ultimi anni.

    E’ come se, a un certo punto, si sia voluto buttare via con l’acqua sporca dell’utopismo marxista anche il bambino del suo canone di interpretazione storica. Ovviamente da integrare con altri canoni, come ci ha insegnato Croce, ma comunque assolutamente da non ignorare. Anche perché la dialettica ci insegna a tenere aperto uno spazio di comunicazione fra prospettive e idee diverse, ad avere consapevolezza che anche chi consideriamo in “errore” può essere portatore di qualche elemento di “verità”, a non opporci in modo astratto a chi la pensa diversamente da noi ma a cercare di mediare e integrare le loro posizioni nelle nostre perché la verità esiste ma non è monopolio di nessuno.

    Lo stesso Croce, il punto più alto della nostra tradizione filosofica e storicistica, mostrò come sia in Hegel sia in Marx ci fosse un momento in cui la dialettica si contraddiceva e si chiudeva: lo Spirito assoluto nel primo, la futura società comunista nel secondo. Ma le contraddizioni dei grandi dovrebbero essere smascherate, non dovrebbero servire per occultare le loro conquiste. E come dimenticare che ci fu anche chi come Guido De Ruggiero, a mio avviso non a torto, individuò in Hegel, nella sua idea di conflittualità produttiva emergente dall’analisi del rapporto servo-padrone, addirittura un padre del liberalismo? E finì per dedicargli un capitolo centrale della sua Storia del liberalismo europeo, un volume che, a dimostrazione del carattere cosmopolita di quella nostra cultura, fu subito tradotto dal grande “crociano” di Oxford Collingwood per i tipi della Cambridge University Press, avendo una diffusione enorme e comparendo per molto tempo nelle bibliografie sul tema.

    Lo stesso marxismo italiano, pur con tutti i suoi limiti, grazie soprattutto a Gramsci, si era costruito su una solida base storicistica, in una linea di continuità di pensiero che da Machiavelli e De Sanctis giungeva a Labriola e Croce.
    Siamo sicuri che tutto questo sia un passato da dimenticare? Come non vederne la solidità e il rigore di pensiero e azione?

    A mio modo di vedere non si può cambiare, né andare incontro al futuro, se non ci si confronta con questa nostra identità, se non si ha il coraggio di superarla anche ma comunque restando alla sua altezza.

     

     

    Pubblicato su “Il riformista/Ragioni”, domenica 4 dicembre 2011.
     

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  3. L’arte politica tra cinismo e menzogna
    Rossella Pardi

    Le dinamiche messe in atto nella politica moderna hanno fatto in modo che l’idea di cinismo, da sempre pane quotidiano della politica, venisse rivisitata e che si riuscisse a delineare un nuovo tipo di cinico. Le regole della politica non hanno le loro radici nella nascita delle ideologie dei diversi schieramenti, ma devono la loro origine alla comparsa, nella modernità, del concetto di cinismo.
    Antonio Funiciello, autore del “Il politico come cinico. L’arte del governo tra menzogna e spudoratezza” -  2011, Donzelli Editore -  inizia la sua indagine sulla funzione odierna del cinismo analizzando i secoli che precedono la nascita della definizione moderna dello stesso e passando in rassegna i diversi esperimenti messi in atto a partire dalla civiltà greca Continua a leggere >>

  4. Ma che cosa pensa di fare Netanyahu?
    Michael Walzer

    Da circa trent’anni vado regolarmente in Israele, e ogni volta mi ritrovo a parlare quasi sempre di politica. Eppure ho difficoltà a capire quel che è successo la scorsa settimana a Gerusalemme e a Washington, a cominciare dal discorso di Barack Obama Continua a leggere >>

  5. I cattolici e il malanno Berlusconi
    Salvatore Rizza

    Il “malanno” Berlusconi riguarda tutti i cittadini italiani mentre dagli altri Paesi giungono domande angoscianti sulla tenuta democratica dell’Italia, frammiste a ironie e sarcasmi, evidenziando così la caduta morale e il malessere sociale che ne derivano. Si chiedono e ci chiedono come sia possibile consentire al capo di governo comportamenti vergognosi senza pretenderne l’allontanamento. I cittadini cattolici hanno qualche motivo in più per chiedersi come sia potuto avvenire che una “maledizione” di tal fatta si sia potuta abbattere sull’Italia e come un Paese cattolico, con una popolazione in grande prevalenza religiosamente connotata, possa sopportare tale onta senza far sentire ‘forte’ una voce di condanna.
    Alessandro Ferrara su Reset (gen - feb 2011 –pp.32-36) pone la domanda “agli amici cattolici” e analizza le ragioni della mancata risposta Continua a leggere >>

  6. Dalla benzina al Fus, una furbata anticultura
    Guido Martinotti

    In francese si chiama “ruse”, uno stratagemma, una furberia se non proprio una trappola. E’ quello che ha fatto il nostro governo per ricostituire il Fondo Unico per lo Spettacolo, FUS, la cui inconsulta abolizione aveva suscitato un vero maremoto di proteste, guidate da personaggi famosi e carismatici come il maestro Riccardo Muti Continua a leggere >>

  7. Parola di donna
    la redazione

    Cento nomi della cultura, della politica e dello spettacolo per raccontare le parole che hanno cambiato il mondo: questo l'obiettivo dell'ultimo libro pubblicato da Il Ponte delle grazie a cura di Ritanna Armeni dal titolo "Parola di donna"

     

    Riportiamo qui solo alcune delle interessanti voci racchiuse nel testo, in particolare corpo, empowerment, infibulazione, lavoro, vita Continua a leggere >>

  8. Saad Eddin Ibrahim: "Per l'Egitto, un futuro di pluralismo politico"
    Intervista di Giancarlo Bosetti

    Saad Eddin Ibrahim è uno dei principali attivisti egiziani nel campo dei diritti umani e della democrazia. In quanto nettamente critico del regime di Hosni Mubarak e difensore dei diritti delle minoranze, Ibrahim ha ricevuto diverse condanne da parte del sistema giudiziario egiziano ed è stato perseguito dalla polizia di Mubarak. Temendo per la sua incolumità, attualmente vive negli Stati Uniti da dove continua a collaborare con vari giornali arabi. E’ il fondatore sia dell’Ibn Khaldoun Center for Development Studies che dell’Arab Organization for Human Rights. In seguito agli eventi dello scorso dicembre ad Alessandria e alle attuali crescenti tensioni riguardo alla successione presidenziale in Egitto, ResetDoc ha intervistato Saad Ibrahim Continua a leggere >>

  9. Se non ora, quando?
    mobilitazione nazionale donne

    In Italia la maggioranza delle donne lavora fuori o dentro casa, crea ricchezza, cerca un lavoro (e una su due non ci riesce), studia, si sacrifica per affermarsi nella professione che si è scelta, si prende cura delle relazioni affettive e familiari, occupandosi di figli, mariti, genitori anziani. Continua a leggere >>

  10. Israele tra storia e utopia
    Corrado Ocone

    La Giornata della Memoria è un evento importante che deve trasformarsi per tutti in una giornata della conoscenza e dell’approfondimento intellettuale: le aberrazioni antiebraiche nascono infatti per lo più dall’ignoranza, dal fantasma dell’incultura e dalla semplificazione ad essa connessa. Il percorso fra libri che propongo, tutti usciti recentemente, può essere un viatico importante per capire e approfondire Continua a leggere >>

  11. Gli uomini e il male
    Intervista a Piero Bocchiaro di Rossella Pardi  

    Una delle più grandi dicotomie esistenti nella vita quotidiana degli uomini è quella tra buoni e cattivi, bene e male. Piero Bocchiaro nel saggio Psicologia del Male (Laterza), prendendo spunto da quattro esperimenti classici della psicologia sociale, approfondisce le dinamiche con cui gli esseri umani scelgono il loro comportamento in determinate situazioni, ricostruendo i processi psicologici che si innescano Continua a leggere >>

  12. Un delitto italiano
    Intervista a Walter Veltroni di Camilla Furia Corsi

    E’ stata presentata ai Musei Capitolini una nuova pubblicazione dedicata alla figura dell’intellettuale Pierpaolo Pasolini, a trent’anni dalla scomparsa: “Una lunga incomprensione. Pasolini fra destra e sinistra” edito da Valecchi. Percorsi reciproci quelli degli autori Adalberto Baldoni e Gianni Borgna che, pur appartenendo a schieramenti opposti, trovano nel libro posizioni convergenti nel ricordare e celebrare la lezione e la grande libertà di pensiero dell’intellettuale. Fra gli interventi, spicca quello di Walter Veltroni, che ricorda l’amico e l’impegno civile e morale di Pasolini. Continua a leggere >>

  13. I pittori del Risorgimento
    Camilla Furia Corsi

    Le Scuderie del Quirinale, per le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, propongono una maestosa esposizione di dipinti che illustrano i drammatici e gloriosi eventi che, dal 1848 al 1861, condussero l’Italia alla conquista dell’indipendenza e dell’unità nazionale Continua a leggere >>

  14. Sakineh e la crisi dei diritti
    Intervista a Ramin Jahanbegloo di Lucilla Guidi

    «Nel trattare con l’Iran, i capi di stato e le istituzioni devono dare la priorità alla violazione dei diritti umani più che al programma nucleare». Secondo Ramin Jahanbegloo, filosofo e intellettuale iraniano, è questa la lezione da trarre dalla vicenda di Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna iraniana condannata alla pena di morte per lapidazione, commutata poi in impiccagione, con l’accusa di adulterio e complicità nell'omicidio del marito, la cui esecuzione avrebbe dovuto aver luogo il tre novembre scorso Continua a leggere >>

  15. L’Unesco cancella la Giornata filosofica di Teheran

    Il segretario generale dell'Unesco Irina Bokova ha annunciato che la Giornata Mondiale della Filosofia patrocinata proprio dall'Unesco non si celebrerà più a Teheran, dove era stata inizialmente prevista l'edizione del 2010. Quest'anno, la capitale mondiale della filosofia sarà Parigi, il riconoscimento all’iniziativa di Teheran è ritirato, cancellato. La protesta di Reset-Dialogues on Civilizations, che fin dall’inizio dell’anno aveva aperto il caso con una lettera sottoscritta da Giuliano Amato, Giancarlo Bosetti, Ramin Jahanbegloo è andata dunque a segno, nonostante lunghi mesi di esitazioni, rinvii Continua a leggere >>

  16. Le regole del midterm e la paralisi del Congresso
    Mattia Diletti

    Nel frastuono post-elettorale vanno tenute da conto alcune coordinate, in primis che le elezioni si decidono su alcuni fondamentali. E che le elezioni di midterm, comprese quelle del 2 novembre scorso, hanno le loro regole Continua a leggere >>

  17. Tea parties: chi sono e cosa vogliono
    Martino Mazzonis

    Che cosa è davvero il Tea Party? Durante la campagna elettorale in corso l’attenzione è andata ai candidati sponsorizzati e sostenuti dal movimento nato contro quello che la parte conservatrice della società statunitense considera l’interventismo pubblico socialista dell’amministrazione Obama Continua a leggere >>

  18. I Repubblicani non offrono una via d'uscita, gli Usa lo capiranno?
    Jim Sleeper

    Questa volta, lo slogan che nel 1992 determinò la vittoria di Bill Clinton – “È l'economia, cretino” – sembra aver giocato a favore dei repubblicani. Seppur avventata, era infatti vera l'affermazione di Obama che gli elettori non guardano in faccia la realtà quando hanno paura. In ogni caso,  l'imprudenza di questo commento non è certamente costata ai democratici quanto, invece, è costata loro la disperazione economica del paese Continua a leggere >>

  19. Obama paga il prezzo di un paese in declino
    Joseph LaPalombara

    In politica, come altrove nella vita, si corre sempre il rischio di incappare nel pericolo espresso da questo cinico adagio: “nessuna buona azione resta impunita.” Il Presidente Obama, che per diversi motivi ha deluso molti sostenitori del suo Partito Democratico, non è semplicemente riuscito a sfruttare politicamente il fatto di aver salvato – almeno in parte – gli Stati Uniti, e forse il resto del mondo, da una sciagurata depressione economica Continua a leggere >>

  20. Un piccolo successo di Resetdoc


    Dopo il Wall Street Journal anche il New York Times dedica spazio alla controversa questione del “World Philosophy Day” dell’Unesco, previsto inizialmente a Teheran, e che nel corso delle ultime settimane è diventato ufficialmente in primo luogo un evento parigino, dove sarà celebrato il 18 novembre, come risulta dal sito dell’organizzazione (www.unesco.org). La giornata di Teheran non è stata cancellata ma viene ora presentata come uno tra i molti appuntamenti dello stesso ciclo. Questo anche grazie al dibattito suscitato dalla protesta di Resetdoc  e di alcuni dei più importanti filosofi e intellettuali del mondo, specie dopo che un incontro pubblico a New York il 27 settembre  hanno provocato un imbarazzo insostenibile ai vertici dell’Unesco.
    Il New York Times analizza il rischio che l’appuntamento diventasse un  “esercizio di propaganda per un regime violento”,  se la giornata mondiale di Teheran si fosse confermata come l’evento principale. Tra i firmatari della protesta il filosofo iraniano Ramin Jahanbegloo, imprigionato nel 2006  per aver “avuto contatti con stranieri” e “ per aver fomentato una rivoluzione di velluto introducendo nel paese filosofi occidentali” (Habermas, Rorty e altri). Anche Otfried Höffe, in disaccordo con la sostituzione del direttore iraniano del “Philosophy Day”  Gholamreza Aavani con il genero dell’Ayatollah Ali Khamenei, ha dichiarato che non parteciperà all’iniziativa.
    Il 18 novembre l’appuntamento centrale di Parigi sarà affiancato e seguito da altri all’Havana, Mexico City, Rochester, Rabat e altre città. ResetDoc invita i filosofi di tutto il mondo ad allargare il dibattito sulla funzione libera e critica della filosofia nei loro social network e in tutti i siti filosofici, dandone informazione attraverso la finestra di philosophy4freedom.org

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  21. Uno dei "Figli delle stelle"
    Intervista a Pierfrancesco Favino di Camilla Furia Corsi

    E’ stata presentata al Cinema Moderno di Roma l’anteprima dell’ultimo film di Luciano Pellegrini “Figli delle Stelle” da venerdì nelle sale italiane. Il cast è certamente di rilievo: Pierfrancesco Favino, Claudia Pandolfi, Fabio Volo, Giuseppe Battiston, Paolo Sassanelli e Giorgio Tirabassi. Sullo sfondo la vera protagonista della storia: la montagna Valdostana. Una improvvisata combriccola di imbranati criminali  metterà in scena un rapimento che si rivelerà presto una farsa tragicomica all’insegna del fallimento. L’assurda convivenza tra il gruppo di rapinatori improbabili e un politico di piccolo taglio ricorda la mescolanza di comicità e sentimentalismo della grande Commedia umana del cinema italiano, dai Soliti Ignoti di Monicelli allo Spaghetti Western di Sergio Leone Continua a leggere >>

  22. Al via il primo centro studi su Derrida
    Corrado Ocone

    Sono ormai trascorsi sei anni dalla morte di Jacques Derrida, il padre del decostruzionismo, uno degli “stili di pensiero” che più hanno segnato gli ultimi decenni del dibattito filosofico. Si può già osservare che la vasta pletora degli imitatori di quello stile, fra l’altro così legato al padre fondatore, stanno battendo in rapida ritirata, soprattutto in quei dipartimenti universitari americani, non solo di filosofia, che erano sembrati soggiacere nei lustri scorsi a una vera e propria “moda filosofica” derridiana Continua a leggere >>

  23. Biblioteche kamikaze. Che fine fanno? come cambiano?
    Elica Sartogo

    Come possiamo attrezzare lo spazio perché la gente possa trovarsi meglio a leggere se non sappiamo come in futuro avverrà la lettura? Insomma, che fine faranno le biblioteche? Il dilemma sul futuro dei lettori chiama in causa i luoghi del sapere e la costruzione delle fondamenta  della sua casa. Il cineasta Alain Fleisher insieme a Bruno Racine, direttore della biblioteca nazionale di Francia, richiamano i giovani a leggere, sensibilizzandoli attraverso diverse proiezioni e performance sulla lettura nella storica Biblioteca Labrouste a Parigi, oggi completamente priva di libri trasferiti alla nuova struttura voluta da Mitterand (la grande bibliotèque de France, progettata da Dominique Perrault a Bercy, con quattro torri di libri che svettano dal grande plateau affacciato sulla Senna). Continua a leggere >>

  24. Il futuro della cittadinanza
    Michele Figurelli

    Palermo 20 luglio 2010 festival SoleLuna
    Intervento del sen. Michele Figurelli su “Il colore delle parole”

    TEODORO E IL FUTURO DELLA CITTADINANZA

    Grazie SoleLuna, grazie Reset, per questa riflessione sul premio che merita questo bel film. La prima emozione che ho sentito è la lontananza tra la bella storia che il film racconta e la brutta storia che
    noi stiamo vivendo. La lontananza di un bel sogno o di un brutto incubo si potrebbe dire, se non si trattasse di storie tutte e due vere e se l’una non fosse, come è, il rovesciamento dell’altra. Ho sentito forte,lacerante, una contraddizione che credo richieda ad ogni democratico e ad ogni liberale un impegno civile politico e culturale straordinario: la contraddizione che in questi giorni contrappone ai “colori delle parole” il nero della violenza, di una violenza contro i diritti umani e contro la Costituzione stessa della nostra Repubblica Continua a leggere >>

  25. Seguitemi in libreria: da Pennacchi all'Isola dei famosi
    Alberto Ferrigolo

    Pura evasione o impegno? Letture amene o saggi? Libri grossi o scelte smilze? Saghe e romanzi d’appendice oppure realismo, verismo, società, attualità e problemi d’oggi, conflitti aperti e sotterranei? Cultura in senso lato o politica stretta? Fantascienza contro fantapolitica? Noir vs. bassi intrighi? Storie virtuali o letture rivelatrici? Ritorno ai classici o scoperta dell’affollata generazione dei talenti letterari under forty? Passato o presente? Vecchia P2 o nuova P3? Racconti o trame d’inchiesta giornalistica? Lettere o Chiarelettere, per intenderci?
    È una difficile e pigra partenza quella per le vacanze nell’estate 2010: quali libri mettere in saccoccia e dentro la valigia? Continua a leggere >>

  26. La fede laica della parola
    Intervista a Teodoro Ndjock Ngana di Chiara Privitera

    Africano, intero, integro. Patrimonio della comunità. Patriarca e narratore di miti antichi. Così, Teodoro Ndjock Ngana, camerunese di etnia basaa, è descritto da Steve, Martin e Justin. Questi i protagonisti del documentario Il Colore delle Parole, presentato da Marco Simon Puccioni nella sezione Orizzonti della Mostra di Venezia e proclamato vincitore del Premio Reset doc al Festival Internazionale di Documentari sul Mediterraneo e l’Islam, organizzato a Palermo dall’associazione Soleluna Continua a leggere >>

  27. Sette anni di storie
    Intervista a Marcello Fois di Flavio Iannelli

    Siamo arrivati alla settima edizione dell’Isola delle Storie, il festival della letteratura che si tiene ogni estate a Gavoi. Un festival “ecumenico”  anche dal punto di vista sociale e politico, ricco di spunti e di elementi di unicità. Proviamo a trarne un bilancio insieme a Marcello Fois, ideatore e presidente del festival . Che cosa rende unico questo festival? Possiamo fare un bilancio di sette anni di attività?

    Sette anni sono una boa importantissima. Intanto abbiamo capito che il Festival di Gavoi funziona grazie alla sua credibilità. Questo è tutt’altro che comune, i festival spesso non sono nient’altro che passerelle del mondo della cultura. Continua a leggere >>

  28. Gavoi - L'isola nell'isola
    Flavio Iannelli

    Gavoi, centro geografico della Sardegna, non è un paese facile da raggiungere. Conta poco di più di tremila abitanti ed è arroccato alle pendici del complesso montuoso del Gennargentu, poco sopra la valle del Taloro e il lago di Gusana, bacino artificiale che approvvigiona buona parte della barbagia, la parte più interna e impervia della Sardegna. Attraversati chilometri di macchia mediterranea, ginepri, mirti e pascoli; costeggiati i primi complessi rocciosi e le cave granito; superato un dedalo di curve molto strette, spesso attraversate da greggi al pascolo, è solo dopo una buona dose di impegno che si giunge a destinazione.
    Ciononostante tantissimi sono coloro i quali, da sette anni, nel bel mezzo dell’estate quasi sempre torrida, le percorrono con assiduità e costanza.
    Questo piccolo paese, fino a qualche decennio fa abitato quasi solo da pastori e artigiani, ospita infatti dal 2003 uno dei festival culturali più originali e importanti d’Italia, l’Isola delle Storie, che quest’anno si è svolto dal 4 al 7 luglio. Continua a leggere >>

  29. La leadership femminile trasforma gli Usa
    di Rosy Santella

    Forse la fine degli uomini è arrivata. È quello che racconta l’Atlantic, illustre rivista americana che ha intitolato il numero di giugno: The End of Men. Accanto all’Atlantic lo scorso gennaio, il settimanale inglese The Economist portava in copertina il disegno di una donna nell’atto di mostrare il muscolo del braccio in un tipico gesto maschile. Il titolo recitava: “We did it!”, (Ce l’abbiamo fatta!) e accanto la didascalia diceva: “Cosa accade quando le donne rappresentano la metà della forza lavoro”. Secondo l’Economist stiamo assistendo al più grande cambiamento sociale degli ultimi cinquant’anni che potrebbe rappresentare “la più grande sfida dei prossimi cinquanta”.  Continua a leggere >>

  30. Religiosi e secolari
    Marco Marzano

     

    I libri di Ulrich Beck sono giustamente celebrati anche se presentano spesso un intreccio complesso, pienamente dipanabile solo a patto di conoscere la densa grammatica teorica del sociologo tedesco e della disponibilità a seguirlo nei meandri di ragionamenti spesso tortuosi, pieni di deviazioni, di incisi e di svolte tematiche improvvise Continua a leggere >>

  31. L’eutanasia vista da una teenager
    Intervista a Robin Epstein di Rosy Santella

    Non è facile per Grace accettare la richiesta del Sig. Sands. Grace ha 15 anni, il Sig. Sands molti di più, ma il loro senso dell’umorismo e la loro complicità non fa notare questa grande differenza di età. Il Sig. Sands e Grace si incontrano in una clinica, dove il sig. Sands è ricoverato perché malato del morbo di LouGehrig. Sarà questo lo scenario in cui il sig. Sands chiederà a Grace di aiutarlo ad andarsene, a lasciare una vita che non vale più la pena di essere vissuta. E da quel momento Grace affronterà dentro di sé molti dubbi, riflettendo sul valore della vita, il significato della morte e il senso della religione Continua a leggere >>

  32. La paura dell'altro. Quando i minareti diventano missili
    Marco Cesario

    Pluralismo, integrazione, rispetto delle identità 'altre'. E' sotto questo auspicio che si sono aperti, presso la Bilgi University di Istanbul, i lavori degli Istanbul Seminars, terzo ciclo di conferenze, tavole rotonde e seminari organizzati dalla FondazioneReset Dialogues on Civilisations per promuovere il dialogo culturale, religioso e politico tra Oriente ed Occidente e avvicinare - simbolicamente ma anche intellettualmente - le due sponde del Bosforo in quella che è la città simbolo, il crocevia della civiltà occidentale e del mondo orientale ed arabo-musulmano. Ad aprire la prima giornata, quella di mercoledì 19 maggio, sono stati Ferda Keskin (professore di letteratura comparata e di filosofia presso la Bilgi University di Istanbul), Nina zu Fuerstenberg (fondatrice di ResetDoc) e Giancarlo Bosetti (direttore di Reset, Caffeuropa e cofondatore di ResetDoc) Continua a leggere >>

  33. La religione unisce o divide?
    Marco Cesario

    La religione in sé costituisce un fattore di integrazione o di divisione all'interno delle società del terzo millennio? Una tavola rotonda per rispondere a quest'annosa questione ha avuto luogo il 21 maggio alla Bilgi University di Istanbul nel quadro degli Istanbul Seminars 2010. Alla tavola rotonda hanno partecipato Fred Dallmayr (professore presso il dipartimento di scienze politiche e di filosofia dell'università di Notre Dame, nell'Indiana), Abdou Filaly-Ansary (ex-direttore dell'Istituto per lo studio delle civiltà musulmane presso l'Università Aga Khan di Londra) ed Ibrahim Kalin (consigliere del primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan) Continua a leggere >>

  34. Regole e mercato
    Massimiliano Panarari

    Appunti sulla teoria della democrazia. Questo, a detta dello stesso Salvati, è il senso di Capitalismo, mercato e democrazia (Michele Salvati, Il Mulino 2010) che raccoglie la rielaborazione di alcuni suoi contributi a convegni e riviste e vari saggi brevi, molto simili per natura alle celebri «recensioni lunghe» delle venerate riviste letterarie «New York Review of Books» e «London Review of Books» (e che, come quelle, originano dalla valutazione approfondita di un libro come «pretesto» per una riflessione su un tema più generale). Continua a leggere >>

  35. Botox e burqa Intervista a Lorella Zanardo   
    Lucilla Guidi

    L’ultimo libro di Lorella Zanardo – Il corpo delle donne (Feltrinelli) – si apre con un esperimento a cielo aperto. Siamo a Milano, è luglio, la linea d’autobus numero 94 è sovraffollata; l’aria è irrespirabile; il caldo, torrido; tutti i finestrini sono chiusi. Sulla malcapitata, che si fa strada educatamente tra i passeggeri e comincia ad aprire un finestrino, si concentrano gli sguardi dei presenti, alcuni interrogativi, altri impassibili. 
    “Mi sento comprensibilmente imbarazzata, mi pare di star facendo qualcosa di ardito o sconveniente” – racconta Zanardo. Continua a leggere >>

  36. Le bugie della fotografia
    Rosy Santella

    Se nel 1888 lo slogan della Kodak recitava “You Press the Button, We Do the Rest”, oggi quello slogan potrebbe tranquillamente essere cambiato in “ You Press the Button, You Do the Rest“. Dalla produzione alla distribuzione infatti, oggi tutte le fasi che compongono la realizzazione di un’immagine fotografica possono essere svolte da chiunque, occorre solo un apparecchio fotografico, una connessione Internet e un software di postproduzione Continua a leggere >>

  37. Agorà, di cosa abbiamo paura?
    Emanuele Rauco

    Ci risiamo, forse un'altra volta: la storia si ripete, si sente aria di déja-vu e ci pare doveroso, quanto tristemente ripetitivo, essere qui di nuovo a testimoniarlo. Come abbiamo fatto più volte, recentemente per il caso Oil, ci si trova a parlare di un film che vogliono bloccare, che non vogliono fare uscire, e in questo caso non è una produzione indipendente, un piccolo film italiano che con pochi mezzi e (permettetecelo) poche idee dice cose un po' vaghe e vane sull'Italia di Berlusconi, come Shooting Silvio. Continua a leggere >>

  38. Mussolini e lo spettacolo dell’identità
    di Pasquale Chessa

    «Chi non è con noi è contro di noi»: tratta di peso dal Vangelo di Luca e già politicizzata dal socialismo dell’Ottocento, una delle frasi celebri che Mussolini amava riciclare fin dagli anni Dieci quando era direttore del giornale socialista «Lotta di classe», spiega molto bene come il disegno della faglia che ha diviso italiani e anti-italiani durante il fascismo si sia sovrapposta con la progressiva costruzione del «culto del duce» nella storia del regime: «Chi non è con me è contro di me» Continua a leggere >>

  39. Da Leopardi al Cavaliere, storia breve di un paese moralista
    di Corrado Ocone

    È sempre teoricamente arduo parlare di identità o «caratteri nazionali»: gli individui, anche quegli Individui sovrapersonali e maestosi che sono le Nazioni, sono sempre il risultato di un insieme di forze a loro esterne o interne estremamente mobili e imprevedibili Continua a leggere >>

  40. Ma le donne no
    Giuliana Speranza

    Quale migliore esempio autorevole della “debolezza” femminile può emergere di questi tempi, in Italia, se non dal pianto silenzioso (anziché da una vibrata e indignata protesta) di un Ministro donna come Stefania Prestigiacomo per la bocciatura in Parlamento della sua proposta delle quote rosa nelle liste elettorali? Così afferma perentoriamente Caterina Soffici nel suo libro “Ma le donne no”, che raccoglie esperienze di donne in Italia e all’estero (Stati Uniti ed Inghilterra in particolare) Continua a leggere >>

  41. Un'adolescenza cattolica
    Claudia Durastanti

    Nell’episodio biblico dei discepoli di Emmaus, Gesù appena risorto incontra due viandanti che non lo riconoscono e si trattiene a cena con loro, apprendendo la storia della propria morte e resurrezione. Dopo aver spezzato il pane Gesù sparisce e i discepoli restano lì a chiedersi come mai non abbiano capito prima che si trattava di lui Continua a leggere >>

  42. Fatta l’Italia, facciamoci gli affari nostri
    Ernesto Aloia

    Ogni mattina il mio amico Marco Luanello detto il Principe mi aspettava al bar per la partita. C’era sempre, prima della scuola, il tempo per la partita. Giocavamo a Centoventicinque, come nello Spaccone, di cui non perdevamo una replica e nei cui personaggi convintamente ci immedesimavamo fumando una MS dietro l’altra e dichiarando a ogni tiro, ad alta e scandita voce, «la cinque in buca d’angolo», o «palla nove nella buca di mezzo», e soprattutto scommettendo a più non posso. Naturalmente, la posta non era in dollari americani. Ci giocavamo bottiglie di birra danese. Eravamo arrivati ad accumulare crediti reciproci talmente cospicui da risultare, a meno di sfidare il coma etilico, inesigibili Continua a leggere >>

  43. 1963: Jfk e i diritti di Eva
    Raffaella Baritono

    Il 29 gennaio 2009, Barack Obama, come primo, simbolico, atto della sua amministrazione, ha firmato il Lilly Ledbetter Fair Pay Act (dal nome della manager che ha intentato causa alla Goodyear per aver ricevuto un salario inferiore a quello dei suoi colleghi maschi), che permette alle lavoratrici di citare in giudizio i datori di lavoro per discriminazione salariale anche dopo aver avviato il rapporto di lavoro Continua a leggere >>

  44. Quello che ci ha inseganto Erica Jong
    Joanne Barkan

    Nel 1973 – lo stesso anno in cui la Corte suprema deliberava sul caso Roe contro Wade, legalizzando l’aborto negli Stati Uniti – Holt, Rinehart e Wiston pubblicarono il libro Paura di Volare, di Erica Jong, le finte memorie sulla ricerca di autonomia, avventura e gratificazione sessuale da parte di una giovane donna Continua a leggere >>

  45. La battaglia dal basso nella sua Medina
    Intervista a Fatima Mernissi di Nina zu Fürstenberg

    RABAT - “Non mi importa dell’occidente, dei musulmani in Europa, di Hirsi Ali; non m’importa della laicità né della democrazia ‘delle bombe’ ”. Questo grido di protesa contro le democrazie occidentali, la loro arroganza e il tradimento dei valori umani non proviene da un fanatico fondamentalista, ma dalla scrittrice e sociologa marocchina Fatima Mernissi: “Sono un’intellettuale e uno spirito libero” Continua a leggere >>

  46. L'«Indignazione» di Philp Roth
    Francesco Roat

    Concluse le divagazioni interminabili sull’eros senile (definitivamente, si spera), Philip Roth torna a dare il meglio di sé dai tempi di The Counterlife con un romanzo di non-formazione, tutto giocato tra il disincanto e un cinismo ben temperato dal basso continuo d’una ironia sottile. Protagonista della storia, ambientata all’inizio degli anni cinquanta negli USA coinvolti nella guerra in Corea, è Marcus Messner: giovanotto figlio di un macellaio, il cui cognome suona emblematico (Messner deriva da Messer, che in tedesco significa coltello) nel sottolineare l’importanza della tradizione per tale famiglia di origine ebraica che da sempre si tramanda un lavoro che è più di un mestiere, essendo svolto all’insegna della più stretta ritualità kosher Continua a leggere >>

  47. Amleto e gli altri
    Francesco Roat

    Parte da lontano l’ultimo saggio Cacciari, cioè dal personaggio di Amleto. Figura emblematica, anticipatrice quante poche altre della modernità nella sua fase attuale o − se vogliamo usare un termine ambiguo ma non per questo privo di una sua pregnanza − della postmodernità: caratterizzata dalla fine delle ideologie e della metafisica intesa in senso lato quale credenza in valori assoluti, assiomi validi universalmente, postulati indubitabili, dati infalsificabili o asserzioni incontrovertibili Continua a leggere >>

  48. Giornata di studio sui nuovi usi della lingua

    In un momento in cui si fa sempre più acceso il dibattito sul rapporto tra dialetti regionali e lingua nazionale, la Società Dante Alighieri e l’Association Lacanienne Internationale (ALI) organizzano una giornata di studio sul tema “La lingua Nova”, in programma sabato 10 ottobre prossimo a partire dalle ore 9.30 in Palazzo Firenze a Roma (piazza Firenze 27), Sede Centrale della “Dante” Continua a leggere >>

  49. Incontri e ricerche storiche su Vittorio Foa

    “Il politico, il sindacalista, il professore universitario, lo scrittore. Si tratta di ricostruire attorno a un asse principale, e in un certo contesto storico, le molte vite di Vittorio Foa”. Così Sesa Tatò illustra il progetto del nuovo gruppo di lavoro istituito dalla Fondazione Giuseppe di Vittorio per approfondire la figura e il pensiero del politico torinese Continua a leggere >>

  50. Le idee che non abbiamo saputo cogliere
    Giuliano Amato

    Mi legava a Ralf Dahrendorf una lunga amicizia, cementata e resa viva da un lavoro che dalla metà degli anni Novanta ci ha accomunato per quasi dieci anni, la co-presidenza della Conferenza italo-inglese di Pontignano, che inizialmente presiedeva lui solo e nella quale fu proprio lui a volermi al suo fianco Continua a leggere >>

  51. Sir Ralf, il Pci e la fine del secolo socialdemocratico
    Giancarlo Bosetti

    Il pensiero di Ralf Dahrendorf ha avuto una notevole influenza in Italia, forse più di quello che lui stesso abbia mai progettato e percepito: la diffusione delle sue idee è stata uno dei fattori che hanno consentito a una parte dell’opinione nazionale di sinistra di incamerare e metabolizzare la cultura liberale Continua a leggere >>

  52. Idee per riscoprire il «bene» Italia
    a cura di Pasquale Chessa

    Sono filologici, letterali, i sei punti esclamativi che sgorgarono dalla penna di Nietzsche nella lettera scritta all’amico Köselitz in uno dei suoi viaggi per la penisola. L’inconsueta citazione, rimanda all’idea che il filosofo, viaggiatore poco ortodosso e affatto turistico, si era fatta dell’Italia. In gioco c’è quella «totalità del sapere» a cui fa riferimento Andrea Carandini nel suo ultimo libro Archeologia classica. Vedere il tempo antico con gli occhi del 2000 Continua a leggere >>

  53. Un libro che non ha mai finito di parlarci
    Alessandro Lanni

    Il libro Le Due culture di Sir Charles Percy Snow è stato a suo tempo uno schiaffo a tutti gli snobismi intellettuali ed è un testo che ancora oggi non ha finito di parlarci, di stimolare pensieri sullo stato della nostra cultura, della nostra scienza e del nostro sistema educativo.
    Il saggio di Snow uscì in Gran Bretagna per la prima volta in due puntate sulla rivista Encounter, nel giugno e nel luglio del 1959 Continua a leggere >>

  54. Per una Repubblica delle Scienze e delle Lettere
    Giulio Giorello

    «Chi ha qualche utile consiglio, e vuole offrirlo alla città?»
    È questa la definizione di “libertà” di John Milton, che all’inizio della sua Areopagitica (1644) cita i versi 438-441 delle Supplici di Euripide. Il testo della tragedia aggiungeva: «Chi se la sente, celebre divien di colpo; e chi non se la sente, se ne sta zitto» Continua a leggere >>

  55. Sinistra, perché Dante è meglio di Einstein?
    David Bidussa

    In occasione del cinquantenario della conferenza tenuta da Charles Snow a Cambridge nel maggio 1959 dal titolo Le due culture  e la rivoluzione scientifica, Enrico Bellone è tornato a riflettere su “Repubblica” (1 giugno 2009, p. 31) sulla scissione del sapere e, in particolare  sulla tesi di Snow e sulla persistenza – altri direbbero sulla eternità -  del blocco mentale intorno al confronto tra le due culture, quella scientifica e quella umanistica Continua a leggere >>

  56. Nelle Finadre dannate dalla birra
    Andrea Neri

    Provate a toccare uno Strobbe e saranno cazzi amari. Un ragazzino di 13 anni, suo padre, i suoi 3 zii. Una banda di maschi larghi come armadi e panciuti come bevitori di birra. Affogano nella medesima un giorno sì e l’altro pure, hanno gli occhi sempre rossi di fumo, passano le giornate tra rutti, accoppiamenti selvaggi, magari anche al bar, si svegliano nel loro stesso vomito dopo l’ennesima notte di bisboccia Continua a leggere >>

  57. Minimalismo tra l'alta tensione
    Andrea Neri

    Un posto in cui ritrovarsi dopo essersi perduti. “Lost Persons Area”. Alla fine del concerto, all’uscita dal museo. Ci si mette lì ad aspettare che ci vengano a riprendere. Ecco come la regista belga Caroline Strubbe spiega il titolo del suo primo lungometraggio approdato a Cannes nella sezione La semaine de la critique. Primo esempio di una coproduzione Belgio, Paesi Bassi, Ungheria Continua a leggere >>

  58. Cronache dal mondo dei lavori
    Alessandro Lanni

    Il rischio che la precarietà divenisse un genere letterario c’era, c’è. I libri di Michela Murgia (Il mondo deve sapere), Andrea Bajani (Mi spezzo ma non m’impiego), Mario Desiati (Vita precaria e amore eterno) e di altri scrittori hanno descritto una condizione professionale ed esistenziale anche – non solo, certo – perché la conoscevano molto bene e in presa diretta. Hanno indicato la via, l’hanno spianata a film come Volevo solo dormirle addosso con Giorgio Pasotti e Tutta la vita davanti (Virzì) sulla vita dei dipendenti di call center Continua a leggere >>

  59. Musica per donne sole
    Francesco Roat

    Romanzo di ambientazione/ispirazione storica − essendo calato nella Venezia di Antonio Vivaldi durante la prima metà del XVIII secolo e avente come protagonista un’allieva del “Prete rosso” − Stabat Mater è però in primo luogo un’opera narrativa intimista dal profondo respiro poetico. Tutta incentrata su un ininterrotto monologo dell’io narrante femminile, essa ha come (quasi) unico sfondo il celeberrimo Ospedale della Pietà: l’orfanotrofio dove a lungo operò come compositore e insegnante di violino l’autore delle Quattro stagioni Continua a leggere >>

  60. Quel che si impara dai top five del NYTimes
    Claudia Durastanti

    Le cinque notizie con il numero maggiore di hit sul sito del New York Times della scorsa settimana non riguardano Gaza o l'imminente arrivo di Barack Obama alla Casa Bianca, ma argomenti decisamente più soft. Cibo, Blackberry e mete turistiche innovative: il profilo che emerge è quello di un lettore alla ricerca di una consolazione che gravita attorno a temi familiari e mondani Continua a leggere >>

  61. Wikinvidia, ovvero qualche insegnante contro la circolazione del sapere
    Stefano Diana

    Circa un anno fa in New Jersey e altrove in America, gli insegnanti hanno cominciato ad alzare la voce contro Wikipedia, l’enciclopedia collaborativa on line. La denuncia: gli studenti vi attingono a piene mani per sbrigare le loro ricerche nel minimo tempo e col minimo sforzo. Troppo comodo! Gli insegnanti lamentano altresì che quelle voci non sono verificate. Di conseguenza, la loro proposta era il bando di Wikipedia dalle scuole, per non permettere più ai ragazzi di usarne i contenuti. Probabilmente è una anticipazione di quello che succederà a breve anche in Italia Continua a leggere >>

  62. Una vita disegnata male
    Manuela Cuccurese

    «Ho mentito ogni volta che ho detto “sto bene” ». Così inizia LMVDM - la mia vita disegnata male, l’ultimo lavoro di Gipi in edicola da qualche settimana con la rivista Internazionale. Gipi è il nome d’arte di Giovanni Pacinotti, fumettista toscano collaboratore de La Repubblica e autore di una rubrica satirica sullo stesso Internazionale, ma noto soprattutto come uno dei più significativi rappresentanti del graphic novel e del fumetto d’autore italiani. Negli ultimi anni, le principali manifestazioni internazionali dedicate al fumetto lo hanno premiato non solo come migliore disegnatore ma anche come narratore, e gli ultimi italiani a godere di un tale riconoscimento sono stati Hugo Pratt e Vittorio Giardino Continua a leggere >>

  63. La fine della diversità, deserto dell'umanità
    Francesco Remotti con Lucilla Guidi

    “La distruzione della diversità è questa specie di deserto in cui l’umanità rischia di venire meno”. Così Francesco Remotti, professore di antropologia culturale all’università di Torino, descrive il più grande timore di Claude Lévi-Strauss, il padre dell’antropologia strutturale che ha appena compiuto cento anni Continua a leggere >>

  64. Siamo tutti paranoici?


    Il dibattito politico e sociale sta conoscendo in Italia un momento in cui le relazioni pubbliche e private sembrano contraddistinte da uno stile interpretativo e minaccioso, che assume spesso e volentieri i toni della polemica (basti pensare alle minacce di sgombero forzato intimato e poi ritrattato nei confronti delle occupazioni di scuole e università contro la riforma della scuola), del rifiuto delle rivendicazioni sociali, del mancato riconoscimento delle diversità culturali e religiose (dal velo islamico, alle impronte digitali di alcune minoranze etniche, a classi differenziate per studenti stranieri) Continua a leggere >>

  65. La libertà dei laici e delle chiese
    Corrado Ocone

    Diciamoci la verità: che nelle nostre società occidentali, democratiche, capitalistiche e ad alto potenziale tecnologico, si tornasse a parlare dei rapporti fra politica e religione non ce l’aspettavamo proprio. Fino a qualche tempo fa, anche inconsciamente, pensavamo che la strada della secolarizzazione e del disincanto fosse senza ritorno. Le cose sono andate invece in modo diverso, e non è detto che sia necessariamente un male: Continua a leggere >>

  66. Quelle lettere dimenticate sul lungopò
    Guido Martinotti

    Ogni tanto si scopre, spesso dolorosamente, il vero significato di una frase fatta. Sentendo della morte di Vittorio Foa ho provato, improvvisamente, il senso di abbandono che corrisponde alle parole “ci ha lasciati”. Ho scarsi ricordi personali di Foa che però era una di quelle persone la cui esistenza è come una presenza. Ma mi ricordo benissimo una delle riunioni di fondazione di Reset Continua a leggere >>

  67. La Resistenza, il Parlamento, il sindacato

    Vittorio Foa nasce il 18 settembre 1910 da una famiglia di origine ebraica; dopo la laurea in giurisprudenza entra a far parte di Giustizia e Libertà, in cui inaugura il suo impegno politico, civile e antifascitsta. All'età di 25 anni viene arrestato Continua a leggere >>

  68. Le primavere di Vittorio
     Norberto Bobbio

    La prima lettera è del 17 maggio 1935, l'ultima del 18 agosto 1943. Tra l'una e l'altra corrono più di otto anni. Le lettere conservate, e qui trascritte e annotate, sono più di ottocento. Alcune sono andate perdute, altre sono state sequestrate. Molte, quasi tutte, portano i segni della censura, interrotte come sono, di tanto in tanto, da frasi cancellate e diventate illeggibili. Sono scritte di proposito soltanto ai familiari, in grandissima maggioranza ai genitori. Alcune alla sorella Anna e al fratello Beppe, entrambi più anziani di lui. In tutto sono più di mille pagine Continua a leggere >>

  69. La sacralità del centro storico e il bisogno di renderlo vivibile
    Marco Romano

    Nelle città europee il centro storico è progressivamente diventato negli ultimi trent’anni – ma sull’onda di un movimento d’opinione radicato con Herder e con il romanticismo fin dal Settecento – un tema collettivo del quale tutte, capitali o modesti borghi che siano, sono sempre più orgogliose, confrontandosi tra loro sul come renderlo quanto più possibile conforme alla sua immagine ideale Continua a leggere >>

  70. I libri che sanno alzare la voce
    Nick Hornby con Alessandra Spila

    “Se sono contro l’aborto? Sciocchezze. È ridicolo pensare che mettere al mondo un bambino significhi fare una scelta pro life”. Nick Hornby commenta senza mezzi termini la lettura che alcuni giornali nostrani hanno dato del suo ultimo romanzo, Tutto per una ragazza (Guanda, euro 15), in cui due teenager diventano genitori “per errore” Continua a leggere >>

  71. Storia di una maternità sospesa
    Francesco Roat

    Volendo cimentarsi oltre la dimensione consueta del racconto, di cui s’è dimostrata valentissima creatrice (vedi Mosca più balena e Per grazia ricevuta), Valeria Parrella ha scelto di scrivere un romanzo insolito − sempre intessuto peraltro di microstorie − il quale, più che un testo monolitico, si presenta semmai come una serie di narrazioni e/o variazioni intorno al tema del vuoto Continua a leggere >>

  72. Call-center e baby sitter: il cinema racconta la vita dei neo laureati
    Paola Casella

    “Il lavoro è l’elemento fondamentale per designare la propria esistenza”. No, non lo dice un sociologo, o un politico in campagna elettorale. Lo dice Paolo Virzì, durante la conferenza stampa di presentazione del suo ultimo film, Tutta la vita davanti, incentrato proprio sul tema del lavoro – precario, malpagato, insomma contemporaneo. Finalmente il cinema si è deciso a parlare di una piaga che ha proporzioni endemiche Continua a leggere >>

  73. Simone Weil, tra filosofia e mistica
    Francesco Roat

    Simone Weil: una filosofa del ’900 di difficile (o impossibile) incastellatura entro questa o quella corrente di pensiero.
    Un personaggio caratterizzato da un impegno civile e da una religiosità eccentrica − pur di elevatissimo rigore morale − davvero inquietante sia per credenti che non credenti Continua a leggere >>

  74. L’impegno civile dell’altro Edmondo
    David Bidussa

    Quando nel 1971 Italo Calvino fa scoprire che è esistito un altro De Amicis, non solo quello di Cuore, ma quello di Amore e ginnastica, molti pensarono che quel testo fosse un’eccezione. Essere all’avanguardia voleva dire allora leggere De Amicis attraverso le pagine graffianti dell’Elogio di Franti di Umberto Eco.
    L’immagine pubblica di Edmondo De Amicis, in effetti, a lungo è stata quella del “padre della patria” Continua a leggere >>

  75. Colloquio a distanza tra voci di donne
    Francesco Roat

    Progetto eccentrico ma audace creare in Italia agli inizi del XX secolo una rivista manoscritta, quando ormai i giornali sono ampiamente diffusi ovunque nel Bel Paese. Eppure questa è l’impresa che le redattrici di Lucciola, sotto la guida della loro prima direttrice Lina Caico, decidono di varare nel lontano 1909 e che porteranno avanti fino al 1926 Continua a leggere >>

  76. Circolo di Torino: la lettura come esperienza
    Alessandra Spila

    Sorseggiare un tè caldo dondolandosi su una comoda amaca sfogliando le pagine del proprio libro preferito oppure ritrovarsi con un amico a fare yoga prima di incontrare Vincenzo Cerami. Il Circolo dei Lettori di Torino offre tutto questo Continua a leggere >>

  77. Kabbalah e Scienza

    Dr. med. Zaki Asalli
    terrà una lezione sul tema

    "Kabbalah e Scienza.
    Per una storia degli scambi multiculturali"

    Mercoledì 13 febbraio 2008 ore 14,30 Continua a leggere >>

  78. Dell'importanza di litigare con "i propri"
    David Bidussa

    La Fiera del libro di Torino è stata tradizionalmente un grande e potente megastore del libro accompagnato da una quantità infinita di occasioni in cui ogni pubblico incontra il suo autore. Intendiamoci non necessariamente un libro è un’espressione di cultura sublime. Ma tutto serve in un paese che tradizionalmente ha un rapporto refrattario con la carta stampata Continua a leggere >>

  79. Nel nome del padre e del figlio
    Alessandro Lanni

    Da dove ripartire? Come si rialza l’uomo quando il mondo gli è crollato addosso? Il mondo, il mondo tutto intero e non quello prossimo che gli sta intorno. Da qui, come in un esperimento di laboratorio Continua a leggere >>

  80. Dieci comandamenti napoletani
    Francesco Roat

    È una Napoli malata quella che ci descrive il campano Andrej Longo in Dieci (Adelphi), un rosario di racconti all’insegna dei dieci comandamenti. Un decalogo puntualmente disatteso, è ovvio, ma che rimarca da un lato i disvalori fatti propri dai protagonisti di queste storie di ordinario malessere metropolitano Continua a leggere >>

  81. Bonjour, Monsieur Gauguin
    Paola Casella

    Un omone brusco e sfuggente capace di infinita tenerezza – mai condiscendenza – verso i soggetti dei suoi ritratti, dal figlio neonato alla “moglie” tahitiana. Con un’unica eccezione: se stesso, dipinto negli autoritratti come un’assenza, con una severità e un impietosità vicine all’autolesionismo. Continua a leggere >>

  82. RomaEuropaFestival: all'incrocio tra modernità e tradizione
    Fabrizio Grifasi con Daniela Gangale

    Da 22 anni RomaEuropa Festival è un osservatorio privilegiato di quanto di più innovativo si produce nel vecchio continente (e non solo) a livello di arti performative.
    Un festival che volendo esprimere la contemporaneità e la modernità non smette mai di rinnovarsi e di mettersi in discussione, capace di colpi di testa pieni di ironia e gioco. Continua a leggere >>