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Medicine logiche per la discussione pubblica

Alessandro Lanni

05-07-2010

Argomenti: La Società delle reti

Il cancro sarà sconfitto in tre anni, il Parlamento è «inutile e pletorico», i comunisti prenderanno il potere ecc. Nel 2010, in Italia, affermazioni come queste sono la norma e ormai non smuovono neanche un sopracciglio. La verità ha perso peso nella sfera pubblica, la responsabilità di fronte a quel che si dice e si scrive si è persa per strada. Si può spararla grossa, grossissima, ma nessun rinculo degno di nota si manifesterà nell’opinione pubblica o di quel che ne resta. Nell’epoca della manipolazione mediatica, la retorica ha avuto la meglio sulla logica e sulla verità e ora riavvolgere il nastro per farlo ripartire con un’altra canzone è molto complicato. 

Il dibattito pubblico italiano è malato. Preso in una permanent campaign nella quale sono invischiati tv, politica e giornali, in cui la «personalizzazione della politica» svolge sempre più un ruolo decisivo e nel quale idee e buoni argomenti sono sempre più marginale.  Di fronte a un frastuono come quello che si è sentito anche durante l’ultima campagna elettorale per le regionali, un libro come quello pubblicato da poco da Franca D’Agostini può apparire velleitario. C’è coraggio nella filosofa che qualche anno fa mise ordine tra le molte scuole e stili di pensiero attuali, sancendo la contrapposizione tra «analitici» e i «continentali».
 
Con un’ambizione non così frequente nel pensiero contemporaneo, la D’Agostini oggi non si limita a descrivere e analizzare le ragioni per cui l’informazione ha perso efficacia e la democrazia qualità, ma prova anche a suggerire strumenti che possano modificare la situazione attuale, che possano rivoluzionare lo status quo sempre più drammatico per chi ha a cuore il buon funzionamento di questo paese. 

Il libro della D’Agostini è un manuale per capire, curare e abitare meglio questi anni nei quali l’agone della battaglia politica sono diventati i mass media. Epoca dello spinning e del framing, strumenti di distrazione di massa in mano ai migliori professionisti della retorica nell’epoca della comunicazione di massa: gli spin doctor. L’autrice passa in rassegna con encomiabile precisione tutta la lista di argomenti fraudolenti che ogni giorno vengono spesi ad arte dai comunicatori politici di professione. Argomenti ad hominem e ad personam, petizioni di principio e strawman, sono solo alcune delle principali fallacie che emergono dai telegiornali, dalle dichiarazioni dei politici o di loro portavoce e che rendono l’aria dell’informazione politica irrespirabile. 

Come è possibile per ognuno di noi, per ogni cittadino, smascherare i trucchi attraverso cui il potere si perpetua? Come si esercita un controllo democratico? La D’Agostini fa appello a una tradizione filosofica millenaria che può, aggiornata, tracciare la strada verso cui indirizzare la terapia. Gli spin doctor di oggi – scrive l’autrice – sono, inequivocabilmente, l’equivalente degli antichi sofisti. Quei «democratici» contro cui si batteva l’aristocratico Platone, stando alla vulgata almeno, che sarebbe stato l’archetipo di tutti i totalitarismi successivi.

I paladini della verità relativa che vengono fatti a fette nel Sofista platonico, dialogo in cui si fonda la metafisica occidentale, e dunque anche la possibilità della verità. Sarebbero proprio loro i Karl Rove ante-literam, «avvelenatori del discorso pubblico» contro i quali il manuale di Franca D’Agostini cerca di individuare una cura. «Applicare la ricetta socratica» per imparare tutti a discernere buoni argomenti da quelli fallaci, ragionamenti capziosi da quelli ben formati. Insomma, nuove regole ad directionem ingenii da applicare non solo alla conoscenza, ma anche a quello che quotidianamente ci propina la televisione.

 

Franca D’Agostini
Verità avvelenata
Buoni e cattivi argomenti nel dibattito pubblico
Bollati Boringhieri, 2010, pagg. 257, euro 15


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