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Castells: «Ecco la sfera pubblica digitale»

Alessandro Lanni

14-11-2008

Argomenti: La Società delle reti

«La mass self communication è stata uno degli elementi fondamentali per la vittoria di Obama». La lecture (13 novembre 2008) di Manuel Castells all’Università Bocconi inizia pescando nell’attualità e spiegandola con un’espressione all’apparenza complessa, almeno per chi non frequenta gli studi del sociologo catalano. Spiega l’autore della monumentale trilogia dedicata alla network society e arrivato a Milano per festeggiare i venti anni della casa editrice Egea, che con l’avvento della rete e in particolare della sua evoluzione in senso sociale e partecipativo, il cosiddetto web 2.0, la comunicazione è cambiata enormemente. Si è passati dalla logica dell’uno-a-molti (proprio della tv ma anche dei giornali e di alcuni siti internet) a quella del molti-a-molti e anche, in verità, al pochi-a-pochi (come capita nella stragrande maggioranza dei blog e delle reti di amici nei social network). «Nel nuovo scenario comunicativo orizzontale e di rete – spiega Castells – non serve raggiungere immediatamente milioni di persone, è necessario piuttosto essere in una rete nella quale sono presenti milioni di persone». Utenti che inseriti in quella rete possono amplificare un messaggio in maniera impressionante. Lo ricordava qualche tempo fa uno dei maggiori esperti della nuova cultura digitale, Kevin Kelly: bastano mille lettori per avere successo in rete.

Secondo lo studioso della University of Southern California, internet nella sua ultima figura relazionale e orizzontale ha creato un nuovo tipo di comunicazione, la mass self communication, la “comunicazione individuale di massa”, quella che milioni e milioni di persone sparse ai quattro angoli del mondo producono ogni istante nel nuovo spazio pubblico realizzando una nuova società civile che prende forma grazie alla tecnologia. A ciò contribuiscono anche scambi di file attraverso il p2p, connessioni wireless, blutooth, cellulari ecc. E’ arrivato il momento di ripensare la nozione di sfera pubblica definita da Jürgen Habermas quasi mezzo secolo fa, in virtù dello spazio digitale che si è costituito in questi anni, uno spazio comunicativo di nuovo tipo. E la politica non può non prenderne atto. Anzi lo ha già fatto con le ultime elezioni americane con il successo di Barack Obama.

Nella lunghissima campagna elettorale, spiega Castells, Obama ha fatto propria la logica della mass self communication in tre modi: «mobilitazione, partecipazione, finanziamento». Siti come mybarackobama.com hanno avuto decine di milioni di iscrizioni, hanno fatto crescere il sostegno al candidato democratico anche fuori dai confini americani con un effetto di rimbalzo nell’opinione pubblica mondiale. Ma il dato impressionante è quello della raccolta fondi. Ricorda Castells, che come il 67% delle donazioni raccolte dal senatore dell’Illinois sono arrivate via Internet, a differenza di Hillary Clinton che on line ha raccolto solo il 20% per le primarie e John McCain addirittura il 17%.

Partecipare, coinvolgere chi ti sta accanto ecco la carta vincente di Obama. Nel sito  della sua campagna elettorale si legge: Find local events and groups, Contact undecided voters near you, Share your story on your blog. Più chiaro di così? Incontri a livello locale, comunità, convincere chi ti è vicino, condividere la tua storia attraverso i blog. Questa è la mass self communication, dice Castells, ed è stata la grande rivoluzione dal basso. Barack ha portato nel web la sua esperienza nel volontariato a Chicago. Creare comunità on line, di sostegno e discussione. Coinvolgere i giovani, che l’hanno infatti largamente sostenuto nelle urne.
«Eppure – ricorda il sociologo – il primo episodio in cui la mass self communication ha dimostrato la sua forza nella politica sono state le elezioni in Spagna del 2004. Quando, all’indomani dei terribili attentati di Madrid un passaparola via cellulare tra milioni di persone ha cambiato segno al voto. Ha perso Aznar e vinto Zapatero. La gente non sopportò le bugie del governo e creò una rete di sms che in 160 caratteri fece vincere a sorpresa il candidato socialista». E, ricorda Castells, anche Berlusconi ha usato lo strumento degli sms in occasione delle elezioni amministrative di qualche anno fa. «Ma fu un uso antico di una tecnologia nuova, one-to-many, molto diverso dall’attivazione dell’opinione pubblica avvenuta in Spagna». Anzi, quel tipo di comunicazione potrebbe avere l’effetto contrario. «Se un amico mi manda un messaggio – avverte Castells – per una mobilitazione può darsi che io faccia qualcosa, se lo fa qualcuno che non conosco e che non so come abbia avuto il mio numero è molto probabile che io mi indispettisca».


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