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Un successo ambiguo come un enigma

Francesco Benvenuti con Mauro Buonocore

02-01-2008

Argomenti: Pensare l'Europa

La Russia venuta fuori dalle ultime elezioni sembra un vero e proprio enigma.
Putin era sicuro di vincere, era certo di raggiungere un grande risultato, eppure in campagna elettorale che ha usato ogni mezzo per mettere al bando gli avversari; tutti gli osservatori, Osce in testa, hanno gridato all'imbroglio, al calpestamento delle regole del confronto democratico, ma alla fine dei conti, nonostante la vittoria annunciata, lo “Zar Vlad” come lo ha variamente definito la stampa internazionale, non è stato molto soddifatto del risultato elettorale e ora che inizia la corsa per le presidenziali, la battaglia dentro il partito vincitore si annuncia combattuta, ma tutta nel segno di Putin.

“È riuscito a neutralizzare le forze politiche per lui più pericolose”, spiega Francesco Benvenuti, docente di Storia dell'Europa Orientale ed esperto della vita politica russa. Sono due i partiti che con le loro idee potevano minare il dominio politico di Russia Unita, il partito di Putin, continua il professore: “Sono l'Unione delle forze di destra (Sps), che nonostante il nome è un partito liberale e lo Yabloko (che in russo significa 'mela' ma è un acronimo che racchiude le iniziali dei suoi fondatori), partito liberal-democratico guidato da Yavlinsky. Queste due formazioni sono state letteralmente tagliate fuori da tutti i canali televisivi, dove trionfavano i portavoce di Russia Unita e i discorsi del presidente; il risultato è che Yabloko e Sps non hanno raggiunto nemmeno l'1% e questo è sicuramente un grosso impoverimento per la politica russa”.
Successo enorme, oltre il 65% per il proprio partito, con la possibilità di comporre una grande alleanza con partiti che annunciano fedeltà al presidente, ma Putin non sembra per niente tranquillo. Sperava in un'affermazione assai maggiore, dicono alcuni giornali russi. “Ma il problema – continua Benvenuti – è che questi giornali non hanno capito che cosa aveva ed ha in mente quest'uomo. Sapeva di vincere, eppure ha messo in piedi tutto questo battage dall'apparenza grottesca di una farsa. Perché?”

Già: perché? Una proposta per rispondere all'enigma la suggerisce André Glucksmann sul Corriere: e se fosse paura? Se Putin temesse che a Mosca potesse accadere quello che è accaduto a Kiev? Se il presidente credesse possibile una rivoluzione arancione in Russia?
“Io non credo che possa accadere a Mosca quel che è accaduto a Kiev – ammette Benvenuti – ma non è da escludere che Putin, insieme ai suoi collaboratori, tengano in considerazione una simile ipotesi, questo spiegherebbe qualcosa che altrimenti non troverebbe spiegazione, come ad esempio la durezza della polizia nel reprimere le manifestazioni organizzate dall'opposizione da maggio fino ad oggi. Scendono in piazza poche centinaia di persone in rappresentanza di un partito che in Russia ha poco credito politico (i russi non credono a Kasparov come reale alternativa politica) eppure la polizia non esita a usare la violenza per sciogliere una manifestazione non autorizzata”.
La paura di una specie di rivoluzione arancione può spiegare alcuni atteggiamenti della propoganda putiniana, ma non spiega fino in fondo le parole e l'atteggiameno del presidente. “Poco dopo aver accetato di presentarsi come capolista di Russia Unita – spiega il professore – Putin ha risposto in tv a domande sul suo partito definendolo il “meno peggio” trai partiti russi, una forza senza una precisa ideologia e in cui serpeggiano numerosi opportunisti. È una frase inspiegabile in tempo di campagna elettorale per un leader di partito. La risposta più probabile è che Putin è il solo ad aver deciso come condurre la battaglia elettorale”.

È una vittoria, insomma, che ha i suoi lati opachi, se non proprio oscuri, comunque privi di chiarezza. Lo dimostra anche il modo in cui il presidente si sia espresso sull'imminente futuro del paese: “Arriveranno periodi di grande cambiamento tra i poteri istituzionali”, ha detto Putin senza specificare altro. Parole che suonano, ancora una volta, come un enigma.
“Sono parole che hanno pronunciato anche altre persone” sottolinea Benvenuti e continua: “Anatoly Chubais, importante economista dell'era Eltsin, in cui diresse le privatizzazioni per poi depoliticizzarsi accomodandosi nel monopolio dell'energia elettrica. Lo scorso hanno disse che molte cose cambieranno nel 2008, riferendosi probabilmente al fatto che arriverebbero al potere alcuni uomini col compito di rasserenare il clima internazionale. Ma teniamo presente che il presunto zar Putin, è meno zar in questi giorni di quanto non lo sia mai stato. È a capo di coalizione composita, in cui ci sono i grandi oligarhi filogovernativi privati e di Stato, i funzionari dei servizi segreti, dell'esercito, dell'università e i dirigenti delle imprese private. Probabilmente stiamo assistendo a manifestazioni esterne di slittamenti tettonici che avvengono all'interno di una coalizione assai composita. E per questo è assai difficile comprenderli fino in fondo”.

E il quadro internazionale non aiuta molto la comprensione. “Ma la Russia non può tollerare ancora a lungo questa tensione nei rapporti internazionali”, spiega Benvenuti sostenendo che numerose trattative sono in corso sui nodi cruciali, come il Kossovo e la sua indipendenza, osteggiata da Putin che appoggia le posizioni serbe; ma anche gli armamenti e la sicurezza internazionale: la Duma ha già approvato la sospensione del trattato sulla limitazione delle armi convenzionali e minaccia di uscire anche dal trattato Inf, sulle forze nucleari intermedie, che con le firme di Reagan e Gorbaciov pose fine nell'87 alla questione degli Euromissili. “Se gli Stati Uniti decideranno di realizzare il loro sistema antimissile – chiarisce Benvenuti – allora la Russia vorrà preservarsi la facoltà di realizzare basi missilistiche tattiche per controbilanciare il sistema americano. Si stanno stringendo nodi importanti di una situazione complicata che è stata trascurata negli ultimi anni e che è riemersa con forza dall'ottobre 2006”.
ma l'esito ancora una volta, è avvolto da una nebbia che aleggia intorno alla figura di Putin.


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