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Le parole dei candidati

Matteo Manzonetto

22-11-2007

Argomenti: Pensare l'Europa

Nelle elezioni americane del dicembre 2008 la visione internazionale proposta dai candidati alla Casa Bianca conterà quasi come quella interna. Gli Usa si trovano da diversi anni in una situazione di difficoltà sullo scacchiere mondiale, dovendo cercare un equilibrio difficile tra l’impegno bellico in Iraq e le ambizioni di portare la pace e sconfiggere il terrorismo, la necessità di ricucire o rinsaldare i ponti con gli alleati europei vecchi e nuovi, e l’obbligo di relazionarsi con i giganti emergenti Cina, Russia, India.

Foreign Affairs interroga i candidati.

L'autorevole rivista americana chiede a ciascuno dei candidati alle primarie americane, sia repubblicani che democratici, la loro visione degli Stati Uniti sulla scena internazionale e li chiama a rendere pubblico un vero e proprio programma di politica estera.
qui trovate tutto il dossier, ovviamente in inglese.
La rivista statunitense Foreign Affairs ha chiesto ai candidati presidenziali di illustrare la propria visione del ruolo internazionale degli Stati Uniti nel caso venissero eletti. Al momento la prestigiosa rivista americana ha raccolto le risposte di sei candidati (tre democratici: Hillary Clinton, Barak Obama, John Edwards; e tre repubblicani: Mitt Romney, John Mc Cain, Rudolph Giuliani).
Dal quadro che emerge, l’Europa viene generalmente dipinta seguendo le linee retoriche dell’alleato storico su cui contare e con il quale lavorare a stretto contatto affinché gli Usa mantengano e rafforzino il loro ruolo di nazione speciale, con una missione positiva da compiere a favore del globo. I sei però spendono poche parole sull’Europa come Unione europea: raccolgono infatti maggiore attenzione la Nato, con il nuovo ruolo da dare all’alleanza militare, e i grandi paesi del Vecchio Continente (Regno Unito, Francia e Germania), con differenze tra repubblicani e democratici a volte davvero minime.

Hillary Clinton: “Parlare alla nuova
generazione di leader europei”
Per l’ex first lady, rassicurare gli alleati è più importante che confrontarsi coi nemici. Per questo è necessario ristabilire il tradizionale legame di fiducia con l’Europa. E anche se ci sono stati disaccordi, peraltro inevitabili, con gli amici al di là dell’Atlantico, gli Usa non hanno al mondo un alleato migliore che quello europeo. Un’alleanza fondamentale per vincere le sfide del nuovo secolo: lavorando assieme, le sfide globali si possono vincere. Inoltre la futura amministrazione Usa avrà la possibilità di confrontarsi con una nuova generazione di leader in Francia, Germania e Regno Unito.

Barak Obama: “Rinforzare la Nato
e ricostruire legami globali di fiducia”
Leggi anche:

“Smart power per rafforzare l'alleanza atlantica”
Joseph Nye con Daniele Castellani Perelli

“L'America guarda a Oriente”
Mario Del Pero con Mauro Buonocore
L’unico candidato di colore insiste molto sul nuovo ruolo della Nato, e sulla necessità di rinforzare le capacità operative dell’Alleanza del Nord Atlantico sulla base del nuovo ruolo internazionale che le compete: non più una struttura di sicurezza nel quadro della Guerra Fredda, ma una partnership per la pace. Le sempre crescenti missioni a cui la Nato è chiamata, a cominciare dall’Afghanistan, dimostrano la discrepanza tra i suoi ampi obbiettivi e le sue ridotte capacità. La relazione con l’Europa viene inserita nel quadro più generale delle relazioni diplomatiche con le altre regioni del mondo. Secondo Obama, gli Usa devono smettere di lanciare segnali contraddittori ai partner globali: nel caso dell’Europa, l’errore è stato quello di ignorare i dubbi sull’opportunità dell’invasione dell’Iraq.

John Edwards: imparare da Marshall
per costruire un futuro migliore
Il senatore della Carolina del Nord trova il più luminoso esempio di quello che dovrebbe essere oggi il ruolo degli Usa nel mondo nell’opera di ricostruzione dell’Europa promossa dal generale Marshall e dal presidente Truman dopo la Seconda guerra mondiale. Al tempo la forza militare non sarebbe bastata a fare dell’Europa un’area di pace e prosperità. Così anche oggi gli Usa possono essere forti, buoni e sicuri di loro stessi, per costruire un futuro con più speranza. Devono quindi fare di tutti per ritrovare il proprio ruolo di nazione faro ed esempio da seguire per le altre nazioni.

Rudolph Giuliani: creare una nuova Nato,
guardando all’Europa ma non solo
Per l’ex sindaco di New York, è fondamentale che gli Usa rafforzino i legami internazionali con tutte le grandi potenze, sia esistenti che emergenti. Per questo devono confermare il proprio impegno verso l’Europa, sia come Unione europea, sia verso i singoli Stati. Giuliani guarda non solo agli alleati tradizionali dell’Europa occidentale (Gran Bretagna in primis, e Francia, Germania, Italia in secondo piano), ma anche ai paesi dell’ex blocco socialista e dei Balcani, che dopo essersi liberati del giogo comunista sono diventati strenui difensori della libera economia. Ma le relazioni con l’Asia dovranno contare quanto quelle con l’Europa. Giuliani vorrebbe infine una nuova Nato, la cui possibilità di adesione non sia più legata a criteri geografici ma a standard di democrazia e prontezza militare.

John Mc Cain: vincere le sfide del secolo
assieme a un’Unione Europea forte
Il senatore dell’Arizona riconosce l’unicità dei legami storici, ideologici e di interessi che uniscono Stati Uniti ed Europa, ma anche il loro deterioramento negli ultimi anni. Il suo impegno sarà quello di rivitalizzarli. Gli Usa devono vedere con piacere la nascita di un’Unione Europea forte, partner ideale sia per un’area di libero scambio commerciale, sia per vincere le sfide del nuovo secolo, istituzionalizzando la cooperazione in aree come il cambiamento climatico, l’assistenza internazionale, la promozione della democrazia.

Mitt Romney: esportare l’esempio
dell’Europa nel Medio Oriente
Il governatore del Massachusetts ritiene che un’istituzionalizzazione del Medio Oriente sul modello di quella che gli Usa hanno sostenuto in Europa nel secondo dopoguerra potrebbe essere la soluzione che porterà la pace in quelle terre divise dai conflitti. L’esempio è quello dell’Osce (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), che apporterebbe, assieme a una spinta all’integrazione, un forte sostegno a riforme economiche, politiche e di sicurezza nell’area.


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