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Quando Miliband (padre) incontro´ Napolitano

Luca Dammicco

29-09-2010

Argomenti: Pensare l'Europa

Come passa veloce il tempo, e con esso le ideologie. Era il 21 Maggio 1989, pochi mesi prima del crollo del muro di Berlino, quando Ralph Miliband, padre di Ed e di David, i due contendenti per la leadership del Labour Party, incontrò a New York l'allora segretario del PCI, Achille Occhetto, e il futuro Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano.

Il teatro dell'evento fu il dipartimento di scienze politiche della New York University, dove i due dirigenti comunisti, in uno dei loro primi viaggi negli USA, affrontarono il mondo della sinistra americana, una platea tutt'altro che semplice, formata da militanti, ex-combattenti della guerra di Spagna, accademici e da personalità fondamentali della sinistra, come Barry Commoner, il padre dell'ecologia. Non mancarono infatti le critiche e le domande taglienti del pubblico, che accusò a più riprese il PCI di essere ormai troppo simile a una socialdemocrazia del nord Europa, o di sentirsi troppo a suo agio sotto il cappello della NATO. Occhetto, prima del lungo applauso finale, dovette rispondere a chi lo accusò di non essere più radicale, di aver tradito le conquiste dei leader passati, e  di essere a capo di un partito che ormai, in America, “non fa più paura a nessuno.”

In quell'occasione Ralph Miliband, sociologo marxista e padre del nuovo Leader del Partito Laburista del Regno Unito, fu proprio uno dei più accesi contestatori della linea riformista intrapresa dai comunisti italiani, criticando aspramente non solo il rapporto troppo morbido con il mercato ma anche la possibilità, paventata dal segretario, di un cambiamento del nome del partito.
“Vorrei sapere,” domandò Miliband, “se la battaglia del PCI è ancora per il socialismo a livello politico e istituzionale.” E ancora: “ Noi abbiamo seguito negli anni, con attenzione, le sorti del PCI. Siccome abbiamo rilevato nei comunisti italiani un forte senso della propria identità, siamo preoccupati da ciò che lei ha detto sulla possibilità di cambiare nome.”
La discussione proseguì serrata, anche perché i due dirigenti italiani non riconobbero il loro interlocutore e risposero con alcuni scambi di battute per nulla diplomatici. Occhetto osservò che “chi disprezza la parola riformista, non vede che le rivoluzioni del Duemila sono non-violente,” e non esitò a definire “conservatore e reazionario chi è rimasto ai manuali dell'Ottocento, e ragiona ancora sulla contrapposizione tra riforma e rivoluzione”, mentre il britannico, lapidario, osservò che “la borghesia non ha nulla da temere da questa gente..”
Solo qualche ora dopo, durante la cena offerta dall'Istituto Italiano diretto da Luigi Ballerini, ci fu la presentazione tra i tre, e con essa il chiarimento: “Ho letto tutti i suoi libri, se avessi saputo che stavo rispondendo a lei la mia risposta sarebbe stata più imbarazzata” dichiarò il segretario del PCI in italiano. Toccò a Napolitano tradurre per il sociologo che, divertito, scoppiò in una sonora risata. Pace fatta.


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