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"Le minacce di Putin non fanno paura all'Ue"

Katinka Barysch con Daniele Castellani Perelli

08-10-2007

Argomenti: Pensare l'Europa

“L’Ue non può fare a meno della Russia, ma nemmeno la Russia può fare a meno dell’Ue”. Questo è il paradosso che sottostà all’attuale rapporto tra le due potenze, secondo Katinka Barysch, capo economista del centro-studi londinese Centre for European Reform: “Per un futuro più o meno prossimo, la Russia rimarrà il nostro principale fornitore di gas e petrolio. A sua volta la Russia ha molto gas, ma ha bisogno di venderlo a noi europei, ha bisogno dei nostri euro. Se pensiamo a quando, a inizio 2006, la Russia ha tagliato il gas all’Ucraina, la cosa che più ci deve far riflettere è che appena l’Ue ha protestato, Mosca ha riaperto il rubinetto del gas all’Ucraina”.
Barysch, esperta di Russia e collaboratrice del Financial Times, prevede che il sistema russo non cambierà fino a che il prezzo del petrolio e del gas rimarrà a livelli così alti, e sull’atteggiamento del premier italiano verso il Cremlino aggiunge: “Prodi? E’ un mistero, si comporta con Putin quasi come Berlusconi”.

Visto il comportamento molto discutibile del presidente Vladimir Putin e della Gazprom, secondo lei l’Unione Europea dovrebbe limitare gli investimenti russi in Europa, come ha proposto il Cancelliere tedesco Angela Merkel?

Dipende tutto da quanto si crede che la Gazprom e il suo principale proprietario, il governo russo, intendano rispettare le regole europee sulla trasparenza e la concorrenza. Se pensiamo che le rispetteranno, allora bene, non c’è motivo di limitare la loro presenza. Ma se guardiamo alla nostra esperienza, sono legittimi i dubbi di chi teme che il governo russo e la Gazprom non rispettino, e non rispetteranno, i principi del libero mercato.

L’Europa dovrebbe diversificare le fonti del suo mercato energetico, diventando meno dipendente da Mosca?

Per un futuro più o meno prossimo, la Russia rimarrà il nostro principale fornitore di gas e petrolio. Il petrolio non è un problema, perché l’Europa può trovarlo anche altrove ed è facile da trasportare via nave. Il vero problema è il gas: le pipeline che lo trasportano passano attraverso diversi paesi e presuppongono rapporti di lungo termine tra gli Stati. Anche se le risorse di gas russo dovessero aumentare, noi europei dovremmo comunque cercare in tutti i modi di ottenere gas anche da altri paesi. Non possiamo fare a meno della Russia, ma il nostro potere contrattuale con Mosca aumenterebbe se noi riuscissimo a diversificare. I paesi del sud Europa già prendono gas dal Nord Africa, dall’Algeria e dall’Egitto. Potremmo sviluppare nuove strutture per importare gas da Qatar e Nigeria. Potremmo inoltre sviluppare condutture e percorsi alternativi che portino gas dalla regione caucasica, dall’Asia centrale e dal Medio Oriente, e sto pensando in particolare alla pipeline Nabucco.

L’Ue dipende energeticamente dalla Russia. Ma quanto dipende la Russia, economicamente, dall’Europa?

La Russia è pienamente consapevole del fatto che gran parte della sua crescita e stabilità economica, e della sua sicurezza politica, dipendono dalla vendita dei suoi prodotti energetici all’estero. L’Ue è di gran lunga il più importante mercato energetico della Russia. Se solo guardiamo ai percorsi delle condutture di gas russe, vediamo che tutte puntano verso l’Europa. Ogni tanto Mosca parla di diversificare il proprio mercato, e farebbe anche bene a farlo. Però costruire nuove condutture verso la Cina non è né facile né economico, e comunque richiederebbe anni. Per questo l’Ue non dovrebbe preoccuparsi troppo: la Russia ha molto gas, ma ha bisogno di venderla a noi europei, ha bisogno dei nostri euro.

E’ possibile che Mosca in futuro tagli le forniture di gas all’Europa, un po’ come ha fatto all’Ucraina due inverni fa?

Credo di no. La storia ci dice che Mosca ha usato politicamente la carta energetica solo con i suoi immediati vicini, e mai con il cuore dell’Europa. Non ci sono indicazioni che possa usare l’arma dell’energia contro l’Europa, ma le cose potrebbero cambiare. Penso che l’Ue dovrebbe mostrare più solidarietà verso i paesi Ue dell’ex blocco sovietico. Non possiamo pensare che finché i conflitti diplomatici non toccano la Germania o la Francia allora non toccano l’Europa: forse i paesi baltici, che già sono ai ferri corti con Mosca, non contano? La Russia dovrebbe capire che deve essere un fornitore affidabile per tutti i paesi dell’Ue, est Europa inclusa.

Da quanto dice, la Russia non è poi nella posizione di forza che siamo abituati a credere.

La Russia si sente forte, ed è un sentimento che noi europei in qualche modo stiamo alimentando. Se pensiamo a quando, a inizio 2006, la Russia ha tagliato il gas all’Ucraina, la cosa che più ci deve far riflettere non è che Mosca abbia giocato la carta energetica con un suo vicino, ma il fatto che appena l’Ue ha protestato, Mosca ha riaperto il rubinetto del gas all’Ucraina. La Russia sta facendo questo gioco. Minaccia di tagliare il gas e di rivolgersi al mercato cinese, ma in realtà non può fare a meno dell’Europa, e noi dovremmo tenerne conto. Dovremmo avere meno paura delle minacce di Putin.

L’Europa potrà svincolarsi da questa dipendenza dal gas russo?

Per ora è impossibile. Neanche l’Europa può fare a meno della Russia. Per trovare venditori alternativi bisogna costruire nuove condutture, ma servono anni. L’Arabia Saudita possiede il gas, ma al momento non è commerciabile. Iran e Iraq poi, in questo momento, rappresentano partner complicati per ovvie ragioni.

Come spiega che – come lei stessa ha fatto notare in un saggio scritto per il Centre for European Reform – un grande europeista, un difensore dei diritti umani come il Presidente del Consiglio italiano Romano Prodi abbia adottato una politica timida verso l’oligarchia di Putin, condannata invece a più riprese dai governi di Gran Bretagna, Germania e Francia?

Per me è un mistero. Il panorama politico in Europa è cambiato. Fino a pochi anni fa, i maggiori leader europei facevano a gara tra di loro per essere amici di Putin. Dalla Francia di Jacques Chirac alla Germania di Gerhard Schröder fino all’Italia di Silvio Berlusconi (e all’inizio anche la Gran Bretagna di Tony Blair). Oggi è andata al potere una nuova generazione, e Nicolas Sarkozy e Angela Merkel, nonché Gordon Brown a Londra, non risparmiamo critiche verso Putin. L’unico a differenziarsi è Romano Prodi, che sembra seguire quasi la politica di Silvio Berlusconi verso Putin. Non cerca nel presidente russo una sponda politica, come faceva Berlusconi, ma come lui nel rapporto con il Cremlino si fa guidare solo dall’interesse economico: business first, come dimostra l’accordo tra Gazprom e Eni. E’ davvero strano che Prodi non faccia fronte comune con i nuovi tre leader europei.

Cosa si aspetta dal successore di Putin? Può il putinismo sopravvivere senza Putin?

Gli analisti concordano nel prevedere che Putin, poiché la Costituzione non gli permette di candidarsi alla presidenza per tre volte consecutive, metterà al suo posto un uomo di fiducia, poi lo farà prima o poi dimettere, e potrà infine candidarsi per la terza volta. Io ho qualche dubbio, perché in Russia, se hai potere, hai accesso a grandissime risorse. In un paese che non ha rispetto per le istituzioni politiche e per il diritto di proprietà, non sarei sorpresa di vedere un periodo di instabilità politica nel dopo-Putin. Chiunque sia il suo successore, non prevedo comunque un veloce ritorno alla democrazia. Perché non c’è attualmente una richiesta di più democrazia, e perché questo sistema va a pennello alle élites, che sanno destreggiarsi bene in un sistema opaco in cui contano solo i legami politici. Un sistema che continuerà a reggersi fino a che rimarrà alto il prezzo del petrolio e del gas.


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