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Una posta politica nell'attacco della Frankfurter a Napolitano

David Bidussa

04-11-2008

Argomenti: Pensare l'Europa

Questo articolo è apparso sul quotidino il Secolo XIX del 3 novembre 2008

Era prevedibile che la sentenza emessa della Cassazione italiana circa la richiesta di risarcire in sede civile i famigliari delle vittime delle stragi dell’estate 1944 (quella in questione riguarda la strage del 29 giugno 1944 a Civitella Val di Chiana, in provincia di Arezzo e vi furono uccisi circa 200 civili) avrebbe provocato reazioni forti in Germania. Così è stato. Tuttavia l’attacco che la “Frankfurter allgemeine Zeitung” muove nei confronti del Presidente della Repubblica va oltre lo specifico della questione.
L’articolo della Faz riprende le parole del Presidente italiano pronunciate di recente a El Alamein; ricorda come tra i due alleati non ci fosse una perfetta sintonia. Anzi da parte tedesca ci fosse una “diffusa e vasta insoddisfazione nello stato maggiore tedesco nei riguardi dell’alleato italiano”, con i soldati tedeschi che “avevano sperimentato sul loro corpo di dover aiutare gli italiani in difficoltà ovunque, in Francia, in Africa, anche a El Alamein, nei Balcani, in Grecia e nell’Unione Sovietica”; sottolinea che è da incoraggiare la revisione controcorrente sul passato (forse un’allusione a Giampaolo Pansa); che è disdicevole che “i siti delle azioni della Resistenza che siano diventati luoghi sacri, nei quali si recano in pellegrinaggio Presidenti ed ospiti di Stato, mentre i loro nomi sono diventati il simbolo della vittoriosa resistenza contro la disumanità.”
Non so se è intenzione della Faz chiedere che divenga un luogo onorevole della storia italiana la Risiera di San Sabba, magari sarebbe interessante chiederlo. Non credo nemmeno che il punto sia la riflessione sulla storia italiana tra guerra e dopoguerra, comunque la discussione pubblica che in Italia riguarda la resistenza o più specificamente Il sangue dei vinti. E infine, forse non è nemmeno fondamentale la discussione sui risarcimenti. Per quella in ogni caso è previsto un ricorso alla Corte internazionale dell’Aja da parte della Germania e sarà in quella sede che sarà trovato un accordo. Comunque quel capitolo si chiuderà lì.
La questione, invece, è politica nel momento in cui l’articolo della Faz chiama in causa direttamente il Presidente della Repubblica italiana lo chiama in causa e in merito ai suoi interventi pubblici. Ovvero sulle sue parole pubbliche in quanto Presidente.
La risposta dunque non potrà che essere politica. Sarà fondamentale vedere chi interverrà, quali parole saranno usate, di che cosa si parlerà e di che cosa si tacerà. Non solo in merito alla difesa della massima figura istituzionale italiana, ma anche riguardo al ruolo e alla funzione pubblica che il Presidente Napolitano ha svolto in queste settimane anche in merito ad altre questioni che con la guerra non hanno un rapporto.
Tuttavia la questione è importante anche nello specifico. Nell’attacco al Presidente della Repubblica non c’è tanto una sproporzione di termini tra il caso specifico e di merito che ha originato quel testo, quanto il ritorno di argomenti o l’allusione a temi che non vengono esplicitamente dichiarati ma che fanno da sottofondo al testo pubblicato dal quotidiano tedesco.
Ne possiamo individuare essenzialmente tre.
Primo. La questione dei rapporti tra esercito tedesco e truppe italiane. Ritorna il vecchio mito dell’esercito italiano come “zavorra”, come “peso inutile”, come “alleato di carta”. E’ una vecchia questione che ha fatto parte della retorica dei nostalgici del nazismo, che ha anche fatto parte dell’ideologia della scelta per Salò di una parte dei “ragazzi di Salò”, ma che quando è stata rovesciata, ovvero quando è stato dimostrato che in quell’alleanza la parte che ha subito vessazioni, è stata quella italiana (il primo a sostenerlo è stato Frederick William Deakin nel suo Brutal Friendship, del 1962) nessuno è stato in grado di affermare che Deakin sosteneva il falso.
Secondo. Il ruolo della Resistenza come impedimento alla missione dell’esercito tedesco allude a un’idea: quella che spiega la non ribellione dell’esercito da Est verso agli ordini di Hitler perché consapevole della funzione di contenimento dell’avanzata da Est delle truppe sovietiche. Ovvero il presunto ruolo di “difesa dell’Occidente” svolto dalla Germania a partire dalla fine del 1943. La Resistenza (sotto questo profilo non solo quella italiana, ma anche quella francese o quella belga, dove significativamente tra 1943 e 1945 furono compiute altre stragi di civili da parte dell’esercito tedesco) è così intravista come quinta colonna del comunismo e come tale non solo “nemica”, ma “antieuropea”. Torna in questa valutazione un tema che ha caratterizzato la discussione tedesca di venti anni fa sulla Germania hitleriana in cui si scindevano le responsabilità etiche e politiche del nazismo, da quelle che invece avrebbero fondato il senso di missione della Wermacht (una tesi questa, per esempio sostenuta dallo storico Andreas Hillgruber)
Terzo. Il rapporto tra Resistenza e pololazioni civili. Un aspetto su cui la ricerca storica ha scavato con pazienza nell’ultimo decennio, proprio a partire dal caso di Civitella Val di Chiana. Un caso che Leonardo Paggi, uno storico di sinistra che con quella strage ha un coinvolgimento anche personale e intimo, ha riaperto più di dieci anni fa (La memoria del nazismo nell’ Europa di oggi, a cura di Leonardo Paggi, 1997) e che ha promosso una nuova stagione di indagine sui conflitti che le memorie delle comunità di paese sopravvissute alle stragi hanno con i nazisti, con gli esponenti di Salò e anche con i partigiani. Un aspetto che è tornato in queste stesse settimane nella discussione pubblica intorno alla strage di S. Anna di Stazzema e al film di Spike Lee.
Si potrebbe dire che non c’è quiete intorno alla Resistenza o che la Seconda guerra mondiale divide ancora. E’ vero solo in parte. Il tema è l’Europa, quale passato si vuol ricordare, come lo si vuol ricordare e chi ha la legittimità di ricordarlo. Nell’attacco a Giorgio Napolitano non c’è solo un contenzioso più volte ripetuto in questi mesi fra Germania e Italia, ma anche il contenuto della memoria dell’Europa. Un tema che non riguarda solo che cosa ricordare, ma anche attraverso quali valori giustificare o spiegare il proprio passato. Anche per questo sarà essenziale valutare le parole, ma anche i silenzi e i “non detti”, che da parte italiana ci saranno intorno alla figura e al profilo del Capo dello Stato.
 


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