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“La vera riforma? Allontanarsi dai nazionalismi”

Ragip Zarakolu con Marta Federica Ottaviani

20-03-2008

Argomenti: Pensare l'Europa

La Turchia è in un momento nevralgico della sua storia per l’ennesima frattura fra le schiere laiche e filoislamiche dello Stato. Da una parte la magistratura, fiera custode della laicità dello Stato di Atatürk e dall’altra il governo islamico-moderato di Recep Tayyip Erdogan, che promette riforme e ingresso in Europa, ma è accusato di portare avanti un progetto per islamizzare il Paese. Fra queste riforme c’è anche l’articolo 301 del codice penale, nella versione approvata nel 2004, che doveva essere emendato già due mesi fa. Punisce chi reca offesa all’identità turca e in questi primi tre anni di applicazione ha visto andare alla sbarra decine di intellettuali, giornalisti, liberi pensatori, militanti politici e in qualche caso anche fedeli appartenenti a religioni fuori da quella islamica. Fra loro c’è anche Ragip Zarakolu, fondatore della casa editrice Belge, che da 31 anni pubblica libri poco graditi all’ordine costituito, promuovendo la cultura curda e parlando di quello che in Turchia chiamano il “cosiddetto genocidio armeno”. Dal 2002 è finito davanti al giudice sette volte. Ci è tornato oggi, per aver messo sul mercato il libro di uno storico armeno, che parlava di riconciliazione storica fra le due nazioni e del riconoscimento da parte di Ankara di quanto avvenuto nel 1915. Senza nascondere una vena pessimistica, Zarakolu ha dichiarato di non riporre molta fiducia negli emendamenti studiati dal partito islamico moderato per la Giustizia e lo Sviluppo al potere in Turchia, e affermato che l’unico modo per cambiare qualcosa sarebbe abolirlo e cercare di mutare la mentalità della gente. Impresa impossibile al momento, per il potere ancora esercitato dai militari su larghe fette dell’opinione pubblica, da una stampa che predilige toni violenti e nazionalisti e da problemi annosi che continuano a minare la stabilità del Paese, primo fra tutti quello dei curdi. Una Turchia lontana dall’Europa, che deve ancora compiere molti progressi per raggiungere la piena democrazia, ma che Bruxelles vede solo per il suo potenziale economico, senza una vera volontà di integrazione.

Ragip Zarakolu, lei sta per tornare davanti ai giudici proprio adesso che l’articolo 301 del codice penale sta per essere emendato, come si sente?

Come in un gioco che ogni volta si ripete nello stesso modo. E tranquillo. Sono finito davanti ai tribunali turchi molte volte. Ogni volta è lo stesso rituale.

Molti giornali hanno anticipato la bozza di massima del nuovo articolo 301. Che cosa ne pensa?

Penso, che per quanto impegno possano averci messo, non servirà a nulla. Il testo di questo articolo è già stato cambiato molte volte, portando come risultato sempre nuovi fraintendimenti. Dovrebbe essere abolito, non emendato. Nel 1991 sono stati aboliti articoli che vietavano la pubblicazione e la diffusione di determinate ideologie, come quelle comuniste e socialiste. Ci sono voluti 10 anni ma adesso non ci sono più. Non capisco perché per il 301 non si faccia la stessa cosa.

Però è proprio la maggior parte del popolo turco che non vuole la sua abolizione. Molti si lamentano anche della sola modifica del testo.

Certo, infatti il problema è proprio questo. Ci vorrebbe un cambiamento di cultura da parte del popolo turco, che non è pronto per recepire cambiamenti come l’abolizione dell’articolo 301.

Perché?

Perché il popolo turco è profondamente nazionalista e questo è dovuto al fatto che l’establishment militare ha ancora un grandissimo ascendente sull’opinione pubblica. Poi sono aiutati dai giornali e dall’industria editoriale. Sul mercato turco i libri che inneggiano a teorie nazionaliste si contano a decine. Nascono e crescono inquadrati da generazioni ormai.

In Turchia l’esercito e anche la magistratura vengono spesso visti come l’unica garanzia di laicità dello Stato.

Sarà anche vero ma per decenni hanno fatto cose terribili. Hanno perseguitato persone solo per le loro ideologie, comunisti o curdi che fossero. Il golpe del 1980 spazzò via tutte le forme di associazionismo.

L’anno passato però sono stati forse la forza di opposizione più visibile contro l’esecutivo islamico-moderato di Erdogan e in questi giorni la magistratura ha tirato fuori il pugno di ferro con l’esecutivo.

Il punto è proprio questo. I militari e la magistratura si dovrebbero fare da parte, non intervenire nella vita politica dello Stato e lasciare che si venga democraticamente a creare un centro sinistra che adesso di fatto non esiste perché con il golpe dell’Ottanta hanno spazzato via tutto. E il Chp (il Partito repubblicano del Popolo, di orientamento laico ndr) finché c’è Deniz Baykal alla guida non potrà mai fronteggiare Erdogan. Ma loro continuano a fare politica e adesso stanno usando la questione curda per mettere in difficoltà l’esecutivo.

Parliamo dell’esecutivo. Cosa ne pensa del premier Erdogan? Come sta governando il Paese?

Se imbocca la strada di un Islam moderato credo possa essere un’opportunità per la Turchia. Ma ci vuole anche un’opposizione reale. E poi ripeto, bisogna lavorare sulla mentalità della gente. Le riforme economiche non bastano.

Le schiere laiche del Paese e molti commentatori europei parlano di rischio di deriva islamica

C’è anche questa eventualità.

La Turchia vuole entrare in Europa. Come vede il suo Paese?

Io non credo che il popolo turco sia così ansioso di entrare in Europa e d’altra parte credo che a Bruxelles stessa della Turchia importi poco se non per il potenziale economico.

Ha ricevuto minacce? Ha paura?

In Turchia se dici qualcosa che va contro l’ordine costituito le minacce rientrano nella normalità. Diciamo che sto attento e vado avanti.


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