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L'Ue in marcia, lentamente ma avanza

Luigi Bonanate con Mauro Buonocore

20-03-2008

Argomenti: Pensare l'Europa

“Due passi avanti, uno indietro. Questo è il ritmo dell'Unione Europea, e così il risultato è sempre positivo, quale che sia la vicenda affrontata. Il puro e semplice esistere, direi, discutere e polemizzare (anche se per ora senza grandi esiti) è pur sempre uno straordinario risultato (se guardiamo all'indietro), che non va mai trascurato. Il modello 'due passi avanti, uno indietro' ci dice anche che c'è sempre un pizzico di volontarismo astratto, o di velleitarismo, negli avanzamenti unionistici, che però trovano pur sempre un qualche radicamento istituzionale”.

La marcia del'Europa procede, secondo Luigi Bonanate, lenta ma continua, e produce risultati che dobbiamo apprezzare, senza lasciarci prendere dal pessimismo o dallo sconforto di chi vede negli esiti degli incontri europei sempre un accordo al ribasso.
Con gli occhi dell'esperto di scienza politiche e relazioni internazionali, Bonanate ammette: “Il caso della mancata e poi recuperata (entro certi limiti) Costituzione è esemplare: dal Consiglio europeo di Nizza (dicembre 2000) non era assolutamente discesa una decisione relativa alla stesura di una Costituzione; essa nacque dall'iniziativa, quasi-spontanea, di Giscard d'Estaing e di G. Amato, presidente il primo e vice il secondo, della Convenzione sul futuro dell'Europa, istituita un anno dopo a Laken”.
Da quell'iniziativa, (“progetto velleitaristico e impolitico”, lo definisce Bonanate), nacque il “Trattato che istituisce una Costituzione per l'Europa, e non una Carta costituzionale”, puntualizza il professore e poi continua:”Le parole stesse che intitolano il documento istitutivo (proprio quello che fu poi massacrato dagli elettori francesi e tedeschi) sono sintomatiche dell'imbarazzo istituzionale che accompagnava l'iniziativa. Insomma: una Costituzione si scrive quando si ha la forza di farlo, non per iniziativa di qualche coraggioso”.

E il testo firmato a Lisbona, allora?
Non c'è nulla di male che alla fine di tutto questo cammino, si sia firmacchiato qualche cosa che non ha quasi nulla a che fare con l'ipotetica (mai nata) grande Costituzione approvata a Roma nel luglio 2003 – confessa Bonanate – ma non dobbiamo credere che in tal modo il processo europeo si sia rimesso nei binari giusti. Qualche cosa è rimasto, e si tratta della sottoscrizione formale dei 'Diritti fondamentali' dei cittadini dell'Unione ― ma non scordiamo che essi erano già stati sostanzialmente approvati a Nizza”.

Il giudizio sul Trattato di Lisbona è allora quello di un testo che non crea grandi scossoni, che compie qalche passettino in avanti, ma che conserva anche gli ostacoli che hanno minato la riuscita del vecchio testo. “Non si tratta di questo o quell'articolo – continua Bonanate - ma l'assenza di volontà politica di alcuni membri a proseguire sul cammino comune dell'integrazione”. E le parole del professore puntano dritte verso uno dei paesi membri in particolare: “fin tanto che la Gran Bretagna continuerà a ballare da sola, senza fare alcuno dei sacrifici che tutti fanno sempre quando si tratta di stringersi un po' per fare spazio anche ai nuovi venuti, fin tanto che la Gran Bretagna e chi le va dietro continua a restare fuori dall'euro, fuori da Schengen e quindi fuori dalla libera circolazione sia delle persone sia del denaro, fino ad allora insomma l'Ue continuerà a zoppicare, anche se senza bloccarsi. Più specificamente l'ostacolo fondamentale è ancora e sempre rappresentato dalla frattura immensa che c'è tra la troppa poca politica che la Commissione fa (preda com'è delle burocrazie e delle lobby di Bruxelles) e la troppa politicità che noi assegniamo (nel nostro velleitario entusiasmo) alla politica europea. In mezzo resta un Parlamento che, salvo rarissime eccezioni, è o paralizzato o inutile ― e questo è uno spreco di risorse politico-istituzionali davvero immenso”.

Resta l'immagine di una Unione in cui si avverte forte la divisione tra europeisti e non, in uno scenario olitico e diplomatico che sembra premiare questi ultimi. Tanto che coloro che possono ritenersi i più soddisfatti del compromesso firmato a Lisbona sono proprio coloro che, dice Bonanate, “hanno fatto giungere il Trattato nella capitale lusitana ormai azzoppato!”. E poi continua: “Chiediamoci che cosa sia cambiato nei paesi europei dopo il fallimento del primo giro di ratifiche: di quanto è aumentato il tasso di europeismo da allora? L'Ue ha conseguito nel frattempo qualche grande clamoroso successo che abbia convinto gli scettici? Nulla di tutto ciò: il che significa che il testo presentato doveva essere tanto edulcorato e spuntato dei suoi passaggi-chiave da poter essere accettato da tutti. Il massimo comune multiplo si è trasformato in una specie di minimo comune denominatore! Abbiamo abbassato l'asticella fino al punto a cui tutti la potevano saltare...
I veri vincitori non sono quindi quei testardi membri che hanno cercato di rivitalizzare la Costituzione (il loro errore era stato farci credere a una innovazione che in realtà era solo formale e non sostanziale), ma quelli che cinicamente hanno colto l'ingenuità dei fautori e li hanno 'impallinati' spietatamente.”

E allora che, con occhi da europei, che cosa possiamo augurarci per il futuro dell'Unione?
“Idealisticamente, mi piacerebbe che l'Ue avesse un vero Parlamento, nel quale si potesse fare politica e quindi le decisioni destinate a vincolare circa mezzo miliardo di persone potessero uscire dai suoi dibattiti. Realisticamente invece, credo sarebbe sufficiente, almeno su base annuale, se l'UE riuscisse a consolidare la sua indubbia capacità di mediatrice internazionale: dimentichiamo sovente la questione libanese, ma essa è delicata ed è stata ben affrontata dall'Unione; ancora più 'sensibile' è il nervo palestinese, nel quale l'Ue ha fatto finta di comportarsi bene, offrendo sostanziosi aiuti economici, senza poi consegnarli: sarebbe ora invece che assumesse su di sé (anche solo per la vicinanza geografica) il dovere di intervenire per chiudere la vicenda più triste, dolorosa e pericolosa dell'ultimo mezzo secolo.
Un rinnovato caso-Kossovo si va profilando all'orizzonte: ecco che una forte iniziativa Ue potrebbe avere molto maggior peso che i soliti grevi colpi di maglio statunitensi”.


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