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Il mercato (chiuso)
delle candidature

Elisabetta Ambrosi

04-03-2008

Argomenti: Finestra sull'Italia

“Lo sa come funzionano le candidature del Pd? Si prendono gli uomini, e li si dividono in due gruppi, i fedelissimi e quelli senza corrente. Per prima cosa, si piazzano tutti i primi, meritevoli o no. Poi si prendono le donne e si usano come candidate contro l’entrata degli uomini capaci. E in parte, naturalmente, contro le donne stesse, quelle più originali. Un’operazione perfetta, che merita un piccolo trattato socio-antropologico”.
È una voce rimasta fuori dalle liste, una di quelle competenti, esperte di welfare e molto altro, quella che amareggiata scherza al telefono sulla strategia con cui sono stati candidati i futuri eletti del partito nascente (e sull’uso assai peculiare delle quote rosa). Un quadro delineato in poche battute, al quale vanno aggiunte tutte le candidature simbolo, dai nomi eccellenti (Veronesi in primis), a quel folto gruppo di futuri onorevoli appartenenti alla tanto invocata società civile: la precaria del call center, la giovane donna economista, il dipendente Asl, l’operaio, l’imprenditore giovane, il grande imprenditore, il generale, la disabile, e così via.

Pochi, selezionati volti – “candidati bikini per una sinistra champagne”, li ha definiti efficacemente Berlusconi – da un lato (e scelti pure maldestramente: quando viene fuori che la capolista nel Lazio è stata “tre volte sponsorizzata” come ha scritto La Stampa; o che la precaria è assunta a tempo indeterminato); la massa dei seguaci dall’altro. Il terzo gruppo, quello che resta fuori, è quello dei competenti, i tecnici con passione politica come Stefano Ceccanti, con buona pace della melassa sul merito che abbonda solo nelle dichiarazioni pubbliche.

La legge elettorale non aiuta, dicono. Però, in fin dei conti, fa comodo a entrambe le coalizioni. È una legge pratica, veloce, che ha permesso ai capi, Veltroni e Franceschini, di decidere quasi a tavolino l’intero drappello dei deputati. Mentre prima, col sistema del collegio, la guerra si spostava sul campo, nei quartieri, e se è vero che esistevano collegi blindati è certo che una che aveva da offrire al partito “solo la propria inesperienza” in uno scontro diretto sarebbe uscita assai malconcia.

Invece, è proprio dalla guerriglia sul territorio, da conquistare palmo dopo palmo, che nascono le vittorie più belle, quelle che restano. Soprattutto perché a partecipare sono anche gli elettori, i grandi esclusi di tutto questo gran manovrare. “Ci hanno scippato il voto”, dicono in molti. E in effetti, un certo sapore di furto democratico (quello che si era già avvertito nelle primarie farsesche), anche se la grande battaglia, quella tra Berlusconi e Veltroni, ci sarà, e almeno qui i cittadini potranno scegliere: peccato però che il gusto dello scontro sarà attenuato dal divieto di faccia a faccia televisivo tra i due principali candidati. Eccessi di politically correctness nel paese delle scorrettezze.

Ma a guardarla bene, specie sullo sfondo della guerra che infiamma l’America, questa campagna elettorale è una campagna attutita, felpata, all’insegna del protezionismo. Dove i candidati sono sottratti allo scontro del mercato, quello invocato da destra e da sinistra, dove gli elettori possono annusare gli ortaggi, valutarne la maturazione, decidere per il più appetibile (e magari pure lanciarli alla chiusura delle liste, con buona pace del leader del Pd). In questo quadro colbertista stupisce, ma non troppo, che un giornale che delle libertà economiche si fa paladino grazie ai suoi editorialisti pro-mercato si sia speso in un “elogio del pareggio”. In sintesi: meglio un risultato paralizzante, che faccia venir fuori i nomi più illustri. Proprio quei big che non si sono candidati e che potrebbero tornare utili nel momento dell’impasse. La solita storia italiana, l’elogio dei governi tecnici, che equivale a un aristocratico encomio delle scelte dall’alto, alla faccia del mercato democratico (che poi i prodotti sui banchi siano marci è tutt’altra storia).

Uno scenario bloccato, proprio come sono bloccati i prezzi delle assicurazioni auto, in cui, perlomeno ci restano i programmi. Ma non servono sondaggisti illustri per capire che, stanchi di promesse irrealizzate, gli elettori ormai guardino più alla credibilità di chi si presenta che non a ciò che propone. “Sulla credibilità il Pd ha puntato tutto: via gli imputati, via i troppo anziani, via i politici screditati”, rispondono gli interessati a sinistra. Certo, l’operazione pulizia è riuscita in buona parte, con eccezioni clamorose come quella di Bassolino (che mette però a repentaglio una regione sicura come la Campania, e proprio in quel gioco complicato che vede le Regioni così centrali nel determinare la vittoria complessiva).

Ma che fine fanno le competenze e la capacità politica? Sorvolando sui talenti dei vari portaborse entrati in lista (che hanno alle spalle un qualche tipo di esperienza di palazzo, il che magari non guasta), cosa dire di questa folla di variopinti candidati della società civile? Non si tratta, nel caso del Pd, solo di attori e cantanti, già da anni corteggiati da destra e da sinistra, con risultati elettorali sempre deludenti (quasi mai eletti in passato): ma, come ha spiegato Veltroni, di “pezzi di società importanti”. Così, ogni settore sociale e produttivo avrà il suo rappresentante. Una conquista democratica. Però, a parte il fatto che in questo circo è assai difficile che tutti i gruppi abbiano il proprio canale, proprio come fanno su Sky (e le casalinghe? E i senzatetto? E i grossisti? E i piloti?), come mai per rappresentare gli interessi di tutti questi segmenti sociali ed economici deve esserci qualcuno esterno alla politica e interno a quei mondi? L’operaio a rappresentare gli operai, l’imprenditore per gli imprenditori (con buona pace di Bertinotti, che grida al tradimento), la precaria per i precari?

Insomma, chi garantisce che una precaria inesperta – e che magari lavora al call center perché non sa fare altro – sia davvero in grado di fare gli interessi di tre milioni di lavoratori flessibili? Come è possibile che un politico capace, con idee di giustizia, non possa prendersi a cuore (e a programma) gli interessi di un segmento, quello dei lavoratori atipici, ad esempio, pur non essendo atipico? Proprio come i tristi convegni sui diritti delle donne ai quali partecipano solo donne, sembra che nessuno sia più in grado intervenire per difendere interessi che esulino dalla sua condizione privata. Che nessuno, cioè, sia in grado di rappresentare altro che se stesso.
 


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Commenti dei lettori

Indietro, Savoia!

In quella parodia del carnevale di Viareggio a cui ormai si è ridotta la campagna elettorale in Italia, ci mancava soltanto (come ciliegina sulla torta) l'arrivo in gara del signor Emanuele Filiberto di Savoia. A Milano ha dichiarato: "All'Italia non voglio chiedere niente, voglio solo dare". Per questo si candida. Grazie del pensiero, ma non si disturbi. Da lei non vogliamo nulla. Di lei non ci fidiamo. Lei forse non lo sa, ma fu un Savoia che si fece trascinare nella rovinosa guerra del 1940-1945, lo stesso re d'Italia che firmò le leggi contro gli ebrei nel 1938. Quindi, signor Emanuele Filiberto ci risparmi dichiarazioni da starlette in calore ed in cerca di pubblicità. Glielo dice uno che è nato nel 1942, e la prima immagine che ha memorizzato è quella di una jeep nell'ultimo dei quattordici sfollamenti a cui è stato costretto sotto le bombe. Con la guerra abbiamo perso tutto, abbiamo salvato soltanto una valigetta con le fotografie di famiglia. Abbiamo portato i calzoni alla zuava con le pezze al culo non perché andasse di moda, come adesso è per i pantaloni stracciati delle grandi firme. Signor Savoia, resti nel suo vuoto pneumatico mentale dimostrato dal fatto che per rispetto verso quel bisnonno che insediò Mussolini nel 1922 (mai sentito parlare di "marcia su Roma"?) e che lo arrestò nel luglio 1943, non evita di stringere mani che non dovrebbero avere molta simpatia nei suoi confronti, quale ultimo erede di quella dinastia che tradì il duce, come dicevano una volta i nostalgici della Buonanima. Ma lei dell'Italia conosce soltanto le notizie del campionato di calcio. Inutile spiegarle tante cose. Un solo invito, pressante cortese e soprattutto democratico: "Indietro, Savoia". Non c'è trippa per gatti.


2008-03-14 18:29:23 Scritto da Antonio Montanari
rivoluzione bis

Mi trovo costretto a scrivere nuovamente, preso dall’enfasi ho fatto alcuni strafalcioni che vanno corretti. Il testo è il seguente: Forse serviva una "rivoluzione" per destrutturare le vecchie e ormai inefficaci, organizzazioni politiche della sinistra, per creare una nuova che risponda alle aspettative che provengono dalla nostra società. Condivido le perplessità di Elisabetta Ambrosi e spero che il PD, in un prossimo futuro, si "assesti" e divenga un partito democratico, nel quale la classe dirigente sia selezionata da tutti coloro che aderiscono al partito sulla base di una libera scelta e non per qualità ascritte dei candidati (uomo/ donna, bianco /nero,buona famiglia/popolano). Cordiali saluti Lucio Ulian p.s.per quanto riguarda il commento rilasciato da Antonello Sciacchittano voglo sottolineare che il socialismo democratico (sono un liberalsocialista) ha prodotto benessere ed i paesi che sono stati governati dai partiti che si richiamavano a quei principi ideali hanno ricevuto benefici che si sono riverberati in tutti gli aspetti del vivere civile, in primo luogo sulla dignità della persona. (Svezia, Germania....v. Olof Palme, Willy Brandt)


2008-03-10 12:39:33 Scritto da Lucio
rivoluzione

Forse serviva una "rivoluzione" per destrutturare le vecchie organizzazione politiche per costruire una che risponda alle aspettative di giustizia nella nostra società. Condivido le perplessità di Elisabetta Ambrosi, spero che quesyto partito in un prossimo futuro si "assesti" e divega un partito democratico, dove la classe dirigente sia selezionata dgli appartenenti e non per qualità ascritte (uomo/ donna, bianco /nero,buona famiglia/popolano. Saluti Lucio p.s. il socialismo democratico (sono un liberalsocialista) ha prodotto benessere e parsi in cui la persona ha la sua dignità (Svezia, Germania....v. Willy Brandt o Olof Palme.) http://cid-afbef941b331b5cd.spaces.live.com/?lc=1040


2008-03-09 20:35:13 Scritto da Lucio
LISTE PD

Tutto giusto, però... Il PD si trova difronte a due problemi contrapposti. Primo: uscire dal clima di impolitica generato dalla "discesa in campo" di Berlusconi, confondendo politica con affari personali. Secondo: seppellire definitivamente il socialismo, a partire dall'assioma di lotta di classe, che con la scusa della giustizia sociale ha prodotto solo misfatti politici: dai nazionalismi ai comunismi. (Naturalmente potrei argomentare approfonditamente questa tesi a partire dalla dialettica servo/padrone nella "Fenomenologia dello spirito" di Hegel. Sono a disposizione di chi me lo chiede). Tra queste Scilla e Cariddi Veltroni si sta muovendo MOLTO bene. Veramente una ventata di nuovo.


2008-03-06 14:53:39 Scritto da Antonello Sciacchitano

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