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261 - 18.09.04


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Cecenia,
il silenzio di Chirac

A cura di Daniele Castellani Perelli

Tedeschi e britannici votano Kerry
Si avvicinano le elezioni americane, evento mondiale destinato a condizionare profondamente la politica internazionale dei prossimi quattro anni. Tra il repubblicano Bush e il democratico Kerry, per chi fa il tifo l'Europa? Se la risposta è scontata per la Francia, che al Festival di Cannes ha premiato un film anti-Bush e che persino a destra prova repulsione nei confronti dell'attuale presidente americano, è più interessante capire cosa ne pensino Gran Bretagna e Germania, peraltro due paesi con una lunga tradizione filoamericana.

Se ne è occupato Der Spiegel, che citando dei sondaggi spiega come britannici e tedeschi preferiscano Kerry. "La grande maggioranza dei tedeschi - scrive il settimanale - si augura un cambio alla Casa Bianca". Solo il 4% preferirebbe vedere ancora Bush, secondo un sondaggio dell'Istituto demoscopico di Allensbach, mentre il 68% tifa per il candidato democratico, e il 22% è indeciso". In Gran Bretagna le simpatie si distribuiscono in modo simile. Secondo un sondaggio pubblicato dal "Times", se potesse votare il 52% dei britannici sceglierebbe John Kerry, e il 29% George W. Bush. In entrambi i casi la preferenza per il democratico è trasversale ai gruppi politici, anche se in Gran Bretagna "sorprendentemente - conclude Der Spiegel - tra gli elettori dell'opposizione conservatrice, che tradizionalmente è vicina ai repubblicani, la posizione anti-Bush è perfino più forte che tra i simpatizzanti dei socialdemocratici del partito laburista, del primo ministro Tony Blair".

Turchia, segnali contrastanti
Non ha fine la polemica sulla candidatura della Turchia all'Ue. In pochi giorni sono stati mandati segnali contrastanti da parte di due commissari europei. Prima il commissario all'allargamento Gunther Verheugen, futuro responsabile del portafoglio dell'Industria, ha visitato la Turchia. A Tuzla, un villaggio a maggioranza curda che fu quasi spopolato in conseguenza della guerriglia tra i separatisti del Pkk e i militari turchi, Verheugen ha richiamato Ankara ad assicurare meglio e di più i diritti culturali della minoranza curda e a compiere sforzi per indurre a tornare nei villaggi le popolazioni curde emigrate nel periodo della lotta armata del Pkk. Il commissario tedesco ha affermato che ci sono vari ritardi nell'applicazione delle riforme in Turchia, ma ha aggiunto che questo non dovrebbe comportare un rinvio della decisione del Consiglio europeo sull'avvio del negoziato.

Il Guardian riporta invece che Frits Bolkestein, commissario al mercato interno, ha dichiarato che se Ankara dovesse entrare nell'Ue, la sconfitta turca a Vienna di 300 anni fa sarebbe stata inutile. Il 6 ottobre Verheugen pubblicherà il verdetto sulla candidatura della Turchia. Molti paesi sono contrari, come ricorda il quotidiano britannico: Olanda e Austria su tutti, ma anche Francia, Belgio e Germania (ma non la Spd di Schroeder). La Gran Bretagna di Blair è invece favorevole.

Cecenia, il silenzio di Chirac
L'irruzione delle forze speciali russe nella scuola dell'Ossezia assediata dai terroristi, venerdì 3 settembre, ha provocato forti polemiche, perché da molti giudicata intempestiva. La presidenza di turno olandese dell'Ue ha chiesto spiegazioni, mentre il presidente uscente della Commissione europea Romano Prodi ha dichiarato che nella vicenda ci sono dei punti che vanno chiariti.

Le Monde non ha scansato le polemiche, e dopo aver criticato il comportamento delle forze russe, in un editoriale intitolato "Chirac contro Chirac" ha sottolineato come, mentre il primo ministro polacco Marek Belka si sia detto "scioccato e indignato" dall'assalto delle forze russe e la Commissione europea abbia richiesto spiegazioni a Mosca, la Francia di Chirac abbia brillato per il suo silenzio. Anzi, per "schizofrenia", visto che mentre in Iraq la diplomazia francese, spiega il quotidiano parigino, difende un approccio il più pacifico possibile alla minaccia terrorista, in Russia "chiude gli occhi quando minacce analoghe sono regolate nel sangue e nella carneficina". Solo qualche giorno prima della strage, d'altronde, l'inquilino dell'Eliseo aveva espresso a Putin il proprio sostegno, in una visita di stato sul mar Nero, e nel giugno 2003 da Budapest aveva chiesto agli europei di manifestare "più rispetto" nei confronti di Mosca. Le Monde attacca duro il presidente Putin, che non avrebbe "niente da invidiare ai suo predecessori sovietici", come dimostrerebbe la "buffonata dell'elezione presidenziale organizzata il 29 agosto in Cecenia": "Jacques Chirac non ha esitato a denunciare l'avventurismo americano in Iraq. Si farebbe onore - conclude il giornale diretto da Jean-Marie Colombani - se condannasse, con lo stesso vigore, la brutalità russa in Cecenia".

V Giornata Europea della Cultura Ebraica
“Ebraismo ed Educazione”
www.ucei.it/giornatadellacultura
www.jewisheritage.org

 

 

 

 

 

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