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253 - 15.05.04


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Il referendum di Blair
Daniele Castellani Perelli

Semaforo verde per la Croazia
Martedì 20 aprile la Commissione europea ha dato il via libera all’apertura dei negoziati per l’ingresso della Croazia nell’Unione. Secondo Le Monde la strategia comunitaria è quella di scommettere sull’europeizzazione dei Balcani occidentali per stabilizzare la regione.
“Tra i cinque paesi dei Balcani Occidentali (Albania, Bosnia-Erzegovina, Macedonia, Croazia, serbia e Montenegro), Zagabria figura da tempo tra i buoni – scrive il quotidiano parigino – E dovrebbe essere, dopo la Slovenia, il secondo paese dell’ex Jugoslavia a raggiungere l’Unione allargata”. Il bilancio della Commissione è decisamente positivo, ed elogia una “democrazia che funziona” e che “dispone di istituzioni che garantiscono il primato del diritto”. “Nessun problema grave” esiste sul rispetto dei diritti dell’uomo e sulle libertà fondamentali. Mentre però “l’opposizione gioca un ruolo normale nel funzionamento delle istituzioni”, la Commissione precisa che la Croazia deve far rispettare interamente i diritti delle minoranze (quella serba in particolare) e deve rafforzare la lotta contro la corruzione. Se non è escluso che la Croazia possa entrare nell’Unione già nel 2007, insieme a Roamnia e Bulgaria, la situazione degli altri paesi dei Balcani occidentali continua ad essere decisamente preoccupante. Se ne è occupato “Le Monde” in un altro articolo, in cui a proposito delle recenti violenze avvenute in Kosovo ha scritto che “gli europei non possono permettersi d’avere una nuova crisi” in quella regione. Nel marzo scorso il Presidente della Commissione Romano Prodi ha ripetuto che l’ultimo passo da compiere per poter parlare di completamento dell’Unione europea è quello di “includere adagio adagio i Balcani”. “Ci vorranno tanti anni – ha sostenuto Prodi – ma la pace nei Balcani si avrà solo con l’entrata dei paesi dell'area nell'Unione”.

Il referendum di Tony Blair Il primo ministro inglese Tony Blair ha annunciato, marted– 20 aprile, che sottometterù a referendum popolare il testo della Costituzione europea. C'œ chi se ne œ rallegrato, giudicando l'iniziativa una prova di democrazia. Non sfugge per… come questo progetto faccia felice gli antieuropesiti. Ne sono consci Romano Prodi, che si œ detto "pessimista", e "Le Monde", che ha dedicato molto spazio alla proposta del premier laburista, ricordando come sia stato indotto alla decisione dalla pressione dei conservatori e della stampa tabloid. "Una cosa œ sicura - ha scritto "Le Monde" - la scommessa di Blair œ molto rischiosa. Anzitutto la Gran Bretagna non œ avvezza ai referendum. Sei in trent'anni, di cui uno solo organizzato a livello nazionale". Inoltre "una grande maggioranza di britannici sono, in questo momento, ostili alla Costituzione, altra realtù estranea alla tradizione nazionale". "Infine, e soprattutto, la stampa tabloid, specialmente quella appartenente al magnate australo-americano Rupert Murdoch, - conclude il quotidiano - non lascerù facilmente la presa sull'Europa". Tutto ci… fa chiedere a Le Monde : "Tony Blair œ veramente ancora pro-europeo?". Il successore della Thatcher ha fatto "una scelta opportunista", ma nel caso in cui il referendum fallisse "porterebbe con s¹ nella caduta la Costituzione". Il ministro degli Esteri Jack Straw, come riporta The Guardian, ha per… annunciato che, nel caso in cui vincesse il no, il governo potrebbe indire un secondo referendum. In Francia, intanto, la decisione del governo inglese ha incontrato l'applauso della destra e della sinistra. FranÆois Bayrou , leader dell'Udf, ha parlato di grande vittoria, e si œ augurato che la stessa scelta venga compiuta dal Presidente della Repubblica Jacques Chirac. A sinistra FranÆois Hollande ha dichiarato che "sarebbe un paradosso che la Gran Bretagna organizzi un referendum, che non œ nella sua tradizione, e che noi non lo facessimo, visto che œ nella nostra". L'ex ministro degli Affari europei Pierre Moscovici ha rincarato la dose: "Sarebbe inconcepibile che il popolo non venisse consultato". D'accordo anche il deputato europeo del Pcf Francis Wurtz che ha definito il refrendum "una questione elementare di democrazia".


 



 

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