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241 - 29.11.03


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La Cina, Galileo e un mondo multipolare


Due nomi, Galileo e Kang Yuchun, possono sintetizzare il sesto vertice annuale Ue-Cina tenutosi il 30 ottobre scorso a Pechino, e indicare le prospettive dei rapporti futuri tra le due superpotenze. L’incontro ha visto come protagonisti, per l’Europa, il Presidente della Commissione Romano Prodi ed il Presidente di turno Silvio Berlusconi, e per la Cina il premier Wen Jiabao ed il Presidente Hu Jintao. Si sono discussi temi molto delicati, come la violazione dei diritti umani, solitamente tabù, e le relazioni commerciali, che in agosto erano state investite dalle polemiche dei ministri italiani Bossi e Tremonti sulla concorrenza sleale cinese.

Sul piano economico sono stati siglati tre importanti accordi, riguardanti appunto le regole industriali, il rilascio di visti turistici di gruppo ai cinesi e, soprattutto, il progetto Galileo. La ratifica dell’ingresso di Pechino nel sistema satellitare europeo rappresenta un accordo politico di enorme rilevanza, e segnala la possibilità di nuovi scenari internazionali nel futuro prossimo. “George Bush – ha scritto Der Spiegel – aveva mandato in avanscoperta Silvio Berlusconi: il primo ministro italiano doveva impedire un’alleanza che il padrone della Casa Bianca giudica pericolosa per gli Stati Uniti”. Il settimanale tedesco rivela uno scontro cinese tra Prodi e Berlusconi che i giornali italiani, tutti presi dal piccolo scandalo sul mancato invito del Presidente della Commissione al concerto della Fenice, non hanno raccontato. Il premier italiano avrebbe avanzato obiezioni, facendo intuire di non essere disposto a sottoscrivere l’accordo. Il Presidente della Commissione, da parte sua, avrebbe fatto capire di essere pronto ad andare in Parlamento a Strasburgo per prendersi la responsabilità di tutelare un accordo di vitale interesse per la comunità europea. A quel punto, continua Der Spiegel, “il complice di Bush si è piegato”.

“Con Galileo – scrive il settimanale – l’Europa sfida ora gli Stati Uniti in un settore in cui la superpotenza finora ha posseduto un immenso, importante ed indiscusso monopolio. Un sistema satellitare mondiale aprirebbe all’Ue il gigantesco mercato del futuro”. A testimoniare le paure americane basta la minacciosa lettera con cui, il primo dicembre del 2001, il vice ministro americano alla Difesa Paul Wolfowitz ha avvertito i partner atlantici che ci sarebbero “problemi di sicurezza nelle operazioni future della Nato, nel caso in cui l’Ue proseguisse col progetto Galileo”. Il sistema europeo, concorrente dell’americano GPS (Global Positioning System), prevede 30 satelliti in orbita entro il 2008, verrà utilizzato sia in ambito civile sia in ambito militare, e sta già attraendo anche Russia, India, Giappone e persino Israele. Il che significa che il suo successo non può che essere visto dagli americani come un primo concretissimo atto di sfida europea all’egemonia mondiale statunitense. Quest’accordo commerciale con la Cina, che all’Onu, pur senza troppa passione, si schierò dalla parte di Francia e Germania durante la guerra in Iraq, segnala la possibilità di una più stretta alleanza tra Pechino e Bruxelles, entrambe profondamente convinte della necessità di un mondo multipolare.
Washington non nasconde più la propria preoccupazione. Se Berlusconi e Prodi hanno avuto un colloquio schietto ma amichevole con Hu Jintao sui temi della politica economica, il 28 ottobre scorso, a pochi giorni dal vertice di Pechino, il Segretario al Commercio americano, Donald Evans, manifestava l’intenzione, come ha rivelato il New York Times, di esprimere ufficialmente l’insofferenza dell’amministrazione Bush verso il rifiuto cinese di aprire i propri mercati ai beni e ai servizi americani, come invece aveva promesso al momento del suo ingresso nel Wto. Molto diversi i toni usati all’incontro con l’Unione europea, dove, come riporta l’agenzia di notizie cinese Xinhua, il viceministro del commercio Wei Jianguo ha dichiarato che la Cina si augura di lavorare con l’Ue per realizzare il prima possibile l’obiettivo di “divenire l’una per l’altra il maggiore partner nel commercio e negli investimenti”.
Kang Yuchun, che abbiamo citato all’inizio, è invece l’altra faccia della medaglia. Se Galileo rappresenta il tema del commercio, Kang Yuchun è l’emblema dell’altro grande tema discusso al vertice, quello dei diritti umani. Pechino ha risposto con una certa naturalezza allo schietto discorso di Berlusconi, che aveva parlato di “ombre”. Il premier Wen ha promesso di aderire alla Convenzione internazionale sui diritti civili e politici e di rispondere alle sollecitazioni dell’Ue per un maggior rispetto dei diritti umani. Il tema è delicato, e Wen ha promesso che passo dopo passo Pechino farà il possibile, pur ricordando che la Cina è un paese difficile, di un miliardo e trecento milioni di persone. Come segno di buona volontà è stato rilasciato, pochi giorni prima del vertice, Kang Yuchun, dissidente politico che nel 1992 aveva fondato un partito democratico. C’è poco da commuoversi, visto che ad esempio, secondo Amnesty International, l’anno scorso sono state eseguite in Cina 3.138 condanne a morte, il 77% del numero complessivo mondiale. Ma forse il fatto che i leader cinesi siano stati finalmente disposti a parlarne, che si sia rotto un tabù in un’occasione così formale come è di solito un vertice internazionale, forse per il momento può bastare. Il Presidente Prodi ha detto che Ue e Cina rappresentano le due aree che oggi possono “contribuire di piu’ a cambiare il mondo”. L’Europa, che guarda ad una prospettiva pacificamente multipolare, fa bene a stringere il rapporto con la Cina, ma certo non può far finta di niente sui diritti umani. Sarebbe una superpotenza che guarda solo alle proprie tasche, e non sarebbe Europa.
(d.c.p.)

 


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