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234 - 23.08.03


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Ti amo tuttavia, Italia


Berlino. La polemica estiva italo-tedesca, sintetizzabile nel doppio duello tra Schulz e Berlusconi e tra Stefani e Schroeder, è ormai definitivamente rientrata. E’ molto probabile che non abbia giovato al turismo italiano e all’immagine del nostro paese, ma ormai i media tedeschi non solo sembrano aver superato l’iniziale stupìto fastidio, ma hanno apertamente dato il via alla “normalizzazione”. Le tv hanno ricominciato a documentare le nostre bellezze paesaggistiche, e Die Zeit ha addirittura lanciato un concorso tra i suoi lettori, chiedendo loro di raccontare una vacanza italiana di cui abbiano particolare nostalgia, e premiando i migliori racconti con un soggiorno sul lago di Garda.

Il numero dei contributi pubblicati è impressionante, e l’iniziativa può essere considerata una elegante ed efficace trovata per mettere fine alla polemica. Il settimanale, austero e moderatamente progressista, era stato in prima fila nell’alimentare la fase iniziale dello scontro, quella aperta dalla copertina di Der Spiegel e culminata nel discorso di Schulz. Allora Die Zeit aveva scritto che in Italia vige un “regime” e che il nostro premier è inadeguato a guidare il Consiglio Europeo. Nella seconda fase, però, Die Zeit aveva criticato apertamente la decisione del Cancelliere di annullare le vacanze in Italia, tanto che il suo direttore era stato invitato ad alcuni talk show televisivi per spiegare una posizione che a sinistra risultava originale.  

Anche i redattori del settimanale hanno voluto partecipare a questo piccolo festival della nostalgia italiana, con la memoria che portava in superficie parole ormai dimenticate. Tutti hanno ricordato le meraviglie culinarie, i “primi piatti” e i “fritti”, il “pannetone” e “l’insalata mista”, i monumenti e la vita presa con calma, senza stress. Stefan Pabst, “confuso in Italia”, ricorda il viaggio di nozze in Toscana, un’avventura con pochi soldi e tanto “corragio”. Parvin Sadigh racconta degli studi a Siena, dove un “villano”, “chiacchierone e invadente come sono gli uomini italiani”, citava Dante e faceva una corte sfacciata alle sue amiche bionde, ignorando lei, perché bruna.

Tanja Rupprecht-Becker, nell’estate del 1986, era come al solito in vacanza con i suoi sull’Adriatico, vicino ad Ancona, e non mangiava più, perché si era innamorata di Marco, “gigantesco surfista abbronzato e dai capelli scuri”. Un giorno Tanja sfuggì al controllo dei genitori, e riuscì a baciare il suo “dio in jeans, camicia rosa a maniche corte e capelli tirati indietro col gel”. Poi il giorno della partenza vide Marco in atteggiamenti inequivocabili con un’americana, e decise che non avrebbe mai più baciato un italiano, proposito nel quale dice di aver finora “tenuto duro”.

Ma i ricordi dei lettori sono certo più interessanti, perché testimoniano a caldo lo stato dell’immagine del nostro paese tra i cittadini tedeschi, a pochi giorni dalla doppia polemica. Ebbene, sotto il titolo “Ti amo, tuttavia”, si rincorrono ricordi tutti positivi, senza che venga mai fatto un accenno, nemmeno indiretto, al recente incidente politico. “Oh, mamma mia”, scrivono tutti, lodando le “trattorie”, i “gelati”, la “Toskana” e la Roma silenziosa d’agosto vigilata dai gatti. Ma anche la figura dell’italiano, che qui più ci interessa, viene tratteggiata positivamente. Nelle memorie dei tedeschi è esuberante ma simpatica, come la ragazza milanese che, durante il lavoro, chiede ad un tizio appena conosciuto “Senti, ma ce l’hai il fidanzato?”, o un’altra che soccorre un ragazzo ferito in un incidente stradale e poi gli dà il numero di cellulare, o la signora Mazzolai padrona di casa a Montepulciano, o Nonna Lucia che siede tutto il giorno sotto il sole.

Insomma, alla richiesta di riferire la propria esperienza diretta, i tedeschi non si sono fatti condizionare dalla politica, e hanno ricordato con nostalgia e simpatia non solo l’Italia, ma anche gli italiani. Un lettore scrive che la cosa più bella di una vacanza in Italia è il momento in cui ci si torna, e il primo “espresso” all’aeroporto di Milano: “Quest’anno – conclude – purtroppo non potrò partire. Ma – aggiunge – non sarà certo colpa né di Berlusconi, né di Schroeder”.

Le associazioni degli albergatori ci diranno poi se il “teatrino politico” estivo avrà nociuto alla nostra economia. Per il momento la bellezza delle nostre coste e delle nostre città d’arte pare abbia avuto la meglio, e i tedeschi ci amano ancora. Perché i governi passano (si spera), ma i popoli no.

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