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322 - 07.06.07


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Rinnovare la politica
per rispondere al futuro

Tom Burke
Nick Mabey


Per compiere delle scelte politiche, queste vanno proposte all’elettorato: senza un mandato popolare si possono mettere in atto solo modifiche marginali. L’Europa non sarà in grado di compiere scelte della portata necessaria per assicurarsi la futura prosperità e stabilità, a meno che non trovi un modo di proporle al pubblico europeo.

Nelle democrazie moderne europee le scelte politiche vengono fatte scegliendo i partiti sulla base dei programmi di governo che propongono. È raro che i politici che non appartengono a un partito vengano eletti, ancora più raro che una persona non appartenente a un partito possa assumere una carica di governo. Quindi, le uniche scelte politiche che gli elettori possono effettivamente fare sono quelle che i partiti politici scelgono di proporre.

I partiti politici europei non sono quelli di un tempo. In Gran Bretagna, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, circa il 6% della popolazione era iscritta a uno dei partiti politici. Oggigiorno, sono meno del 2%, in Francia siamo più vicini all’1%. Attualmente l’appartenenza a un partito politico è molto minore di quella a un’organizzazione ecologista o ambientalista.

Uno scenario simile si è diffuso in tutta Europa a partire dagli anni ‘90. Ognuna delle democrazie europee di vecchia data vede il crollo dell’appartenenza ai partiti. Questo calo ha visto i principali partiti politici europei perdere oltre un terzo degli iscritti in un decennio. Molti sono i fattori che hanno contribuito a questo svuotarsi della democrazia rappresentativa. Con la fine della Guerra Fredda l’identità politica è diventata meno marcata; i ritmi frenetici della vita moderna lasciano alla gente molto meno tempo per una vita di partito attiva; i mezzi di comunicazione attuali hanno reso meno netto il limite tra notizia e intrattenimento, abbassando il livello del dibattito pubblico della politica.

Questi e altri fattori hanno creato una distanza tra i partiti politici e la base della società. I leader di partito hanno quindi perso sia una precisa fonte d’informazione sulle priorità dell’elettorato, sia un mezzo straordinario per comunicare con esso. Un’attività di partito più ridotta e passiva ha costretto la dirigenza a farsi guidare nelle priorità da gruppi chiave e sondaggi elettorali e ad affidarsi ai media per comunicare i loro messaggi. Questi cambiamenti strutturali nell’apparato della democrazia hanno fatto sì che gli appelli politici si istituzionalizzassero in populismo a breve termine, e hanno diminuito sia il desiderio che la capacità dei partiti politici di affrontare le questioni strategiche in modo efficace.

È improbabile che il XXI secolo veda un ritorno a una iscrizione di massa ai partiti politici, né i partiti politici tradizionali, sempre più marginali, saranno in grado di proporre all’elettorato europeo quel tipo di scelte politiche delineato fin qui, quella serie di scelte che assicuri loro prosperità e sicurezza a lungo termine. Le istituzioni politiche sono soggette alla dura legge dell’entropia: se non si rinnovano, s’indeboliscono.

Il costante declino dei partiti, assieme alla perdita di fiducia pubblica nelle istituzioni politiche, ha creato un vuoto pericoloso. Se i cittadini europei non troveranno modi innovativi per integrare il ruolo dei partiti con i nuovi tipi d’impegno, la loro sicurezza futura dipenderà dalla volontà politica di singoli leader nazionali. Questa è una base molto instabile su cui costruire un futuro sostenibile: la storia d’Europa ci mette in guardia dalla dipendenza da figure carismatiche che offrono soluzioni apparentemente semplici per problematiche complesse.

Il rinnovamento della democrazia europea è quindi una parte integrante necessaria per affrontare le sfide del XXI secolo. Malgrado le loro mancanze, i partiti politici resteranno gli strumenti principali per la legittimazione dei governi e delle loro decisioni. Le insoddisfazioni nella democrazia attuale non sono motivo sufficiente per abbandonarla, ma lo sono, invece, per cercare nuove modalità che ne integrino la forza e ne compensino alcune delle debolezze.

Il rafforzamento della procedura decisionale democratica in Europa deve procedere secondo modalità che coinvolgano realmente i suoi cittadini. Nell’attuale sistema decisionale politico devono essere integrati nuovi meccanismi che permettano di compiere delle scelte, rafforzando nel mentre la legittimità e la responsabilità.

Lo sviluppo delle istituzioni europee è stato ottenuto a prezzo dell’accettazione pubblica. Sempre più caratterizzato come la realizzazione di un progetto tecnocratico guidato da un’élite, il processo dell’integrazione e dell’ampliamento europeo è stato la causa di molte tensioni. Recentemente, i cittadini delle giovani generazioni cercano sempre più spesso nuove risposte sull’utilità dell’Europa. Il fallimento del trattato costituzionale è uno spartiacque, poiché dimostra che il consenso dei cittadini europei non può più essere dato per scontato, va guadagnato.

Investire nell’innovazione democratica

Alla luce delle decisioni dei referendum del 2005 in Francia e in Olanda, e come parte del “periodo di riflessione” dell’Ue, il “Piano D” della Commissione Europea (dove D sta per democrazia, dialogo e dibattito) offre un’importante opportunità di esplorare nuovi strumenti che coinvolgano i cittadini europei nei risultati che l’Europa deve raggiungere. Il “Piano D” ha fornito dei finanziamenti per una serie di esperimenti deliberativi che si estendano attraverso i confini degli stati membri, riunendo i cittadini in processi innovativi. Grazie a questi esperimenti si potrà capire in che modo l’opinione pubblica europea possa contribuire al processo decisionale. Ma se queste tecniche non saranno radicate nelle istituzioni europee, esse corrono il rischio di essere interpretate come un modo esclusivamente formale di promuovere la partecipazione.

Dobbiamo riflettere seriamente sull’elaborazione di un modo per incorporare nel futuro processo decisionale dell’Ue quanto c’è di buono in questi nuovi approcci. Potenzialmente essi possono svolgere un ruolo che integri quello dei partiti politici, contribuendo a plasmare il contesto in cui operano le istituzioni e i vertici decisionali europei.

L’Unione Europea non dovrebbe solo imitare i processi democratici degli stati membri, limitandosi a trasferire a livello transnazionale una versione “light” della democrazia, privata cioè della sostanza e ridotta a mero processo elettorale. Deve invece avviare una riflessione su nuovi strumenti che consentano a coloro che sono investiti del potere decisionale di impegnarsi con i cittadini e ottenerne il mandato.

Per realizzare ciò saranno necessari consistenti investimenti di risorse finanziarie e capitale politico, e il Parlamento Europeo è nella posizione migliore per promuovere questa agenda.

Come primo passo, l’enorme risparmio che si otterrebbe abbandonando il trasferimento mensile del Parlamento Europeo tra Bruxelles e Strasburgo dovrebbe essere investito nello sviluppo e nell’applicazione dei migliori procedimenti deliberativi e partecipativi attualmente adottati in Europa. Se applicati in modo da integrare i processi istituzionali, il ritorno dell’investimento sarebbe enorme in termini di crescita della legittimità e coinvolgimento dei cittadini. Il Parlamento Europeo stesso vedrebbe rafforzati i suoi legami con i cittadini.

Un bilancio europeo democratico

Eppure la sfida politica è più impegnativa, non si tratta semplicemente di favorire un maggiore coinvolgimento dei cittadini nel tradizionale strumento di consultazione. Il contesto del processo decisionale europeo dev’essere ricollegato alle diverse circostanze prodotte dall’interdipendenza globale.

La maggiore dimostrazione della serietà di un’istituzione è rappresentata dal modo in cui questa raccoglie e spende i soldi. L’attuale bilancio europeo è carente su entrambi i versanti: le diverse istituzioni dell’Ue non sono direttamente responsabili della raccolta dei soldi, né i risultati di precedenti determinazioni di esercizi di bilancio hanno in qualche modo rispecchiato le priorità dei cittadini. Troppo spesso, la determinazione del bilancio è stata una manovra in difesa di storici scambi politici di interessi acquisiti degli stati membri, piuttosto che una suddivisione delle risorse determinata dalle sfide che l’Europa deve affrontare. Il bilancio non è altro che un riflesso dei vecchi intrighi, non delle future priorità politiche.

Se vogliamo evitare il continuo tradimento degli interessi dei cittadini, i cittadini stessi devono essere in grado di plasmare il contesto politico dei futuri bilanci dell’Ue. La revisione del bilancio programmata per il 2008-09 dovrebbe quindi prevedere anche un processo di studio del bilancio che veda una partecipazione europea.

L’apporto del parere dei cittadini dovrebbe avere inizio nel corso del 2007 con una serie di attività deliberative paneuropee. Queste dovrebbero individuare le priorità dei cittadini in merito alle spese dell’Ue, fornendo a chi determina le politiche un’indicazione iniziale dei livelli di sostegno pubblico per le diverse azioni europee. La Commissione Europea dovrebbe incorporare questi pareri nella sua revisione del bilancio europeo e cercare altri apporti deliberativi su specifiche questioni d’interesse dei cittadini.

Poi, in occasione delle elezioni del Parlamento Europeo nel giugno del 2009, tutti gli elettori dovrebbero poter contribuire il loro parere sulle proposte di revisione del bilancio per mezzo di una graduatoria delle proprie preferenze di spesa dell’Ue. Questo dovrebbe avvenire per questioni d’impatto finanziario diretto sulla loro regione o stato membro, e anche per le quelle politiche relative al ruolo dell’Ue nel mondo. I risultati dovrebbero essere resi noti in base alla regione elettorale, lo stato membro e anche come media su base europea.

I deputati europei eletti in quell’occasione dovrebbero poi assumersi la responsabilità di fronte ai loro elettori di discutere nelle sedi europee la futura conformazione del bilancio dell’Ue. Membri del governo e leader politici degli stati membri dovranno anche giustificare le loro posizioni di negoziazione alla luce di queste preferenze espresse dai cittadini. Il Parlamento Europeo dovrebbe agire per conto dei cittadini, onde garantire che la revisione del bilancio europeo rifletta i loro desideri e fornisca un valore aggiunto alla cooperazione europea, assumendosi il ruolo di agevolare il rapporto tra istituzioni e cittadini in tutti i futuri esercizi di bilancio dell’Ue.

Coinvolgere direttamente i cittadini europei nella revisione del bilancio costituirebbe l’estensione più concreta e significativa della partecipazione dei cittadini alla democrazia in Europa. Sarebbe la vera dimostrazione che le istituzioni europee rispondono del loro operato davanti ai cittadini.


Questo testo è tratto dal pamphlet “L’Europa nel mondo. Scelte politiche per la sicurezza e la prosperità”, realizzato dall’organizzazione no profit E3G.
Il pamphlet è stato realizzato con licenza Creative Commons.
Il testo completo è disponibile al sito www.europeintheworld.eu
Per maggiori informazioni si può visitare il sito
www.e3g.org

 

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