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284 - 14.09.05


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Per un sondaggio
deliberativo europeo
James Fishkin


L’articolo che segue è tratto dalla rivista Reset , numero 90, Luglio-Agosto 2005.

È da alcuni anni che ritengo che il Sondaggio Deliberativo possa avere un’applicazione particolarmente significativa se adattato ad un grande evento di matrice europea. Cos’è un Sondaggio Deliberativo? I sondaggi tradizionali presentano un’istantanea delle impressioni prodotte da slogan politici e titoli mediatici sull’opinione pubblica. Il Sondaggio Deliberativo, al contrario, cerca di delineare un quadro di ciò che l’opinione pubblica penserebbe se si concentrasse sugli stessi temi in condizioni ideali e, in particolare, se fosse, riguardo a tali questioni, più adeguatamente informata. Con l’aiuto di vari collaboratori, ho condotto Sondaggi Deliberativi in molte nazioni del mondo, dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna, all’Australia, la Danimarca, la Bulgaria, il Canada e, di recente, anche la Cina (per ulteriori informazioni sulla pratica del Sondaggio Deliberativo è possibile consultare il sito del nostro Centro per la Democrazia Deliberativa presso la Stanford University).

La scelta del campione

L’idea di base di un Sondaggio Deliberativo europeo su larga scala è estremamente semplice. Prima di tutto, bisognerebbe selezionare dei campioni casuali e rappresentativi di cittadini originari di ciascuno dei 25 stati membri, puntando ad un campione complessivo di dimensioni analoghe a quelle del Parlamento europeo. Tale campione fornirebbe un quadro eccellente dell’opinione pubblica del vecchio continente nel suo complesso. Non solo: per alcuni degli stati maggiori rappresenterebbe un’immagine di opinione pubblica informata. Dopo aver somministrato un questionario ad ogni campione di ogni paese, tutti i partecipanti all’esperimento vengono convocati per un intero fine settimana deliberativo in unica sede, che potrebbe forse essere il Palazzo del Parlamento europeo a Bruxelles. I ricercatori che si occuperanno del test iniziale dovranno mantenersi in contatto con il campione originario, offrire a quanti lo compongono degli incentivi finanziari alla partecipazione, e pagare loro viaggio, pasti e albergo.

Nei Sondaggi Deliberativi finora condotti in varie parti del mondo, siamo sempre riusciti ad ottenere la partecipazione di campioni realmente rappresentativi. Questo lo sappiamo perché possiamo fare un confronto tra chi viene e chi no, sia in termini di orientamento che di caratteristiche demografiche. Ai membri del campione che accettano di partecipare, vengono forniti materiali informativi accuratamente bilanciati, dopo di che essi vengono riuniti da un comitato consultivo composto da autorevoli esperti e da rappresentanti di tutti i diversi orientamenti credibili esistenti a proposito di quella particolare questione. Il documento informativo costituisce la base iniziale della discussione. Ma è anche utile per altri scopi di coinvolgimento sociale ed istruzione pubblica.

Una volta radunati tutti in un solo posto, i membri del campione vengono smistati su diversi microgruppi, costituiti ognuno da dodici o quindici individui. In questi gruppi le discussioni vengono gestite da moderatori addestrati a questo particolare tipo di evento, che hanno il compito di agevolare il confronto ed assicurarsi che nessuno prenda il sopravvento e che tutti abbiano la possibilità di parlare. I microgruppi sviscerano la questione, inizialmente attenendosi al documento di briefing ed individuando una serie di interrogativi chiave che intendono rivolgere ai panel di esperti delle diverse tendenze nel corso delle sessioni plenarie. Poi tutti si riuniscono per partecipare, appunto, alle sessioni plenarie dove vengono fatte le domande a cui rispondono esperti e politici. Dibattiti dei microgruppi e sessioni plenarie si alternano per tutto il fine settimana. Al termine di tutto, ai partecipanti viene somministrato lo stesso questionario al quale erano stati sottoposti al momento del contatto iniziale. Idealmente ci dovrebbe essere anche un gruppo di controllo (un campione casuale distinto che non prende parte alla deliberazione) al quale rivolgere le stesse domande tramite un sondaggio convenzionale. In questo modo è possibile dimostrare che i mutamenti nelle opinioni sono legati al processo deliberativo e non semplicemente al mero dibattito pubblico.

Il cittadino ideale

Ogni aspetto dell’esperimento è concepito per agevolare gli individui a comportarsi un po’ di più come cittadini ideali – i materiali informativi, il confronto con esperti di diverso orientamento, le discussioni dei microgruppi a cui prendono parte persone con diversi punti di vista, i moderatori che si accertano che tutti abbiano la possibilità di partecipare e che il tutto si volga in un’atmosfera di rispetto reciproco. Fondamentalmente, però, il carattere distintivo della versione paneuropea dell’esperimento è che i partecipanti non si comporterebbero solo un po’ più da cittadini ideali del proprio paese, bensì sperimenterebbero anche cosa vuol dire comportarsi come cittadini ideali dell’Europa – un qualcosa assolutamente senza precedenti nella storia dell’opinione pubblica di massa del vecchio continente. In sintesi, il progetto aspirerebbe alla creazione di una sfera pubblica paneuropea in cui potesse essere facilitata l’espressione della voce della gente.

Come tutti i Sondaggi Deliberativi, anche questo è molte cose in una. È un esperimento sociologico, un contributo al dialogo pubblico ed una forma di consultazione. Il fatto che in esso venga impiegato il rigore delle scienze sociali dovrebbe conferire ai risultati ottenuti una maggiore credibilità. Il progetto infatti non coinvolgerebbe un agglomerato accidentale di individui messo insieme dai network televisivi. Al contrario, sarebbe un’immagine scientificamente credibile di ciò che la popolazione europea penserebbe se tutti i cittadini potessero dialogare fra loro, confrontarsi con esperti di vari orientamenti ed acquisire maggiori informazioni. Come altri Sondaggi Deliberativi, pure questo sarebbe anche un evento televisivo e ci si potrebbe aspettare un’ampia copertura mediatica in tutti i paesi membri dell’Unione. Dopo tutto, sarebbe un’occasione unica anche solo quella di vedere e sentire come si comporta l’Europa chiusa tutta in una stanza, attraverso lo specchio di un microcosmo scientificamente elaborato. Quando nel 1994 abbiamo condotto il primo Sondaggio Deliberativo in Gran Bretagna, il mio collaboratore britannico, Roger Jowell mi disse di aver selezionato nel corso della sua carriera migliaia di campioni casuali, ma di non averne mai visto uno. Non era il solo, anzi. Nei sondaggi ordinari i partecipanti non vengono mai fatti incontrare per parlare tra loro, perché potrebbero influenzarsi a vicenda, scambiarsi conoscenze e informazioni. Nel nostro caso, al contrario, il confronto è una fase cruciale del processo.

Le ragioni per condurre
un Sondaggio europeo


Molte delle argomentazioni che ho portato a sostegno della tesi del Sondaggio Deliberativo in altri contesti sono particolarmente valide in riferimento all’Europa. La prima è che il pubblico non è adeguatamente informato sulle questioni politiche complesse. E questo è ovvio e certamente incontrovertibile per quanto riguarda l’opinione pubblica della maggior parte degli Stati membri rispetto alla Costituzione europea. I sociologi hanno una definizione precisa per tutto questo: ignoranza razionale. Se il mio è un voto tra milioni, perché dovrei sprecare tempo e fatica ad informarmi meglio? Il mio voto, la mia singola opinione probabilmente non faranno molta differenza. Il concetto di Sondaggio Deliberativo, invece, modifica gli incentivi del microcosmo. I partecipanti sentono che la loro voce conta e hanno tutte le ragioni per prestare particolare attenzione ed arrivare all’espressione di un giudizio informato.

La seconda argomentazione è che, anche quando nella vita di tutti i giorni si parla di politica, si tende sempre a confrontarsi con i propri simili. Questo è particolarmente vero per quanto riguarda l’Europa, dove qualsivoglia dibattito pubblico si svolge paese per paese. Un francese difficilmente parlerà seriamente di politica europea con un abitante di un altro paese, per esempio con un italiano o un portoghese. Forse un’eventualità del genere può verificarsi tra le élites, ma sarà senza dubbio rara o quantomeno episodica a livello delle masse. Nel Sondaggio Deliberativo europeo, invece, i partecipanti verranno da tutta l’Unione e i microgruppi saranno contraddistinti dalla massima eterogeneità compatibile con le esigenze pratiche di traduzione interna. La terza argomentazione è che, quando si parla di politica, dal momento che alcuni aspetti di ogni questione tendono inevitabilmente ad infiammare gli animi, si tenderà a confrontarsi solo con persone della stessa parte politica. Discutere con qualcuno in sostanziale disaccordo può non essere piacevole, ed i più preferiscono evitarlo. I moderatori del Sondaggio Deliberativo, invece, sono addestrati a favorire il confronto civile e l’eterogeneità del campione inevitabilmente esporrà i partecipanti a punti di vista mai incontrati prima nel corso di una discussione faccia a faccia. Quarta argomentazione, le fonti di informazione possono essere altrettanto soggettivizzate, e internet può ulteriormente peggiorare le cose. Al contrario, nel Sondaggio Deliberativo, materiali di briefing e panel di esperti sono bilanciati in modo assolutamente trasparente, e il cittadino ha accesso alle tesi dei diversi orientamenti in un contesto in cui presterà attenzione a tutte.

Ci sono ovviamente problemi pratici di costi e di lingua (si potrebbe pensare a un impiego dei traduttori parlamentari Ue, per esempio, con una distribuzione dei gruppi che limiti l’eterogeneità degli idiomi appena quel che basta per garantire la praticabilità del progetto), ma un esperimento del genere servirebbe a riunire tutta l’Europa in una sola grande stanza, in condizioni in cui il microcosmo interessato possa sviscerare tutte le difficili problematiche che l’Unione si trova oggi ad affrontare. Centinaia di sondaggi ci raccontano quel che l’opinione pubblica di questo o quel paese pensa dell’Europa. Perché allora non dare spazio ad almeno un tentativo di mostrare quel che la popolazione europea nel suo complesso penserebbe se fosse adeguatamente informata e realmente coinvolta in questioni che riguardano tutti?
(traduzione di Chiara Rizzo)

 

Il Sondaggio Deliberativo (Deliberative Polling®) è un marchio registrato da James S. Fishkin. Tutti i fondi derivanti dallo sfruttamento del marchio vengono destinati al finanziamento della ricerca.

 

 

 

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