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264 - 30.10.04


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Il dibattito oltre lo show

Bruce Ackerman, James S. Fishkin


I dibattiti presidenziali segnano il momento illuminato della campagna elettorale, per novanta minuti, le cose sono proprio come dovrebbero essere: niente monologhi preconfezionati da tenere davanti ai propri sostenitori, nessuno slogan da dieci secondi. Nonostante le critiche, gli americani sono affamatissimi di discussioni serie: in più di sessanta milioni hanno assistito al primo dibattito tra George Bush e Al Gore nel 2000 e abbiamo potuto constatare che i dibattiti televisivi hanno sicuramente una forte incidenza sui risultati elettorali. Ma uno show televisivo resta solo uno show televisivo. Le persone danno un'occhiata, chiacchierano un po' e continuano la loro routine quotidiana mentre le settimane di chiusura della campagna elettorale tornano a essere sopraffatte da frasi a effetto, calunnie, e slogan. Il risultato è un elettorato scandalosamente male informato. Nel 2000, a un campione casuale di elettori sono state proposte sei domande dirette riguardo le posizioni sostenute da ciascun candidato. In media, solo il 38% è stato in grado di individuare la risposta corretta, il 16% ha dato quella sbagliata - suggerendo così che molte delle risposte "corrette" sono state in realtà indovinate - , e il 46% ha affermato semplicemente di non sapere. E' facile torcersi le mani dal disappunto per una situazione simile, ma concretamente non si può fare nulla per cambiarla?

Una prima soluzione può venire da una nuova e promettente pratica, quella del sondaggio deliberativo. Nel sondaggio deliberativo, un campione di cittadini selezionati casualmente non risponde semplicemente a domande telefoniche, ma trascorre un fine settimana a deliberare sulle questioni principali relative alle politiche pubbliche. Fino ad ora sono stati condotti più di 35 sondaggi di questo tipo in America e all'estero, e tutti ci hanno dimostrato che i partecipanti migliorano notevolmente la propria comprensione delle problematiche e spesso, come risultato, cambiano idea (Sono state registrate frequenti oscillazioni di opinione dal 5 al 10%, a volte verso posizioni conservatrici, altre volte verso quelle liberali).

L'ultima grande edizione si è tenuta sabato 16 ottobre, quando, con lo sponsor della McNeill/Lehrer Productions, ha avuto luogo il "PBS-Deliberation Day" in diciassette città su tutto il territorio statunitense. Gruppi di votanti eleggibili, selezionati casualmente, hanno deliberato su temi chiave della politica interna ed estera, e hanno valutato, a seguito della discussione che li coinvolgerà per l'intera giornata, se cambiare o meno opinione riguardo i candidati in corsa per le presidenziali. Giovedì prossimo, i risultati della deliberazione verranno riferiti all'intera nazione da una trasmissione televisiva, ospitata da Jim Lehrer sulle stazioni PBS.

Queste sperimentazioni propongono un nuovo modo di concepire la riforma democratica. Se i sondaggi deliberativi funzionano per campioni di piccole dimensioni, perché non dare a ogni americano la possibilità di impegnarsi nella deliberazione? Chiamiamolo allora Deliberation Day e teniamolo due settimane prima delle elezioni presidenziali. Sarà una nuova festività nazionale che sostituirà nel calendario il President's Day. Gli Americani, in altre parole, non onoreranno più Washington e Lincoln andando in cerca di saldi e occasioni nei centri commerciali, si riuniranno invece nei punti di incontro vicini per discutere le questioni centrali avanzate dai candidati alla Casa Bianca. Il Deliberation Day inizierà con un dibattito televisivo tradizionale tra i candidati alle presidenziali. Ma poi i cittadini delibereranno in piccoli gruppi di 15 persone, e successivamente in più ampie assemblee plenarie.

I piccoli gruppi inizieranno lì dove finirà il dibattito televisivo. Ogni gruppo trascorrerà un'ora a definire le tematiche che i candidati nazionali hanno lasciato senza risposta. Quindi ognuno parteciperà a un'assemblea di 500 cittadini dove avrà modo di ascoltare le risposte che i rappresentati dei maggiori partiti daranno a quelle questioni irrisolte. Dopo pranzo, i partecipanti ripeteranno la procedura seguita nella mattinata. Alla fine della giornata, saranno andati molto oltre il dibattito televisivo della mattina. Ben oltre gli schemi di una comunicazione pensata dall'alto verso il basso. Attraverso un processo deliberativo di domanda-risposta, essi avranno infatti raggiunto una comprensione, dal basso verso l'alto, delle possibili scelte che si confrontano all'interno della nazione.

Le discussioni avviate nel DDay continueranno poi durante la corsa elettorale precedente al giorno delle elezioni, coinvolgendo altri milioni di cittadini in un dialogo nazionale accresciuto. Se il Deliberation Day avrà successo, la democrazia degli slogan finirà. I candidati saranno fortemente incentivati a creare "informazioni pubblicitarie" più lungimiranti e di sostanza. Nel frattempo l'informazione televisiva sarà piena di exit poll che illustreranno quanto la discussione tra i cittadini abbia modificato le preferenze di voto. Ci sarà sempre ampio spazio per una politica personalizzata, ma il nuovo sistema si concentrerà su ciò che gli si confà: le questioni cruciali, determinanti per il futuro dell'America. Non c'è bisogno di un'affluenza massiccia. Nel 2000 votarono circa 105 milioni di Americani; se soltanto un terzo di essi si presentasse per il DDay, milioni di voti potrebbero spostarsi durante il solo giorno della discussione e nessun politico serio potrebbe ignorare questo rischio.

Il costo più grande di qualsiasi nuova festività è il tempo lavorativo perso. Rubando il President's Day agli sciatori, non solo ci risparmieremmo questo costo, ma avvieremmo una nuova discussione in merito al misero stato delle nostre festività nazionali e a cosa si potrebbe fare a riguardo.
Le spese operative per l'organizzazione del DDay, calcolate per 50 milioni di cittadini, ammonterebbero a meno di 2 miliardi - incluso il pranzo gratuito e trasporti gratuiti su scuolabus verso i 90 mila luoghi di incontro sparsi per l'America. In cambio, noi costruiremmo però una democrazia più forte per i nostri figli. Ci sembra un'ottima occasione che vale almeno due volte il suo prezzo.
(traduzione di Martina Toti)

Bruce Ackerman e James S. Fishkin, docenti a Yale e Stanford, sono gli autori di Deliberation Day, pubblicato recentemente dalla Yale University Press.



 

 

 

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