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255 - 12.06.04


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Chi è l’anti-Bush?

James Fishkin con Mauro Buonocore


“John Edwards, e non Kerry, secondo gli elettori americani è il candidato democratico più competitivo per sconfiggere Bush alle prossime elezioni”.
Forse queste parole suoneranno bizzarre a chi ha visto Kerry dominare le primarie del partito democratico americano. E possono sembrare forse assurde a chi veda ora il nuovo JFK dominare i sondaggi sulle presidenziali che a novembre lo contrapporranno a Gorge W. Bush. Ma così non è, non sono parole fuori da ogni realtà quelle pronunciate da James Fishkin, direttore del Center for Deliberative Democracy all’Università di Stanford, Texas.
Inventore e promotore dei deliberative poll, Fishkin ha realizzato negli ultimi anni numerosi esempi di sondaggi deliberativi, un tipo di esperimento che non si limita a calcolare le intenzioni di voto degli elettori, ma serve a fare in modo che i cittadini si avvicini alle questioni di pubblico interesse con accresciuta consapevolezza, con una capacità di scelta che deriva dalla discussione e dal confronto delle proprie opinioni con quelle degli altri e con l’approfondimento delle proprie conoscenze con l’aiuto di esperti.

“La stagione delle primarie è un periodo particolarmente appropriato per i sondaggi deliberativi perché le persone tendono a sapere molto poco circa i candidati e le loro posizioni sui temi elettorali”, sostiene il lo studioso americano che ha recentemente terminato il suo ultimo esperimento. Il procedimento è sempre lo stesso: un campione rappresentativo della popolazione viene chiamato a rispondere a domande su temi scelti; in un secondo momento le persone che compongono il campione vengono poste in condizione tale da potersi informare in maniera più approfondita circa gli argomenti in discussione, viene fornito loro del materiale da leggere, si da loro la possibilità di fare domande e ascoltare il parere di esperti e soprattutto, divisi in piccoli gruppi, sono le persone stesse che possono tra loro discutere e scambiare opinioni; infine si sottopongono al campione le stesse domande iniziali e si verifica quanto le risposte sono cambiate dagli esiti iniziali. In altre parole si misura come è cambiata l’opinione dopo che le persone hanno avuto l’opportunità di diventare più competenti e di confrontare in un dialogo aperto le proprie idee.

Questa volta però Fishkin e i suoi collaboratori hanno introdotto una novità. I tradizionali sondaggi deliberativi si svolgono nell’arco di un fine settimana in un luogo specifico in cui i membri del campione vengono convocati, si riuniscono e dibattono. Ma l’uso del computer, questa volta, ha consentito di prolungare il sondaggio per diverse settimane, permettendo alle persone coinvolte di incontrarsi via Internet e di discutere in forum organizzati online.

Professor Fishkin, vuole raccontarci come si è svolto l’ultimo sondaggio deliberativo sulle primarie democratiche negli Usa?

Il sondaggio si è svolto su un campione casuale individuato
su base nazionale. A ciascuno dei partecipanti sono stati dati un computer e un microfono in modo che potessero comunicare facilmente tra di loro. Dopo aver fatto loro delle domande su alcuni temi specifici della campagna elettorale delle primarie democratiche, abbiamo distribuito dei testi di approfondimento equilibrati e politicamente neutri, scelti in modo che non fossero preminenti opinioni riferibili alle diverse forze politiche e che informassero su due temi in particolare, la sicurezza nazionale e il commercio; altro materiale che abbiamo distribuito era invece tratto dai siti web dei candidati, dai loro spot elettorali.
Inoltre a ciascun membro del campione è stato dato un incentivo economico per partecipare al sondaggio.

Una volta che tutti i partecipanti sono stati dotati dell’attrezzatura necessaria e che hanno analizzato tutti i materiali di approfondimento, che cosa è successo?

Il campione è stato diviso in piccoli gruppi composti da un numero compreso tra dieci e quindici elementi. Ogni settimana, per un periodo complessivo di cinque settimane, si avevano all’interno di ciascun gruppo discussioni online di un’ora. Le persone si incontravano in un forum di discussione in cui, con l’aiuto di moderatori esperti si scambiavano opinioni sui temi che abbiamo posto alla loro attenzione; dalle discussioni sono poi state individuate delle domande-chiave sui temi politici e sulle diverse posizioni dei candidati che hanno trovato le risposte di esperti imparziali. Queste sono state poi pubblicate su un sito web in modo tale da renderle disponibili e consultabili a tutti i partecipanti.

Ma c’erano altre persone coinvolte, anche se indirettamente, nel sondaggio deliberativo. Le stesse domande iniziali poste al campione le abbiamo rivolte a un altro gruppo di persone senza però dare a questi ultimi alcun materiale di approfondimento né la possibilità di confrontare la propria opinione con quella degli altri: dovevano rispondere con le loro sole conoscenze, con le loro sole competenze. Alla fine il numero delle persone coinvolte nel sondaggio era di circa settecento, una metà partecipava a gruppi di deliberazione, l’altra metà componeva il gruppo di controllo che ci è stato molto utile per capire come è cambiata durante l’esperimento l’opinione e la competenza del campione grazie al processo deliberativo.

E alla fine quale opinione hanno espresso i partecipanti al sondaggio?

Le persone che hanno partecipato al sondaggio deliberativo hanno dato, nella scelta finale del loro candidato, un grande peso ai temi posti alla loro attenzione e al modo in cui i candidati rispondevano a domande su questi stessi temi. Coloro che invece appartenevano al gruppo di controllo non basavano affatto la loro scelta su i temi e sulle questioni politiche, ma si affidavano principalmente alle caratteristiche personali dei candidati e delle percezioni istantanee, a degli stati d’animo momentanei che dotavano questo o quel candidato di maggiore fascino agli occhi degli elettori.

Qual è il candidato che ha raccolto maggiori preferenze?

Fra tutti i candidati democratici il senatore John Edwards, e non John Kerry che si è poi rivelato il vincitore effettivo delle primarie, ha conseguito un grande successo fra il campione del nostro esperimento. La popolarità di Edwards stava crescendo così rapidamente durante il sondaggio che, sebbene i dati ci parlassero di un testa a testa tra i due candidati, abbiamo avuto ragione di credere che se avessimo protratto l’esperimento per tutta la durata delle primarie, Edward avrebbe sicuramente vinto, almeno all’interno del nostro campione.
Ma c’è dell’altro. Abbiamo fatto delle sfide elettorali di prova sulle elezioni presidenziali che si svolgeranno in autunno, con l’intento di provare a capire che cosa potrebbe accadere nella contesa elettorale tra Kerry e Bush, e che cosa sarebbe potuto accadere se Edward avesse vinto le primarie democratiche. Il risultato emerso ci dice che Edwards sarebbe più competitivo nella sfida contro Bush perché, tra i nostri elettori informati, si è dimostrato in grado di conquistare la fiducia di più elettori che originariamente avrebbero votato per il candidato repubblicano. In altre parole Edwards, nell’ambito di un gruppo di elettori ben informati sui temi della campagna elettorale, si è rivelato in grado di poter togliere a Bush più voti di quanti non riesca a portarne via Kerry.

Eppure, ora che le primarie sono finite, la popolarità di Kerry sembra raggiungere la maggioranza degli elettori americani, e i sondaggi ci dicono che ha superato Bush nelle previsioni di voto per le presidenziali.

Naturalmente durante la primarie i candidati si rivolgono a persone che sono già schierate per il loro partito. Da qui fino al prossimo autunno Kerry avrà tutto il tempo di conquistare la fiducia di elettori che nelle passate presidenziali hanno dato la loro preferenza a Bush o al candidato indipendente. Ma questo non toglie che quanto emerso dall’esperimento deliberativo in merito alle caratteristiche di Edwards sia degno di attenzione. Quello che ha fatto la differenza nelle intenzioni di voto all’interno del campione selezionato è stato il livello di informazione delle persone in merito ai temi importanti della campagna elettorale e alle risposte che su questi temi sapevano dare i candidati. La questione che ci ha spinto a realizzare il sondaggio non è individuare il miglior candidato per il partito democratico, ma realizzare un elettorato informato e capace di formare una propria opinione confrontandosi con le idee differenti degli altri cittadini.

La grande novità di questo sondaggio deliberativo è che l’uso del computer ha consentito di evitare di radunare il campione in uno stesso luogo e offre la possibilità di discussioni online. Quali possibilità offrono il computer e Internet ai sondaggi deliberativi?

Da un punto di vista economico, l’utilizzo di forum online consente di evitare le spese di alloggio e di viaggio per i partecipanti; rimangono i costi dovuti alla necessità di dotare di un computer coloro che non ne posseggono uno, ma con il passare degli anni la diffusione di computer sarà molto diffusa e questa spesa sarà sempre più ridotta.
Ma la più grande opportunità che Internet offre ai sondaggi deliberativi è di ordine metodologico. Il fatto che l’esperimento sulle primarie si sia svolto online ci ha dato due possibilità in più rispetto al sondaggio deliberativo tradizionale. Innanzitutto abbiamo potuto estendere la nostra ricerca in un arco di tempo assai più ampio del tradizionale week-end; in secondo luogo l’utilizzo del computer ci ha consentito di disporre dei gruppi di controllo per poter confrontare le risposte del campione prima e dopo il processo deliberativo.

Però esistono elettori che non hanno affatto dimestichezza con il computer. Coloro che hanno partecipato al sondaggio deliberativo, invece, dovevano essere invece capaci di utilizzare gli strumenti per connettersi e partecipare alle discussioni. Ma, se questo è vero, il campione non può dirsi rappresentativo dell’intera popolazione, ma solo di una sua parte, e cioè degli elettori abili ad utilizzare il computer.

No, non è così. Il campione sul quale abbiamo svolto il sondaggio deliberativo online era molto rappresentativo, sia da un punto di vista demografico che per le attitudini dei partecipanti.
Allo scopo di evitare resistenze da parte di chi non fosse stato abituato a lavorare con uno schermo e una tastiera, abbiamo fatto in modo che il rapporto con il computer fosse il più semplice possibile. Nessuno aveva bisogno di digitare un messaggio scritto per partecipare alle discussioni, ma tutto avveniva semplicemente utilizzando il microfono e il mouse; inoltre abbiamo utilizzato dei software che, una volta entrati in un forum di discussione, permettevano di sapere chi desiderava parlare e chi stava parlando in quel momento. In sostanza, non c’era bisogno di nessuna abilità particolare nell’utilizzo del computer o di Internet. La vera chiave del processo deliberativo è la voce, e la voce è stata la protagonista vera del sondaggio. Molto materiale informativo era ovviamente costituito da testi scritti e da video, così come accade nei sondaggi deliberativi tradizionali, ma il fatto di poter comunicare soltanto attraverso la voce ha messo le persone in un contesto di interazione che difficilmente si sarebbe potuto realizzare senza le possibilità offerte dal computer. La voce è la chiave della deliberazione.


 



 


 




 

 

 

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