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327 - agosto 2007


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Se in Italia torna
il Gran Tour

Tatiana Battini


Realizzato dalla Società Geografica Italiana, il Rapporto Annuale 2007 ha per titolo Turismo e territorio. L’Italia in competizione. Un’analisi approfondita della situazione a livello nazionale, con occhio attento alle nuove risorse di settore e una sfida da vincere entro il 2016.

Il patrimonio culturale del nostro Paese è la migliore risorsa turistica di cui disponiamo. Partendo da questo assunto la Società Geografica Italiana ha passato in rassegna ogni centimetro quadrato del nostro territorio evidenziando tutti i punti di forza e tutte le mancanze del settore. Ne è derivato un manuale completo, diviso in capitoli realizzati da un pool di esperti tra i quali Piergiorgio Landini (autore del testo principale del rapporto), Tullio D’Aponte (Il contesto geopolitico), Ugo Leone (La qualità della vita), Paola Morelli e Antonella Di Giacomo (Lo sviluppo territoriale), Carlo Salone e Daniele Ietri (Le politiche territoriali).
Appare evidente l’obiettivo che gli studiosi si sono posti nel portare avanti la ricerca: fotografare la realtà turistica italiana di oggi proponendo soluzioni e sbocchi per un necessario miglioramento del settore in un periodo di medio e lungo termine.

La competitività è il perno attorno al quale ruota il discorso affrontato nel Rapporto 2007: l’Italia è al quinto posto in graduatoria mondiale per entrate valutarie derivate dal turismo: prima di noi Francia, Spagna, Stati Uniti e Cina, appena dopo Regno Unito e Germania. Come è noto, tuttavia, il nostro Paese figura al primo posto nella graduatoria del Patrimonio Mondiale dell’Unesco con 41 siti culturali su un totale di 830. Se a questo si aggiungono le innumerevoli attrattive paesaggistiche distribuite generosamente lungo tutta la Penisola, si capisce come l’Italia possa e debba puntare a un livello molto più alto sul piano ricettivo e organizzativo, in termini di potenziamento strutturale e valorizzazione del territorio, così da risultare sempre più competitiva sul mercato. I punti deboli dell’offerta per quanto concerne il turismo balneare, che pure continua a rappresentare la principale tipologia turistica italiana con il 31% delle presenze complessive, sono in continuo aumento a causa dell’inquinamento dei mari, della sporcizia sulle spiagge e del sovraffollamento di turisti (in una data zona e in un dato periodo) che reca gravi disagi negli spostamenti e nei servizi.

Per contro, il settore vacanziero che ancora stenta a decollare è quello sportivo o di nicchia, come ad esempio il golf e la crocieristica, molto più apprezzati in altri paesi europei o extraeuropei. Questo discorso diventa fondamentale se si pensa che, ormai, non si può più ragionare in termini di concorrenza fra paesi del Vecchio Continente, il confronto vero è con tutte le nazioni del nord Africa che si affacciano sul Mediterraneo e che rischiano di sottrarre all’Italia quote di mercato sempre maggiori. La soluzione è unica: aumentare la competitività rafforzando i servizi attraverso la formazione di personale qualificato, l’ideazione di prodotti culturali sempre più appetibili, la diversificazione e destagionalizzazione dei flussi turistici.

Un valido aiuto, a tale proposito, è giunto grazie al proliferare dei voli low cost e all’esplosione dei bed&breakfast che hanno permesso al turista di risparmiare denaro, frammentare le proprie vacanze “spalmandole” lungo l’arco dell’anno e abituarsi ad un tipo di soggiorno magari più breve, ma reiterato nel tempo. Abbattere i costi legati al trasporto e all’alloggio è stato un fattore rivoluzionario per il turista-medio, che ha visto aumentare il ventaglio opzioni per la scelta del luogo di vacanza in maniera esponenziale. In diretta connessione con il soggiorno low cost si pone Internet: sempre più italiani si informano, progettano e prenotano le proprie vacanze on line, senza mettere piede in un’agenzia di viaggi. Il fenomeno del turismo fai-da-te è per lo più legato ai viaggi a corto e medio raggio (cioè visitare una Regione italiana o una Nazione europea), mentre per i soggiorni a lungo raggio ci si rivolge ancora alle agenzie specializzate.

Un ottimo esempio di organizzazione turistico-culturale è evidente in alcune città medio piccole un tempo “tagliate fuori” dai grandi circuiti turistici di massa (in buona sostanza rappresentati da Venezia, Firenze, Roma e Napoli) e che, da alcuni anni, in coincidenza con una domanda culturale sempre crescente, hanno posto in atto una seria politica di rilancio territoriale ed urbano puntando su un tipo di turismo artistico ed enogastronomico che ha riscosso enorme successo di presenze e quindi di entrate economiche. Non solo, l’investimento culturale è stato un trampolino di lancio per lo sviluppo locale di questi centri attraverso il rinnovamento di immagine e il rafforzamento di servizi e infrastrutture che hanno migliorato, nel contempo, l’intero apparato sociale della cittadina. Questo tipo di turismo culturale ed enogastronomico si è sviluppato molto nel Nord Italia, abbastanza nel Centro e poco nel Sud, dove mancano finanziamenti adeguati e progetti mirati allo sviluppo di servizi, infrastrutture e formazione di personale qualificato.
Anche se non ancora sviluppata lungo tutto lo Stivale, resta una strategia vincente per quelle medie e piccole realtà che hanno potuto inserirsi facilmente nel circuito vacanziero degli italiani e dei turisti stranieri, sempre più attratti dalla miriade di borghi nostrani geograficamente distinti da Regione a Regione, ma ugualmente ricchi di tradizione, storia e cultura.
In collegamento diretto con questo tipo di vacanza si inserisce il turismo legato al relax, alla cura del corpo e della mente: agriturismo, ville attrezzate, centri termali, veri templi del wellness nei quali rifugiarsi e lasciarsi coccolare, stanno sorgendo in molte aree verdi del nostro Paese grazie ad una richiesta sempre più incalzante.

La vera sfida da vincere, se si vuole davvero potenziare il settore turistico, è superare la differenza che si è formata tra il mercato reale delle imprese e il mercato immaginario delle istituzioni. Questo scollamento tra realtà regionali e istituzioni si è creato e si è andato amplificando in un lasso di tempo che va dagli anni ’70 ad oggi, sin da quando, cioè, le Regioni hanno supplito la mancanza di una politica di sviluppo turistico da parte dello Stato. Questo ha prodotto un gap considerevole tra mercato reale (delle imprese) e mercato immaginario (delle istituzioni). E’ un problema molto grave perché l’Italia ha bisogno di una maggiore concertazione e unità da un punto di vista legislativo e di una strategia globale di marketing per rilanciarsi sul mercato. Per poter tornare ad essere competitiva, l’Italia deve poter contare sulle istituzioni e gli organi competenti. Quella del turismo è un’economia trasversale, probabilmente la più trasversale tra tutte: il meccanismo-vacanza tocca il settore agricolo, artigianale, ricettivo, dei trasporti, commerciale, industriale e così via.
E’ unanime il riconoscimento della rilevanza della risorsa turismo in termini di prodotto interno lordo ed è quasi un obbligo morale, a questo punto, agire in funzione di un miglioramento generale.

Risulta fondamentale, in questa ottica, riuscire a raggiungere quello che nel Rapporto è stato definito l’Obiettivo Italia 2016. In pratica, entro nove anni, l’Italia dovrà tornare in vetta alle classifiche degli arrivi turistici,cosa che accadde nel 1970 e che, considerata la mole di lavoro da mettere in atto nei vari settori, appare oggi quasi impossibile.
Per poter almeno risalire la classifica, il Paese avrà bisogno di finanziamenti mirati alla ristrutturazione del settore ricettivo, dei trasporti e dei servizi. A tale proposito è stato creato nel 2006 un Comitato Nazionale del Turismo che ha il compito di superare una volta per tutte il gap tra Stato e Regioni e ideare una strategia che accomuni pubblico e privato. L’Italia ha davanti a sé una bella scalata da compiere, e dovremo anche sbrigarci a risalire la china, prima che i sempre più attrezzati Paesi del Mediterraneo e dell’Est europeo facciano lo sgambetto relegandoci in una posizione che davvero non meritiamo.



 

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