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324 - 05.07.07


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Arte italiana, suggerimenti
per amarla (e fuggire la noia)

Alessandra Spila


“Al cinema la noia è l’unico rischio da evitare”, diceva Alberto Moravia ai tempi della sua attività di critico cinematografico per l’Espresso. Un credo di tutto rispetto, sintetico ed efficace, che Andrea Kerbaker utilizza e applica a musei, gallerie e, in genere, a tutte le opere d’arte d’Italia nelle pagine di Lo Stato dell’arte. La valorizzazione del patrimonio culturale italiano; saggio a metà tra breve resoconto e agile manualetto pronto per l’uso. Obiettivo: salvare dalla noia, appunto, tutti i possibili fruitori (stranieri inclusi) delle iniziative culturali nostrane. Ma anche salvare lo stesso patrimonio artistico del “bel paese”, tanto ricco e prezioso, quanto spesso sconosciuto e sottovalutato dagli stessi italiani.


Ma come stanno i nostri tesori artistici, in quali condizioni si trovano e che cosa si fa per valorizzarli e renderli accessibili – magari perfino attraenti – agli occhi del pubblico? A partire da simili domande, Kerbaker (che ha maturato una certa esperienza come operatore culturale attivo da molti anni) elabora una serie di considerazioni. Il volume suggerisce infatti strategie e proposte. Non prima, però, di aver fatto un’amara e ineludibile premessa: l’Italia, nonostante il suo innegabile valore, non detiene più il monopolio mondiale delle opere d’arte. Presa coscienza della “concorrenza” incalzante, l’autore passa quindi in rassegna esempi virtuosi di valorizzazione della cultura in tutto il mondo. Senza disdegnare casi che farebbero arricciare il naso alle “sfere alte” del mondo accademico e dintorni, come per esempio il successo di vendite riscosso dalle collane di libri allegati ai giornali. O come la trasformazione (forse sarebbe meglio dire il trapasso?) del convegno nella più accessibile forma del festival. Il segreto dei numerosi esempi virtuosi citati è da ricercare nell’aderenza, prima di tutto, al buon senso e alla praticità. Che si traducono in quelle che “per comodità” l’autore raggruppa in sette categorie: vivacità, mobilità, originalità, semplicità, contaminazione, comunicazione e contemporaneità. Con gli occhi spalancati sulle strategie possibili di valorizzazione del già esistente. A riprova dell’utilità dei suggerimenti raccolti da Kerbaker, basta vedere il successo travolgente delle letture dantesche di Vittorio Sermonti in luoghi storici della cultura italiana (come per esempio il Pantheon di Roma); e di quelle, recenti, di Roberto Benigni in Piazza Santa Croce a Firenze. Come a dimostrare che quando si incontrano luoghi “per natura” predisposti allo spettacolo, iniziative di qualità e allo stesso tempo accessibili al grande pubblico, il successo è garantito.

Per non finire tra salme e cimiteri, per liberare l’Italia dal “mercato di rigattieri” – come inveiva Marinetti nel Manifesto del futurismo – bisogna perciò prendere come punto di riferimento le migliori esperienze nostrane ed estere che, con la creazione di luoghi accoglienti, ospitali e aperti a un pubblico generalista, hanno saputo mettere in pratica una regola d’oro: trasformare la polvere del tempo in una patina affascinante.
Che non annoia, ma anzi attrae.


Andrea Kerbaker
Lo Stato dell’arte. La valorizzazione
del patrimonio culturale italiano

Bompiani, pag. 128, euro 6,50

 



 

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